2007
10
Feb

Autunno nel bosco di querce

Commenti () - Page hits: 1250

 

 

Una notte buia e silente, consumata piano, come il tempo invernale. Solitudini e  distacchi che s’intrecciano, sofferenze lenite dal cauto cadere della neve. Irrompe nei lunghi momenti d’attesa, prepotente e selvaggia, la natura delle estese lande continentali. Un ombra scende lungo il sentiero, da un piccolo villaggio, attraversa il bosco intriso dell’essenza di cortecce umide; prima betulle, poi aceri e querce, si interpongono tra l’uomo e il pensiero della sua amata.  In un buio rarefatto e assorto, il cielo è un mare scuro e i rami neri dei pini sono come navi che lo solcano. Scende un grosso battello lungo il grande fiume, una volta alla settimana passa di lì, e quella tarda sera scendeva nel gorgogliare tetro carico di aspettative e speranze, carico dell’amore. Il rumore e il profumo del grande diesel, nella sfinita foresta russa, poteva in quell’istante sembrare una tiepida carezza d’umanità. L’uomo attendeva chino la sua amata, si faceva piccolo sotto il pesante cielo invernale, si nascondeva il pensiero che lei, lei non potesse essere su quella nave.

Sino a qui, potrebbe sembrare tutto normale, ma invece nulla lo è. In una lunga introduzione naturalistica, la penna di Kazakov, dimostra tutta la sua abilita nell’arte del racconto. Al suo, si associano spesso i nomi di Checov o di altri grandi maestri della tradizione russa, ma ogni accostamento è inopportuno e, al limite, inutile. Il grande vagabondo moscovita crea, in questo breve racconto, una piccola gemma del suo variegato repertorio, un racconto d’atmosfera, o più propriamente – e lontano da luoghi comuni - di paesaggio. In queste intense pagine, le visuali e le impressioni sono descritte con una forza ed una vivezza tali che riaprire occhi ed orecchie sbalordisce; sbalordisce ritrovarsi gettati in mezzo alla confusione dei nostri paesi e delle nostre strade. Gli umidi profumi delle rive invernali, i vividi sapori del bosco, le nitide linee dei riquadri di terra arata, si uniscono in un affresco artistico univoco e composto, ebbro di suggestioni distanti e cristallizzate nel tempo. Il vento, il gelo, le foglie cadute, il gorgoglio delle acque, fanno parte dell’interiorità stessa dei personaggi, sono intima parte delle piccole esistenze che affollano i libri di Kazakov. Vite esaltate e deluse all’inseguimento di una porzione limitata di felicità, di un sogno modesto, di riscatti facili, anime perse, alle prese con la rigida burocrazia del regime o con i disangolati palazzi dei sobborghi urbani.

Anche in questo compenetrante racconto, le storie dei due protagonisti, si intrecciano e deludono vicendevolmente, s’inzuppano di gocce di piogge e di resina, s’incagliano tra i rami di quel bosco che è l’esistere. L’amore, nato dalla stessa essenza germinativa di una natura sempre prepotentemente nella scena, svilisce lentamente nel momento in cui, venute meno le distanze e gli impedimenti materiali, si affievolisce e banalizza nel suono sordo dell’abitudine. I due amanti appena riconciliatisi - dopo anni di lettere, desideri e sospirata smania dell’incontro - non si riconoscono, anzi si accorgono di non conoscersi affatto e, presto, di essersi ingannati con le proprie mani.

Storia semitriste, ancora una volta proveniente dal bordo, dipinta ai margini del grande bosco russo, in una ambientazione brulla e pastorale di cui sorprende l’impatto emotivo. Ancora una volta un finale che lascia l’amaro in bocca e una moltitudine di interrogativi. Jurij Kazakov si dimostra anche in questa occasione una voce singolare del novecento russo: scrutatore abile dell’intima umanità, capace di sondare l’anima con gli arnesi di un naturalismo immediato e limpido, di costruire un romanzo che allinea a sé, e comprende, il tempo delle nostre vite.

 

E allora pensai che la cosa più importante nella vita non è quanto a lungo si vive, trenta, cinquanta, ottant’anni, perché è comunque poco e morire sarà spaventoso lo stesso; la cosa importante è quante notti così capitano nella vita di ciascuno..

(J. Kazakov, Autunno nei boschi di querce, Il Melangolo, Genova, 1991, pag. 12)
 
:: Vota
Vota questo articolo: 1 - 2 - 3 - 4 - 5 (1 = scarso - 5 = ottimo)
 
:: Alfio Sironi
Alfio Sironi nato nel mite ottobre del 1983, risiede in una sempre meno verde zona della Brianza orientale, frequenta il corso di Laurea in Scienze e Culture dell’Ambiente e del Paesaggio presso la benemerita Università degli studi di Milano. Scrittore disperato, scrive in particolare di Letteratura e Musica, Agricoltura e Ambiente.
:: Articoli recenti
 
KULT Virtual Press e KULT Underground sono iniziative amatoriali no-profit - per gli e-book e per gli articoli fare riferimento alla sezione Copyright
Webmaster: Marco Giorgini - e-mail: marco @ kultunderground.org - Per segnalazioni o commenti inviare una e-mail a: info @ kultunderground.org
Questo sito è ospitato su server ONE.COM

pagina generata in 118 millisecondi