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2007
18
Mar

Disonora la madre

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"Disonora la madre" è il romanzo che rivela Carmine Federico come scrittore di prosa, oltre che di poesia. E' questo, invero, un romanzo breve che non si risolve tra la forma poetica e quella narrativa, perennemente in bilico, toccando momenti di un certo lirismo, pur senza inficiare un chiaro sviluppo della trama. Sfogliando le pagine del libro, apprezzeremo la rabbia di un'adolescenza negata sublimarsi in una narrazione disincantata e profonda, che ci porterà tra le pieghe dell'anima del protagonista. Una storia, quella raccontata, segnata dalla disperazione e dalla crudeltà di una madre che, dopo la morte del marito, riversa la frustrazione ed il dolore sul primogenito, addossando così ad un bambino di soli dieci anni la colpa di quanto accaduto e l'enorme responsabilità di una famiglia di cui occuparsi. "Disonora la madre" è dunque il racconto lungo di un'infanzia difficile e privata del diritto alla spensieratezza. E' il grido sommesso di un'anima ancora sofferente per l'ingiustizia subita, ma credo non si possano non cogliere, in esso, pure elementi di denuncia di fenomeni - come l'abbandono minorile della scuola dell'obbligo - che troppo spesso sono passati sotto silenzio. Ancora, potremmo interpretare questo come un romanzo di formazione tardo ottocentesco. Se ne respira a tratti l'aria un po’ ingenua, innocente e romantica - nell'intendere, ad esempio, la scuola come luogo di ascesa e salvezza - e vi troviamo inoltre tutte le peripezie e le ingiustizie subite dal protagonista fanciullo, a scatenare indignazione nel lettore, proprio come potrebbe accadere con un'opera di Dickens. Ciò che, d'altra parte, fa la notevole differenza nel nostro libro è la mancanza di un finale vero e proprio, in cui possa finalmente trionfare la giustizia (sociale o proletaria, a seconda delle esigenze). Non abbiamo insomma un finale che si risolva in un palese riscatto dalle condizioni di partenza. Federico ci lascia sospesi invece in una fuga di pensieri e supposizioni su quale potrà essere l'evolversi futuro dell'intera vicenda. Non conclude, bensì sospende. Non risolve e sfuma su un avvenire che, dalla prospettiva degli eventi accaduti, è quanto mai incerto. Ecco, io ritengo risieda proprio in questo, nella dimensione di incertezza, la contraddizione rispetto all'umanesimo positivista dickensiano, che rende "Disonora la madre" un'opera attuale, svincolandosi così, con uno scarto appena percettibile, da qualsiasi cenno di retorica.

 
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:: Chiara Del Bianco
Chiara Del Bianco vive e lavora a Bologna, città che ha incontrato durante il periodo universitario e che non ha più lasciato, sebbene porti il mare sempre dentro. Una tesi su J. G. Ballard le è valsa una laurea in Lingue e Letterature Straniere, che al momento giace impolverata di malinconia crepuscolare in un angolo di casa. Attende tempi migliori, “trafitta e trapassata dal futuro”.
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