2006
11
Set

Eliselle

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Ciao - e grazie per averci concesso questa intervista. Anche se è improbabile che qualcuno non ti conosca (la tua presenza su internet è intensa ed efficace da anni - e "in cartaceo", soprattutto in questo ultimo periodo, il numero di tuoi testi è particolarmente elevato) ti chiediamo di presentarti - dicendo ai lettori qualcosa su "Eliselle" persona, ancora prima che su "Eliselle" autrice.

 

Ho seguito studi classici e umanistici (e infatti non a caso ora mi trovo semi-disoccupata). Sono un’appassionata di storia, cinema e libri. Adoro l’estate, il mare e i gatti. Potrei riassumermi in questo modo, lasciando un po’ di mistero (sennò che gusto c’è?!). Le mie passioni mi hanno spinto a uscire dal mio guscio, così ho messo da parte la timidezza, i diari e i quaderni privati per fare leggere agli altri i miei racconti, e da quattro anni in rete seguo o curo personalmente spazi di scrittura, lettura o giornalismo web, parallelamente al mio impegno nell’ambito editoriale “tradizionale”.

 

La scelta di uno pseudonimo non è certo una cosa rara nel mondo della scrittura - ma non è nemmeno così diffuso. Come mai tu hai deciso di usare un nom de plume e, se ce lo vuoi dire, da dove nasce "Eliselle"?

 

Ho tenuto il mio pseudonimo che utilizzo in rete principalmente per comodità. Perchè chi legge i miei libri e i miei racconti riesca a identificare subito chi scrive. Inoltre è stata in qualche modo una scelta obbligata dalla mia “doppia vita”. Non sono un’agente segreto, tranquillo! Semplicemente ho all’attivo anche pubblicazioni storiche e memorialistiche, che nulla hanno a che vedere con la mia produzione narrativa. Eliselle nasce da uno scambio di battute sul francese con un amico appassionato di lingue straniere: un giorno di tanti anni fa (si parla del 1999) mi disse che il mio nome tradotto in francese avrebbe avuto una delicata musicalità, e lo pronunciò. Mi convinse. Così me lo sono cucito addosso e mi è rimasto.

 

Leggendo quanto proposto anche in altre interviste in rete si scopre che la tua passione per la scrittura ti accompagna praticamente da sempre. Ci puoi raccontare, magari con qualche aneddoto, i tuoi primi passi nel narrare, e come questi hanno portato alla "Eliselle" scrittrice che tutti ora possiamo conoscere? C'è qualcosa - di quanto hai scritto da piccola - che ricordi in modo particolare o che ti ha dato particolari soddisfazioni? come è stato il tuo rapporto con la scrittura e la scuola?

 

La mia infanzia “letteraria” la ricordo con un po’ di timidezza. Sin dalle scuole elementari mi è sempre piaciuto scrivere i temi e le poesie. Una di queste ricordo che fece successo, parlava di autunno e di soldati e la mia maestra rimase molto colpita dal fatto che sebbene non avessi ancora letto Ungaretti, le atmosfere che avevo descritto e le metafore del componimento lo ricordavano parecchio, e che sembrava scritta più da un adulto che da una bimba di sette anni. Mia madre, orgogliosissima, fotocopiò la poesia e la fece girare tra amici e parenti (che disastro, queste mamme!), e ricevetti un sacco di complimenti anche se in realtà non capivo perché. Una copia di quella poesia è tutt’ora in giro, da qualche parte dispersa nel solaio, e ogni tanto spunta fuori.

Con la scuola ho avuto un rapporto assai controverso: sempre buoni voti in generale, ma spesso relazioni non particolarmente soddisfacenti con docenti e compagni di classe. Se ti devo dire la verità, non tornerei indietro, è stato un periodo frustrante. La scrittura invece mi ha aiutato sempre tantissimo, sia per crescere, sia per esternare emozioni e sentimenti che senza di lei mi sarebbero rimasti sepolti dentro e mi avrebbero creato sicuramente disagi e paranoie. Poi col tempo, gradualmente, è diventata anche altro, molto di più.

