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2006
10
Dic

Racconti Gemelli

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Eugenio Zacchi è scrittore estremamente sensibile e abile nello scandagliare le pieghe del dolore umano. Nei Racconti gemelli tratteggia magistralmente due anime perdute, legate dal filo invisibile ma straziante della solitudine: la prima, Rosa, alla perenne, disperata ricerca di un gesto, di un evento che riscatti la sua vita di privazioni; la seconda, Barto, protesa verso un apparente cammino di espiazione che tuttavia si concluderà in modo amaro, controverso, inaspettato, con il riconoscimento del proprio ineluttabile egoismo.

Due modi diversi dunque di vivere il silenzio interiore, due modi opposti di esprimere, di cercare la comunicazione amorosa. Rosa vive la sua esistenza di sordomuta cercando nelle parole, o meglio, nella scrittura, una forma di espressione che la avvicini il più possibile ad un figlio che stenta a sentirla presente, autentica.

Fin dove arriva la forza delle parole, il loro potere, la loro capacità di analizzare i nostri silenzi e di evadere dalle nostre solitudini? E’ un libro sull’amore, questo di Zacchi, ma allo stesso tempo un libro che sfocia nella morte, nell’incomunicabilità, nel dolore muto e nella fuga. Un’opera che affronta il tema della disperazione in un’accezione cristiana e finanche dantesca: disperato è colui che non ha più fede, che ha perso ogni fede, eppure recupera il proprio percorso attraverso un gesto, un cammino di carità ed espiazione.

Mi porse il suo libro. Era intitolato: Racconti Gemelli. Gli scrissi che l’avrei letto subito, ma il giudizio gliel’avrei dato nel successivo incontro. Un piccolo ricatto, ma avevo davvero bisogno della sua presenza, o almeno della sicurezza che sarebbe tornato. Questa volta era un ricatto non dettato dalla sopravvivenza, ma da un semplice bisogno di sentirmi amata, come madre. E riuscii finalmente a scrivere una parola che l’incapacità prima, la vergogna poi, mi avevano sempre vietato. Non so quale effetto produsse in Teo. Lesse, mi sorrise rispondendomi che “potevo essere certa di una sua prossima visita.”

Gli avevo scritto figlio adorato.

 
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:: Alessio Degli Incerti
Alessio Degli Incerti nasce a Roma nel 1974. Laureato in Lettere Moderne, nutre da sempre una passione per la Letteratura e il Cinema. Nel 2002 ha pubblicato per la casa editrice Cinetecnica il saggio ''Immagini in TV: il montaggio televisivo''. Ha lavorato fino al 2005 come collaboratore editoriale presso la Castelvecchi.
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