2006
30
Set

Nordest

Commenti () - Page hits: 850

(Massimo Carlotto - Marco Videtta - Edizioni e/o)

Il Veneto della nebbia che penetra le ossa e nasconde ombre irriconoscibili. Il Veneto della zona del Brenta e delle ville. Il Veneto dei Bar centrale. Il Veneto di quelli che negli anni Ottanta si sono arricchiti e ora godono il potere incontrastato dei loro soldi. Il loro Veneto. Il Veneto dei Padri. Di coloro che hanno costruito una regione che agli albori degli anni Ottanta era regione agricola e arretrata. Ecco le maschere che compongono la narrazione: i vecchi e nobili’ capitalisti del Nordest e i loro figli e il seguito naturalmente di villani di corte’. Carlotto come sempre ci introduce in un discorso socio-politicamente impegnato, sempre attento ad indagare i luoghi della Giustizia con la suspance tipica del noir, genere votivo di Carlotto e Videtta. Il libro ci regala anche momenti di estrema umanità, quell’umanità fragile e confusa della protagonista di “Niente e per niente al mondo” ultimo lavoro teatrale di Carlotto; tragedia dei giorni d’oggi dove nella lotta tra individuo e società la persona viene schiacciata da quest’ultima. Il senso di oppressione e corruzione sociale sono tematiche principali del romanzo. Un’oppressione che conduce a situazioni al limite della sopportazione psicologica ed è allora che gli scrittori ci regalano momenti forti: le maschere di cera dei personaggi alteri e importanti si sciolgono, fino ad arrivare ad uno dei momenti (contenutistico e formale) più alti del romanzo a pagina 165 e 166, dove si avverte una poetica vicina a Brecht di “Madre coraggio”, dramma che per alcuni critici fu troppo coinvolgente emotivamente, rompeva quell’effetto di Verfreundung: straniamento, distacco tra la vicenda e il pubblico, necessario per una politica pedagogica del teatro epico. Ma impegno sociale e trasporto emotivo per le vicende del singolo convivono in una parte della produzione artistica contemporanea, che denuncia come avviene in Nordest una società divisa tra Morti e pazzi, dove i pazzi sono quelli che hanno la fede (come per Alvise) o il coraggio di essere dalla parte della vita e della verità, quella che oltre ad essere contro i soprusi delle grandi organizzazioni criminali è anche interiore, che è sincerità e amore. Una verità che a volte è dura come quella di Francesco: personaggio-figlio che come Filippo, dovrà ridimensionare la figura idealizzata del genitore per afferrare la propria vita. L’intreccio delle varie vicende personali è quello abile di ogni scrittore che sa essere “maestro di nodi”. La Storia delle organizzazioni di ecomafia si inserisce nelle vicende personali abilmente. Ma c’è un’altra componente forte nel romanzo che però ci sorprende in tutta la sua complessità solo verso la fine del romanzo ed è una forte dimensione estetica, teatrale, rappresentata dalla vicenda personale di Filippo, di un realismo spettacolare e illusionista perché: «a volte l’immaginazione ci mette a contatto con qualcosa di estremamente reale.»

 
:: Vota
Vota questo articolo: 1 - 2 - 3 - 4 - 5 (1 = scarso - 5 = ottimo)
 
:: Anita Miotto
Anita Miotto vive a Roma, è attrice, performer e coreografa, collabora con Gibus teatro (bo), critica teatrale e letteraria, esperta del linguaggio.
MAIL: anitamiotto@hotmail.it
:: Articoli recenti
 
KULT Virtual Press e KULT Underground sono iniziative amatoriali no-profit - per gli e-book e per gli articoli fare riferimento alla sezione Copyright
Webmaster: Marco Giorgini - e-mail: marco @ kultunderground.org - Per segnalazioni o commenti inviare una e-mail a: info @ kultunderground.org
Questo sito è ospitato su server ONE.COM

pagina generata in 74 millisecondi