 

Sempre parlando del periodo pre-internet (che suppongo sia stato in qualche modo il punto di svolta per il tuo modo di approcciarti alla creazione di testi) quali erano allora le tue letture preferite? il tuo gusto o il tuo interesse verso un autore o un genere è cambiato nel tempo o ha seguito solo una naturale "espansione" - senza particolari svolte?

 

Da piccola mi nutrivo di epica, mitologia e classici, poi sono passata agli storici e col tempo, gradualmente, mi sono aperta a generi diversissimi tra loro. Cosa accomuna un fantasy a un romanzo rosa? Il puro piacere di leggere. Questa è la mia filosofia, sono un’onnivora della lettura. Quando un autore mi conquista, è un amore lungo una vita. Indipendentemente dal suo genere di appartenenza. Anche perché non amo molto fare classificazioni: le trovo inutili, dopotutto se compro un libro, lo faccio perché mi piace immergermi in una nuova storia e lasciarmi prendere dalle sue pagine. Per me è un piacere farlo. Ci sono periodi in cui riesco a leggere un libro al giorno, e quando, per troppo lavoro e impegni, devo fare scendere la media, mi sento male!

 

Come è stato, dal punto di vista della scrittura, il tuo incontro con il web? quali sono stati i punti che più ti hanno dato qualcosa - e quali, se ce ne sono stati, che invece ti hanno magari spiazzata?

 

Sul web ho iniziato come autrice di testi satirici, mi divertivo e divertivo parecchio. Ho preso confidenza con un tipo di scrittura veloce, adatta al web e attenta alle esigenze di chi deve leggere davanti a uno schermo. Allora usavo un altro pseudonimo. E’ stato un inizio così spontaneo e appassionato che mi sono lasciata prendere e ho continuato. Ho cominciato con la sperimentazione. Ho creato background di personaggi per giochi di ruolo on line fino a quando il tempo (di giocare) mi era permesso. Quando anche questo si è esaurito, sono passata a scrivere di generi diversissimi tra loro: erotico, noir, storico e via dicendo. Il contatto diretto (tramite e-mail) coi lettori aiuta a capire se sei apprezzato o se puoi migliorare e trovo che questo sia fondamentale.

Nonostante internet sia diventando uno strumento sempre più usato e indispensabile, però, è ancora fonte di parecchi pregiudizi riguardo chi pubblica in rete i propri lavori. Mi dispiace vedere sminuiti, a volte, gli autori che si sono affermati prima sul web e poi sul cartaceo: per alcuni sembra che chi parte dal web per farsi conoscere non venga mai preso troppo sul serio, che scriva “cose di serie B”. A nessuno mai è invece venuto in mente che il web sia il regno dell’opportunità, l’ideale per chi, magari, è appassionato di scrittura e ha solo questa possibilità per esprimersi e farsi conoscere. Probabilmente se non ci fosse stata la rete, con la lunghezza dei tempi editoriali sarei ancora qui ad attendere la prima pubblicazione.

 

Uno dei motivi per cui sei molto conosciuta in rete, oltre alle tue capacità come autrice, sono le tue doti di giornalista on-line, che hanno reso Delirio.NET un vero punto di riferimento per informazioni e interviste. Come è nato questo progetto? ed è stato questo progetto che ti ha portato verso il giornalismo - o il contrario?

 

Il progetto è nato... dal cazzeggio. Sono sincera, Delirio.NET è nato all’inizio come portale per raccogliere notizie deliranti, e mano a mano, in un tempo assai diluito di circa quattro anni, si è trasformato in quello che si può vedere oggi. Si è articolato ed evoluto sempre di più. Io all’inizio giocavo a fare la giornalista un po’ folle, era un portale satirico con news strambe, poi mi sono appassionata e ho deciso di comune accordo con l’altro gestore (siamo in due) di dare un taglio più professionale. L’idea ha funzionato: abbiamo una media altissima di contatti al mese, sempre in crescita, una mailing list di affezionati con quattrocento e più iscritti, e proposte di ospitare eventi, libri, notizie tra le nostre pagine. Dal cazzeggio... a qualcosa di molto diverso! Adesso sembriamo quasi persone serie!

