2007
26
Gen

Io confesso

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Fortuna è fatta così: ti “appioppa” i suoi libri; te li fa leggere, ti pretende, ti adotta, ti chiama, ti coccola, ti fa lavorare, ti vuole con sé.

Da questo modo d’intendere l’arte nascono i suoi libri.

Lei beve il suo tempo come una ragazzina.

Lei beve scritti e scrittori.

Lei naviga, comunica, scrive, e – spesso – pretende, ma una cosa soltanto: competenza e amore.

Così, mi sono trovata in un libro. Con lei e con Ilaria Dazzi. E se lì mi sono trovata c’è un solo motivo: Fortuna mi ha scelta. È fatta così, vi dicevo: è volitiva e assembla scritti, idee, soggetti.

Il “nostro” libro è uscito, con l’eccelsa poesia di Fortuna, la professionale critica di Ilaria, una mia introduzione autoriale – che, all’epoca, riservò qualche pallottola da sparare per recensire, lanciare questo libro; che è ciò che manca alla grande editoria italiana.

 

È un libro di poesia, un libro (vedi introduzione “eccelsa” della Cito) del fare.

E fareste bene ad acquistarlo; perché ve lo scordate di trovare di meglio di Fortuna; e non solo… Tre donne, tre modi d’intendere l’arte, tre sforzi, tre sguardi sul mondo, tre che si lanciano nella parola, per sfibrare una certa qual insistente monotonia, assenza, puerilità insopportabile.

Tre che nella letteratura credono ANCORA.

 

Fortuna vale perché sa far poesia per il tramite di un’eternità che concepisce la carnalità della PREMESSA e dell’EROTICA e il rivoltarsi di concetti tradizionali, attraverso la tantrica trasposizione del vissuto.

Le privazioni non sono più postulati d’apposizione d’eternità, costruzioni per il lento dolce non punitivo trapasso.

Le privazioni sono raggiungimento della vita tellurica, e di questa recano il ritmo, l’immagine, la sconcertante lapidaria laicità.

«Lo straccivendolo che si vende ogni respiro/Per un presunto dogma d’immortalità».

 

Sentito? Convinti? No? Non capite nulla di poesia, allora; lasciatevelo dire da una che oggi ha deciso di frammischiare pensiero critico a rivolta interiore. Una che, quando legge Fortuna (questa, e quella di “Diario di minima quiete”, soprattutto) si sente baciata dal verso, coccolata da un assioma; che si trova ad essere infinite volte ritrascritto e che, perciò, diventa idea rivedibile, movimento, al limitare…il dichiarare (“Io confesso”, appunto) una credenza.

E, contemporaneamente, e per la stessa proposizione, il dover rinnegare l’amore, anche il proibito e non proprio. E perché?

Dinuovo con le domande stupide.

Perché perché perché… c’è sempre la rimembranza dell’amor perduto «Per strade chiuse in un chicco di riso».

Continuo? Oppure leggete da soli?

Continuo.

Il prato è un luogo verde, erboso anzi, atto spesso (dipende dalle piante ivi insistenti) al pascolo delle bestie o alla raccolta del fieno; atto prodromico al nutrimento delle bestie, sempre.

E se l’animale donna volesse nutrirsi d’amore e, nel dichiarare l’intenzione, lo facesse in poesia?

E se fosse anche fraintendibile, quella poesia?

L’artista Fortuna lo fa. E sentite, lasciatevi cullare dal come: «[…] io che/stamani al tuo prato mi sono corrugata» e «Quando il crudele aprile rinasce».

Attraverso mille possibilità (aprile è il mese del dolce dormire, ma anche del famoso Pesce) si spande l’anima dell’amor animato, persino in una negazione-provocazione, nel dichiarare ciò che non si è.

La scelta finale del lettore è aderire o dubitare, è «Chiudere al sole d’agosto un’acquerugiola» (scoprite di cosa).

È chiaro che un sipario aperto sul mondo ci può mostrare quanto di più oscuro vogliamo rimanga in noi, la verità oggettiva ed inscalfibbile, inannientabile e terrifica: «Rantolo e piacere hanno medesimo suono […]».

 

«L’uomo di mare ha il passo baldanzoso/E un’inferriata cucita addosso»

E Dio – ma qui azzardo ed avrei bisogno di conferma –  «il Signore del Tempo» come l’uomo è il signore della donna e lei non può essere… Poe, Walcott, Omero, Dante, Whitman, Rimbaud.

La Dickinson è l’unica poetessa, ma anche la Discussa; ed ogni amore è mistero.

Perciò ci va bene una IRONICA, al posto d’una EROICA, perché, se l’errore dev’essere, sarà coperto da «faglia» e non annegato in «drink-tequila»; sarà brama della contropinione provocatoria.

 

La voce prima è questa: dire tutto e il suo contrario, esagerare, pretendere, dare al narcisismo il suo posto quale capitano di vita.

Fortuna è riuscita nell’intento ed anche nel chiamarmi a drogarmi del suo scritto.

Posso leggere, finalmente, ad alta voce e gridare le infinitesimali verità dell’udire. Accettare il sarcasmo supremo ed aver paura di recitare la mia parte, indossando «occhiali neri» (per non dare a vedere che, in certe occasioni, si deve proprio piangere) «/ - finalmente – non vedo/al più se ci vedo, deformo bene […]».

 

… Eh? Come vi sentite?

Figuriamoci se leggerete il libro ad alta voce, lasciandovi incatenare dal lungo confuso ditirambico canto dell’amore…, apparentemente conclusivo dell’opera.

 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE.

Fortuna Della Porta, una – secondo me – delle massime poetesse italiane contemporanee. C’è da imparare, da inglobare, inghiottire e palpitare. Ammesso, sempre, che vi piaccia la poesia, e non siate tra quelli che la leggono e ne fanno per posa, senza capire un accidenti.

 

Fortuna Della Porta “Io confesso”, Edizioni Lepisma, Roma, 2006.

Volume n. 15 della collana di poesia “Girasoli”.

 

Con introduzione dell’odierna scrivente e nutriente postfazione di Ilaria Dazzi.

Se aspirate a diventar poeti, comprate il libro per l’opera.

Se aspirate a diventar critici, comprate il libro per l’intervento della Dazzi.

Se aspirate a diventare Monica Cito, andate dallo psichiatra; il libro potreste sempre comprarlo ad interventuta guarigione.
 
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:: Monica Cito
Monica Cito è nata a Telese Terme (Benevento) nel 1972. È laureata in Giurisprudenza e collabora colla rivista giuridica on line www.diritto.it scrivendovi articoli di saggistica giuridica. Ha collaborato altresì con la rivista letteraria www.lankelot.com come autrice di recensioni letterarie e di piccoli brani in poesia e prosa. Nel 2005 ha pubblicato il romanzo “Venere, io t’amerò” per i tipi di Giulio Perrone Editore. È inoltre presente in varie antologie poetiche.
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