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2007
5
Mar

Cristo non si corica

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“Cristo non si corica” costituisce la seconda tappa della trilogia concepita da Felice Muolo ed iniziata con “Complanare Putta”. Trilogia all’insegna del noir, ambientata in una Puglia in cui le faccende triviali di piccoli criminali si mescolano ed intrecciano a quelle della malavita organizzata, ed in cui la disperazione degli individui fermenta sotto il sole, raggiungendo proporzioni devastanti.

La narrazione aspira alla velocità da spot pubblicitario. Ogni singolo capitolo, un breve e lapidario clip a sé stante. Ciò che dovrebbe essere rapido ed incalzante diventa però a tratti frammentario, smarrendo il quadro generale della trama. Scorrendo infatti le pagine del romanzo entreremo di volta in volta nella vita di una miriade di personaggi, che si avvicenderanno a turno fino alla fine.

Una carrellata che ci darà l’opportunità di sbirciare nelle esistenze misere e squallide di persone anche molto differenti tra loro: la borghese insoddisfatta del Nord alle prese con l’adozione di una bimba - novella M.me Bovary in bilico tra una capricciosa insoddisfazione ed un’imperiosa esigenza di stabilità – e, come controcanto, la madre adottiva che disperatamente rifiuta i tre figli non suoi, fino a concepire di ammazzarli.

Ancora troveremo uomini presi in traffici infimi e disparati, vittime e carnefici al contempo. Come il sacerdote dominicano indurito da una vita crudele, cinico fino al punto di uccidere senza rimorsi o emozioni di alcun tipo. Oppure il ragazzo prigioniero di un amore mai dimenticato, che tenterà poi di mettere a tacere nel modo più sanguinario.

Le vicende di questi ed altri personaggi si attorcigliano in un continuum spazio- temporale che scivola senza sosta da un luogo all’altro, infiltrandosi inquieto fra le crepe di passato e presente. Il risultato, purtroppo, è una confusione che non rende giustizia a personaggi che restano monodimensionali, del tutto appiattiti e schiacciati dalle alterne vicende che evidentemente hanno assorbito tutta l’abilità narrativa e creativa dell’autore, distraendolo da altri aspetti.

Particolarmente sgradevole in questo appiattimento generico è proprio lo spazio minimo, la dimensione ridotta e quasi caricaturale data alle figure femminili. Incontreremo infatti nel corso della nostra lettura donne svilite, parcellizzate da desideri primordiali, quale quello di maternità – e qualora questi vengano in qualche modo rifiutati o scavalcati, ecco ricorrere i triti motivi della depressione dell’alcolismo della volontà mortifera. Un gioco di maschere femminili, di ruoli prestabiliti e ormai obsoleti, insomma, che va di pari passo con la presenza grottesca di quelli maschili.

L’esercizio narrativo domina così “Cristo non si corica”, a discapito di un approfondimento psicologico e di uno spessore dei personaggi. Lo sfoggio della tecnica e dell’inventiva – che pure è piuttosto originale e briosa – pare dunque essere lo scopo principale di questo libro, senza un vero inizio e una vera fine. Simile quasi ad uno zapping in tv che cattura mentre spiazza, e che a fine serata lascia incerti sul contenuto di ciò che abbiamo visto.

Aspettiamo allora l’ultimo pezzo della trilogia, sperando che finalmente chiuda il cerchio ed esaudisca la nostra voglia di sapere quale sia e dove stia il motore primo di questa storia.

 
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:: Chiara Del Bianco
Chiara Del Bianco vive e lavora a Bologna, città che ha incontrato durante il periodo universitario e che non ha più lasciato, sebbene porti il mare sempre dentro. Una tesi su J. G. Ballard le è valsa una laurea in Lingue e Letterature Straniere, che al momento giace impolverata di malinconia crepuscolare in un angolo di casa. Attende tempi migliori, “trafitta e trapassata dal futuro”.
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