 

Di recente sono stati pubblicati due tuoi romanzi (Laureande sull'orlo di una crisi di nervi e Ecstasy Love). Due romanzi che oscillano tra più generi - che hanno punti in comune tra di loro - e che mostrano una capacità godibilissima di raccontare passaggi generazionali senza perdere di vista l'ironia, la morale e la realtà "spicciola" quotidiana. Com'è stata la genesi di entrambi? quanto c'è di autobiografico? lo chiedo perché - da fuori - sembrano essere parzialmente autobiografici - e perché le due protagoniste hanno alcuni aspetti caratteriali comuni - che forse uno può immaginare tuoi.

 

Parzialmente lo sono: le Laureande racconta di una ragazza che si deve laureare e contemporaneamente trovare un lavoro, e l’ho scritto in un periodo allucinante della mia vita, quando ero nella stessa condizione di fondo della protagonista. Le situazioni che il romanzo narra sono un ricettacolo di tutto ciò che può accadere a una laureanda disperata sull’orlo di una crisi di nervi, ma per fortuna (lo sottolineo) non sono successe tutte a me: ti assicuro che a quest’ora non saremmo qui a parlarne (probabilmente mi troveresti sotto a una palma con una noce di cocco in mano su una sperduta isola in mezzo all’Oceano). L’ho scritto in tre mesi, è stato il mio primo vero romanzo ed è stata un’esigenza, per raccontare e ridere sopra ai casini che ho dovuto affrontare in quel periodo.

Ecstasy Love invece è ambientato negli anni Novanta e se fai due conti è proprio il periodo in cui io avevo diciassette anni come la protagonista. Le atmosfere sono quelle che ho vissuto, ma (anche qui fortunatamente) per me c’è stato solo divertimento, e non dramma. Per raccontare il dramma ho raccolto infatti testimonianze, ho fatto ricerca e interviste a chi ha avuto esperienze con droghe sintetiche, e quando sono arrivata alla stesura vera e propria avevo le idee talmente chiare (e un limite di max 50 pagine da rispettare) che l’ho scritto in un mese.

 

Una delle cose che più mi ha stupito - in Ecstasy Love - è il messaggio molto moderno sull'uso delle droghe - interpretato tout-court come abuso - che trasforma, in parte, un bel romanzo di formazione, in qualcosa che propone un messaggio concreto - lontano da una più ampia parte della letteratura contemporanea. Una scelta controcorrente - o qualcosa semplicemente vicino al tuo modo di sentire queste tematiche?

 

Questo libro l’ho scritto talmente di getto che non ho avuto il tempo di prendere coscienza immediata degli “effetti collaterali” legati alla materia trattata. Avrei potuto seguire la scia, non l’ho fatto e ne è uscito qualcosa di completamente diverso. Me ne sono però resa conto in concreto solo alla fine, una volta conclusa la stesura. Ho cercato di descrivere con realismo due filosofie contrapposte e le ho messe a confronto: quella della protagonista, che rispecchia il divertimento pulito, e quella di alcuni elementi del suo gruppo che prediligono ecstasy e altre droghe per lasciarsi andare. Il dramma che precede il finale aiuta in qualche modo il lettore a schierarsi contro certe abitudini legate al divertimento sintetico, ma anche, spero, a capire perché i giovani a volte fanno questa scelta. Cerca di contemplare i due lati della medaglia. La mia è stata una scelta letteraria, ma mi trovo concorde con la visione della protagonista. Non è e non vuole essere un libro moralistico, perché alla fine non ci sono né vincitori né vinti, ma spero che metta al corrente chi legge dei rischi che si corrono scegliendo di affidarsi a un certo tipo di sostanze, visto che il materiale scientifico su cui mi sono documentata si trova alla fine del romanzo, come glossario. L’ho lasciato per riportare il lettore dalla fiction alla realtà.

 

Quando si parla di Eliselle, in rete, si pensa principalmente all'erotismo - per i tuoi tanti begli interventi in quel settore della letteratura, principalmente con il media del racconto breve. Come è capitato che i primi due romanzi siano invece molto distanti da quelle tematiche (ok, in Laureande c'è un bel momento sensuale, ma la storia ha una architettura che si appoggia su altri temi)?

