2007
16
Feb

Il passo dell'ombra

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Cogliamo nel romanzo profonda inquietudine circa il destino della creatura, che Lijoi indagata nei rapporti interpersonali, che non raggiungono mai il livello della compenetrazione, e nel suo obbligato risvolto di animale politico, ossia di appartenente a una collettività.
Ci si immerge in un’atmosfera straniante e claustrofobica, che riporta alla mente altri grandi ritratti della devastazione che la sfera pubblica impone a quella privata e viene inevitabilmente alla mente l’affresco realistico e tremendo che Orwell fece a proposito degli abusi del potere, dell’appiattimento della coscienza e della sopraffazione operata scientemente dalla macchina statale a danno di coloro che dovrebbe avviare alla realizzazione di sé in armonia con gli altri. Il romanzo di Orwell, 1984, è diventato a questo proposito un testo di riferimento, eppure nello scritto di Lijoi si coglie un passo ulteriore verso il pessimismo e la negatività. Infatti, nel presupposto orwelliano, l’oppressione dell’individuo, crudele e pervicace, si adeguava ad un’ideologia se pur aberrante, mentre nel romanzo di Lijoi ogni postulato di tipo razionale viene abbandonato e la conduzione della cosa pubblica sembra concepita esclusivamente da degenerazioni individuali, in primo luogo l’amore per il denaro.
All’uomo finito nel perverso meccanismo, al quale non ha speranza di sottrarsi, non resta che vagolare a caso, in azioni inconcludenti o clamorose mentre il grande fratello, l’apparato delle telecamere e più in generale le leggi del controllo sociale scrutano ogni angolo della sfera privata imponendo nel frattempo legislazioni senza senso e spesso persino stravaganti, come quella di pretendere brache per i cani a salvaguardia del decoro cittadino.
Sembra di cogliere anche una critica serrata contro l’apparato della pubblicità che indirizza le scelte e instaura bisogni, in una sorta di lavaggio del cervello, dal quale esitano individui incapaci di autenticità e di slanci profondi.
Colpisce, infatti, una sorta di anestesia o anaffettività dei personaggi, come se fossero rinchiusi in una gabbia di ghiaccio, i rigidi rapporti, per esempio, del protagonista col padre, un giovane solo vivo per certe ossessioni da cui non riesce a liberarsi.
Il passo dell’ombra del titolo, quindi, appartiene sia alla sfera pubblica ove il potere riesce a travalicare il singolo, immergendolo nell’oscurità dell’autocoscienza negata e imponendosi come ente assoluto, ma anche a quella della psiche in cui si radicano paure e perplessità che impediscono di essere in sintonia con se stessi e in pace con la storia. In questa accezione s’instaura una sorta di complicità circolare tra l’alto e il basso, tra il dominante e il perseguitato.
Solo i giovani possono tentare di sfuggire alle briglie di una simile prigione, apparentemente senza sbarre. Gli altri non si rendono minimamente conto della propria morte, …adagiandosi ad accettare compromessi o facendosi foraggiare da chi detiene in mano il potere politico od economico…risultano morti ambulanti.
Diventare adulti significa, dunque, perdere la speranza di trovare la maglia rotta della rete, che, secondo Montale, permetterebbe di guardare al di là dei limiti che la vita e la società impongono, condannati a restare al di qua della linea d’ombra del sogno e della magia, secondo l’accezione di Conrad, perché solo i giovani non ancora fagocitati dal meccanismo perverso possono permettersi di essere incoscienti e idealisti.
Personaggi emblematici percorrono il libro. Colloco al primo posto il professore di filosofia che forse rappresenta l’anelito alla ricerca dei sensi del proprio essere e del mondo, vincolo che sarebbe opportuno non abbandonasse mai la ragione, e ancora il dubbio e il rigore morale che dovrebbero sempre guidare l’azione dell’uomo.

 
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:: Fortuna Della Porta
Fortuna Della Porta nasce in provincia di Salerno e lì ha vissuto per molti anni. Dopo la laurea in lettere per quasi un ventennio si è dedicata all’insegnamento, trasferendo nella professione l’amore per la classicità e la parola poetica. Ha pubblicato due volumetti di versi: Rosso di sera, ed. Il Calamaio e Diario di minima quiete, ed. LietoColle. Un poemetto di circa 1000 versi, Canto Primo, è apparso sul periodico letterario Poiesis. Recensioni, articoli, racconti e il dramma Scacco al re sono stati pubblicati in siti specifici della rete, mentre alcune raccolte inedite, e Rosso di sera, si sono segnalate tra i vincitori o i finalisti in alcuni premi (J. Prévert, E. Morante, G.Lorca.)
Collabora a numerose riviste sia cartacee che on line. Vive ormai stabilmente a Roma.
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