2007
19
Feb

La Macchina Morbida

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“La macchina morbida è il corpo umano sotto l’assedio continuo di un’immensa schiera di parassiti dai molti nomi ma con un’unica natura famelica e un unico intento: mangiare”. Questa l’appendice a cura dello stesso autore, questa la chiave di lettura per compenetrarsi appieno nel caos che governa e sorregge questo cult-book datato 1961. Burroughs confessa schiettamente ed impavidamente al lettore la sua avversione verso le teorie freudiane del “complesso di colpa”, sostenendo che “nessuno è più pericoloso di chi fa qualcosa sentendosi in colpa”, bollando l’Es come “un’invasione parassitaria dell’ipotalamo”… il super-io freudiano visto come “un’occupazione parassitaria del mesencefalo”… e il romanzo nella sua quintessenza pare infatti costantemente assediato, martirizzato, immobilizzato da un’aura perversa e malata, un’aria opprimente, stagnante, viscida: “Invadere. danneggiare. occupare. facce giovani al chiarore azzurro della fiamma”.

Il tema portante del “viaggio perpetuo”, dell’ “unstoppable travelling” bidimensionale (terreno-interiore) è la costante immutata, il fulcro sfocato, il centro in movimento.

Il dottor Benway de “Il Pasto Nudo” anche qui fa la sua comparsa  con la sua variegata congerie di stravaganze mediche o pseudo tali (“…egli importa questa specie particolare di scorpioni e li mette a dieta metallica ed essi diventano di un colore azzurro fosforescente ed emettono una specie di ronzio”), così come i protagonisti Bill e Johnny sono sagome aventi connotati quasi ectoplasmatici, da ologrammi piuttosto che da persone, causa la loro costante, frenetica interscambiabilità…

Con ritmo incontrollato scorrono dinanzi agli occhi immagini brutalizzanti, mistiche, di ceppi tribali dalle particolari tradizioni rituali (Morte del centopiedi, Morte orgasmica): chimu, camuya, auca, popoli brulicanti, fetidi, insidiosi e viscidi come insetti sottoposti ad elettroshock.

Burroughs delinea la figura del protagonista: “sono un agente pubblico e non so per chi lavoro, ricevo le istruzioni dalla segnaletica, dai quotidiani e da brandelli di conversazione che afferro nell’aria  come fa un avvoltoio quando strappa le interiora dalla bocca di un altro animale”, “io ero il sangue sgorgato dalla bocca, il naso che si prosciugava la carne che finiva”… la psiche dell’intero pianeta è infestata, l’atmosfera elettrica, segnali di sfacelo, paranoia, visioni distopiche: “la Questione Umana è stata ritirata dal Ministero degli Interni”.

Ci si aggira senza meta tra scenari in odore di apocalisse, tra “ragazzi granchio con gambe e genitali umani che escono strisciando da cubicoli di argilla” e “barboni fatti di nembutal e coperti di merda che dormono in rugginose vasche da bagno”… la maestria dello scrittore sta nell’istruire, nell’ educare le visioni, nutrendole di Sé, rendendole vive, tangibili, quotidiane: il neurodelirio elevato a rango di testimone più attendibile nel processo contro il Crimine dell’Umano. La percezione stessa del Sé asseconda inevitabilmente i fuligginosi landscapes circostanti, aderendovi come in un principio di simbiosi osmotica, trasferendo l’Apocalisse “al proprio interno”, insediandosi sotto forma di esplosivo con countdown, rendendo ognuno una sorta di detonatore pensante.

Ragazzi verdi, neri, azzurri, che scintillano nel grigio come frammenti di luce, emettenti bagliori in lontananza,come meteore di passaggio nella loro eterna peregrinazione astrale… questo orgiastico scambio di identità ed emotività avviene mediante il T.I. (Tessuto Indifferenziato), che “brucia come napalm” allorquando “rompo il sigillo e mi plasmo una bella faccia umiliante da cretino e un torso possente”, ricordandosi al contempo di portare sempre dietro un lasciapassare speciale per dimostrare alle autorità che non si è stati definitivamente cancellati…

L’agente pubblico impara a pensare e a parlare a ritroso, inseguendo illusoriamente la sfuggente creatura dello Spazio/Tempo (forse mai esistita), cercandola con l’aiuto di intermediari, avvertendone la presenza (la nausea del mal di Tempo), ma è tutto inutile… perché le iridi vengono continuamente rapite da oniriche suggestioni sciamaniche , quali la Morte nei Forni, o i “sacerdoti che non erano nient’altro che parole e immagini, un vecchio film proiettato ininterrottamente con attori ormai defunti”.

Ci si addormenta storditi, vinti, succubi di esperienze e sensazioni trascendentali, e ci si risveglia in altra carne, in nuove dimensioni, con un nuovo sguardo e  altri obiettivi, con la “Fame”, il “Bisogno” della ricerca, in un’esasperata esaltazione dell’ipercinesi, col cervello pattugliato da uccelli preposti alla sorveglianza delle onde cerebrali, in un perenne stato di “alert” nei confronti del Tutto… allora la lotta interna è al cospetto di una biforcazione: “appendere la carne prigioniera a un chiodo” o “tentare di imporre i propri schemi di reazione al corpo di un altro”?E’ l’interrogativo di una volontà castrata, di un Io frantumato, un grido senza suono, un urlo senza un corpo. Ho costantemente avvertito durante tutto il corso della lettura de “La macchina morbida” la sensazione di trovarmi su un pianeta in caduta libera…parallelamente, a mio avviso, Burroughs ci fornisce in tal senso prova di una “scrittura in fin di vita”, una “poetica terminale”, che veicola il proprio virus mediante un cut-up totalizzante, che non conosce inizio né fine, che si smantella da sé salvo poi ricostituirsi… un cut-up evocatore dei surreali abissi presenti nell’opera, un cut-up antitetico rispetto ad un Es scaturente-fobie, e proprio per questo, deflagrante e liberatorio.

L’edizione in mio possesso consta di un esauriente, clinico, sentito e toccante “extra” riguardante la cura, autocertificata, a base di apomorfina. Beati i visionari. “Siamo arsenico e gengive sanguinanti. La Fine del Mondo forte e chiara”.

 
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:: Angelo Iocola
Angelo Iocola, nato a Foggia il 25-10-78, studente alla facoltà di Lettere moderne a Foggia, ex-collaboratore per webzines musicali (www.rawandwild.com) e di cultura cyberpunk (www.kaoskulture.com, non più online), cultore e appassionato di letteratura e cinematografia alternativa e ''borderline'' (surrealismo, b-movies, ctberpunk, splatter, cinema orientale estremo), componento della band di industrial metal IMPURE DOMAIN
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