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2007
22
Mar

Tutte le poesie

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Dal tabacco del Sud. La collana Cosmografie delle Besa riserva prelibatezze delle quali la letteratura non può fare a meno. Il caso emblematico, il più bello e riuscito in assoluto è il volume che contiene e presenta l’intera opera in versi del poeta salentino Vittorio Bodini, curata dal meticoloso Oreste Macrì, negli anni passati (come dimostrano le incisioni emozionate su alcune poesie di Bodini) più volte destinatario prediletto di dediche leggere. Macrì fa un lavoro durissimo, a dir poco meticoloso; Oresta Macrì riporta in vita testi editi e inediti, con la misura della filologia e il metro attendo della ricerca nel passato dell’autore. Dunque, si va da La luna dei Borboni, attraverso Metamor, fino alle ultime di Collage. Fra i poeti meridionali messi in un angolo dobbiamo rintracciare questo poeta di Puglia. Perché il poeta pugliese Vittorio Bodini, nonostante sia considerato da parte della critica come penna di valore, molto similmente al lucano Parrella non è stato considerato al pari delle firme in grado di far guardare al Meridione per mezzo pure di occhi più originali e insaccati di profumo di tabacco e di luna. Ai più giovani ma soprattuttto ai meno attenti, va ricordato che Bodini (nato a Bari nel 1914, ma di famiglia e di formazione leccese e morto a Roma nel 70) è considerato tra i maggiori interpreti e traduttori italiani della letteratura spagnola (Lorca, Cervantes, Salinas, Rafael Alberti, Quevedo). Letteratura che ha influenzato molto e in maniera significativa le sue creazioni poetiche, e fondamentali sono ancora i suoi studi: I poeti surrealisti spagnoli (Torino, 1963) e Sul Barocco di Góngora (Roma, 1964). “Vittoro Bodini è stato soprattutto un poeta che ha attraversato, con ironia quasi picaresca, tutte le avventure del Novecento europeo”, questa affermazione, entrando con la mente nei versi, è veritiera. Un’ironia picaresca, però, occorre aggiungere senza indugio, coperta dal fiume degli odori del travaglio e delle persone che nella sua terra e in altre terre (ovvero solamente anche al Nord o a Roma ma non solo in Italia, quindi) ha incrociato e con i quali ha immaginato quella luna sulla quale il poeta si sedeva per dire. Bodini è stato futurista ed ermetico, vergato appunto dalla scuola spagnola e dalle iniezioni tutte del Sud, ma è possibile affermare che l’Eccentricità delle scelte (che a volta sono dettate dalle influenze fisico – geografiche, a volte da quelle prettamente di studio o così via) fanno un magna compatto e detentore del filo rosso indispensabile. La linea che segna un percorso importantissimo, e che quei passi non te li fa scordare a dispetto della sfera temporale. Quattro diversi momenti bastano a delineare un quadro denso di buoni effetti collaterali. Tuttavia moltissime creature sono inedite. Innanzitutto, dalla sezione de La luna dei Borboni e altre poesie (’45 – ’61) è “sufficiente” prendere l’inizio: “Tu non conosci il Sud, le case di calce / da cui uscivamo al sole come numeri / dalla faccia di un dado.” (Foglie di tabacco); che scolpisce pure più avanti “Quando tornai al mio paese nel Sud, / io mi sentivo morire”. In Metamor, invece, “I bagnini / i muratori / i meridionali emigrati al Nord / propagano il testamento di un’aurora perduta / fra le rampe d’un coito che s’affaccia sul nulla (…)”(Nei viali ovali). Oltre i pomodori secchi e la Toscana, poi, Un colore di relitto: “Un colore di relitto / mangia addomesticato / fra le mie mani”. E c’è luogo dove si alzano le figure dei ferrovieri. Ci sono quanti invocano, in una maniera e/o in un’altra, il Gesù Cristo. Il fiato poetico di Vittorio Bodini ha mistura di voci e presenze che scaldano le stesse scelte stilistiche, che superano il confine della ragione meramente metrica. Che fanno dei versi e delle talvolta oniriche tentazioni un susseguirsi di provocatorie e ideologiche conversazioni con il niente. Perché il poeta Bodini diceva che erano versi quasi inutili e che non sarebbero stati pubblicati. Invece i suoi componimenti parlano a tutti. Questi “frammenti” sono tanto gentili e potenti da esser capaci di innamorarsi del lettore, e viceversa.

 
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