 

Fondamentalmente per due ragioni. Perché scrivo quello che mi sento e che mi ispira. Perché in realtà non appartengo a un genere ben preciso. La scrittura la devo vivere nella mia interiorità e serve in primis a me stessa, per questo è sempre in evoluzione, alla ricerca di tematiche, stili, dimensioni diverse. Come ti dicevo, le mie esperienze letterarie sono assai variegate. Ho ricevuto ottime critiche anche per racconti che non hanno nulla a che vedere con l’eros e questo mi fa molto piacere. Non amo legarmi a cliché e non mi piacciono le etichette, l’unico modo per non essere identificata con un determinato tipo di letteratura è quello di non fermarmi, di continuare e provare altre strade. Io lo faccio anche perché scrivere sempre degli stessi argomenti alla lunga mi annoia, lo trovo riduttivo. E se annoia me è un problema, perché può annoiare anche il lettore. Traggo il mio piacere dallo scrivere, dalla scrittura assoluta, slegata da tutto. Forse è un limite, forse non lo è, non mi pongo il problema finché quello che faccio mi emoziona e mi regala qualcosa che non si può comprare: la libera espressione, senza vincoli di alcun tipo.

 

Il tuo TERZO romanzo (in uscita a breve) è invece erotico. E tra l'altro scritto a quattro mani con un'altra stella del settore (Angela Buccella). Ho avuto la fortuna di leggere (e apprezzare) in anteprima - e ho visto che la fusione dei vostri due stili (piuttosto diversi) è avvenuta in modo sapiente. Lo stesso mi chiedo - come è nato questo incontro letterario, questo progetto? E in generale - come è avvenuta tecnicamente la stesura di questo romanzo breve?

 

Il progetto è nato dalla mia solita voglia di sperimentare. Io e Angela Buccella siamo due autrici agli antipodi, per stile, scelte di vita e background personale, e quando lo scorso anno mi è stato da lei proposto di scrivere un romanzo a quattro mani partendo dal suo racconto Bianconiglio, ho accettato perché amo mettermi alla prova. Mi è parso un esperimento interessante. In effetti ne è nato un romanzo assai particolare: la stesura è avvenuta via e-mail, un botta e risposta di racconti, ognuna di noi madre di personaggi diversi, quattro a testa (io ho raccontato di una cubista, un dj, una ragazza bulimica e una barista). Abbiamo immaginato di lasciarli sfiorare senza mai toccarsi in una notte milanese. Alla fine, per mixare il tutto, ho fatto un editing per cercare di dare uniformità e ho tagliato parecchio della versione originale (era quasi il doppio), visto che è in uscita per I Lemming, la collana di romanzi brevi della Coniglio Editore. Forse definirlo romanzo erotico è un po’ riduttivo: c’è sicuramente molto sesso, ma è funzionale all’approfondimento psicologico dei protagonisti, che hanno tutti vite al limite. Scrivere insieme a un altro autore può essere difficile perché devi lavorare con un’altra testa, diversa dalla tua, ma è sicuramente un’esperienza da fare almeno una volta nella vita, insegna davvero tanto.

 

Credo che il romanzo sia una delle forme più complete di esperienza letteraria - ma il valore del racconto è altissimo. Ed è forse dai racconti che hai avuto al momento il più ampio numero di soddisfazioni. Ci puoi raccontare qualcosa della tua produzione passata e della situazione attuale - che ti vede con partecipazioni in numerosissime antologie? tra l'altro - almeno una di queste (XoMegaP) - nasce da un progetto particolare che ti vede protagonista anche nella scelta compositiva...

 

Ho partecipato a numerose antologie, una decina da un paio di anni a questa parte. Antologie (al solito) molto differenti tra loro per tematiche, generi e filo conduttore. La soddisfazione quando qualcuno ti invita a far parte di un progetto è impagabile, perché devi impegnarti, capire le linee guida e proporre un testo che sia interessante. Da Tua con tutto il corpo all’ultimissimo Storie d’acqua dolce, mi sono trovata davanti a raccolte che mi chiedevano di volta in volta di misurarmi con l’eros, il mistero, la morte, il fiume, l’ironia, il dramma, il vino rosso e altro ancora. Vere e proprie sfide. Per XoMeGaP è stato qualcosa di diverso perché è nato da un blog letterario di scrittori modenesi che si conoscono tutti e che hanno deciso di raccogliere i loro racconti più riusciti per trasformarli in carta. Ognuno di noi ha fatto la propria parte con critiche spietate, scelta dei testi, editing finale. Un’autentica collaborazione a sei teste. Il risultato è stato apprezzato.

 

Al di là della scrittura - ci sono almeno altri due aspetti importanti dell'esperienza dell'essere "autore". Aspetti che di solito fanno la differenza. Il primo è il contatto e il rapporto con l'editore - e l'altro è la gestione delle "presentazioni" o comunque dell'aspetto di promozione dell'opera. Come hai vissuto - mediamente - questi due momenti, nelle tue numerose esperienze a riguardo? c'è qualche aneddoto curioso - o positivo, o negativo - che secondo te può essere interessante raccontarci?

 

Non ho mai avuto particolari problemi a relazionarmi con gli editori: sono una persona diretta e dico tranquillamente quello che penso, sono propositiva e non mi tiro indietro quando si tratta di fare promozione alle mie pubblicazioni, e questo in generale viene apprezzato. Per quel che riguarda il contatto col pubblico, invece, è ovvio che devi essere pronto a tutto perché puoi trovarti davanti a persone che ti fanno i complimenti ma anche a chi non apprezza o critica il tuo lavoro, ma se prendi coscienza di questo e se lo vivi con serenità, puoi fare presentazioni anche in capo al mondo che ti diverti sempre! Ricordo alla mia primissima presentazione, un libro storico-memorialistico di cui ho seguito personalmente la stesura: dopo il mio monologo, ho chiesto se c’erano particolari domande, e una signora anziana in prima fila alza la mano mi chiede in dialetto sassolese: “Tu di chi sei figlia?!” Era più interessata a scoprire le mie origini che al valore dell’opera e tutta la platea, me compresa, è scoppiata a ridere. Bellissimo!

 

Tu hai fatto un corso di scrittura creativa. E' una esperienza che ti ha arricchito (e se sì in che modo) e/o che consiglieresti a chi si sta muovendo nell'ambito della scrittura? Che altro tipo di formazione secondo te è opportuno sperimentare se si pensa di volere seriamente diventare uno scrittore in Italia?

 

Sicuramente è stata una bella esperienza che mi ha insegnato una cosa importante: quella di accettare con serenità le critiche, soprattutto quelle negative, e farne un punto di forza. Ho deciso di frequentare un altro corso di scrittura creativa proprio quest’autunno, a distanza di quattro anni dal mio primo in assoluto, per tenermi aggiornata e auto-valutarmi, per vedere se ci sono stati miglioramenti e cercare altri punti deboli. E’ molto importante tenersi in esercizio: un corso di scrittura creativa (se organizzato seriamente e con buoni docenti) può essere una strada valida per un confronto diretto e per acquisire quegli strumenti necessari che non sono immediati e determinati solo dall’intuito. Non è comunque fondamentale, io l’ho fatto e lo faccio anche per divertimento.

Non ho una ricetta per chi vuole diventare scrittore, ti posso dire solo quello che ho fatto io fin’ora (anche se, lo dico sempre, io mi considero una che scrive, non ancora una scrittrice): leggo sempre e tanto, di tutto, scrivo e quando lo faccio cerco di condensare quello che ho recepito rispettando il mio modo di sentire, senza imitare o scimmiottare chicchessia, ma usando e cercando di creare uno stile e un linguaggio personali, adatti a me.

 

Hai, o hai mai pensato di avere, un agente letterario? e (domanda in realtà molto diversa) hai qualcuno che di solito ti aiuta nella realizzazione o nel fine-tuning di una tua opera?

 

Mai avuto un agente, anche se mi rendo conto che in certe occasioni farebbe comodo. Mai avuto un aiutante, anche se farebbe sempre molto comodo. Fin’ora mi sono sempre arrangiata facendo da manager e da editor a me stessa, ma direi che a questo ci sono abituata. E’ quasi un punto fisso della mia vita. Non tanto per il detto della nonna “chi fa da sé fà per tre”, quanto perché non saprei proprio dove pescare e a chi chiedere aiuto. Sono un’autodidatta del prima-durante-dopo scrittura e continuo a comportarmi da tale, con tutte le conseguenze (positive e negative) del caso. Quando mi fanno i complimenti, so a chi va il merito. Quando mi criticano, so a chi va la colpa. Tutto sommato, perlomeno così ho delle certezze, no?!

 

So che dare consigli è sempre una cosa difficile (le situazioni sono sempre diverse - e non è sempre probabile che si possano "riciclare" le esperienze) ma ugualmente te ne chiedo almeno due: cosa secondo te un giovane autore deve assolutamente fare per cercare di farsi notare nel panorama (web e cartaceo) del nostro paese? e cosa NON deve assolutamente fare?

 

Un giovane autore a mio avviso deve cercare di creare un proprio spazio, un proprio orticello in cui coltivare e crescere i propri frutti, e allo stesso tempo non rimanere chiuso, ma aprirsi anche a collaborazioni (rubriche, spazi in rete, tutto aiuta purché sia di buona qualità e seguito da un pubblico di lettori il più ampio possibile). Cosa non deve fare? Recitare un personaggio che non può o non riesce a sostenere, perché prima o poi i nodi vengono al pettine; mischiare e confondere il divismo con la scrittura, perché non ha semplicemente senso e si rischia di cadere nel ridicolo e venire presto dimenticati. Di fenomeni è già pieno il mondo, inutile perdere tempo con queste sciocchezze.

 

Un'ultima domanda: in molte professioni (lo dice anche la protagonista di Laureande) essere donna vuol dire essere trattata diversamente. Capita, o meglio, ti è capitato anche facendo la scrittrice o la giornalista, di subire (o di avere) atteggiamenti "falsati" da questo aspetto?

 

Una domanda diplomatica. La mia risposta lo sarà di meno, perché è un tema a me molto caro da sempre. Detto fuori dai denti, puoi trovare chi ci prova in maniera più o meno velata, e che perde poi subito interesse quando vede che mantieni un profilo professionale senza dare peso a proposte di altra natura. Capita in qualsiasi ambito, nonostante si dica in giro che le donne si stanno approfittando della parità raggiunta. Quando sento queste affermazioni, non so se mettermi a ridere o a piangere.

Per assurdo, invece, il web porta a parecchi equivoci in un senso completamente diverso, a volte. Pensa che per lungo tempo, quando ho iniziato ad avere i primi riscontri coi racconti erotici, si era sparsa la voce (io l’ho saputo solo molto dopo) che in realtà io fossi un uomo che si era inventato un’identità femminile per sfruttare l’onda del successo della letteratura erotica scritta da donne. Solo quando ho iniziato a promuovere raccolte e libri in giro per librerie e locali, si è capito che era palesemente una fandonia. Il tempo spesso è un alleato davanti a chiacchiere e pettegolezzi inutili. Almeno, me lo auguro.

Grazie del tempo che ci hai dedicato - e in bocca al lupo per tutto quello che stai facendo. A presto.

 
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:: Marco Giorgini
Marco Giorgini: (Modena, 21 Agosto 1971) responsabile del settore R&D in una delle più importanti software house italiane che si occupano di linguistica applicata. Dal 1994 coordina la rivista culturale KULT Underground (www.kultunderground.org) e dal 1996 la casa editrice virtuale KULT Virtual Press (www.kultvirtualpress.com); autore di racconti e sceneggiature, ha contribuito ad organizzare mostre e concorsi letterari, tra cui ''Il sogno di Holden'', 8KO- e In Xanadu. Da marzo 2005 realizza una striscia a fumetti bisettimanale sul mondo degli esordienti, chiamata Kurt (www.kurtcomics.com).
MAIL: marco@kultunderground.org
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