2006
4
Set

Gianluca Pitari

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Quando la letteratura si fa portavoce del suo tempo

 

Gianluca è il responsabile editoriale della rivista “La Masnada”, la cui autodefinizione è tutto un bel programma: “Calderone di intrugli artistico-culturali”, contro l’uniformazione intellettuale verso il basso, da Gianluca definita (nell’editoriale al numero 65 anno 8 della rivista) l’unica certezza di questi nostri tempi.

La redazione de “La Masnada” da tre anni a questa parte si è fatta promotrice, in quel di Cropani Marina (Catanzaro) di un bell’evento letterario: il “Festivaletteratura”. Ed è qui che sono stati acquistati da me e da Monica Cito i due libri più sotto raccontati.

Ci dispiace tantissimo di aver dovuto dirne male, perché l’iniziativa finanziata è nobilissima, e coniuga il messaggio culturale con l’imperativo etico dell’editore (ma anche dell’autore) di farsi in qualche modo vettore/i dei problemi del proprio tempo.

Le nostre, dunque, non vogliono essere stroncature tout court, bensì un invito al dialogo.

 

Parlaci di voi e del Festivaletteratura

“la masnada” è un progetto culturale avviato nel 1999 da una manciata di ragazzi, accomunati fra loro dalla passione letteraria e dalla volontà di esprimersi, anche se calati in un contesto statico e provinciale come quello cropanese. Questa comunione d’intenti ha favorito la nostra graduale crescita, sia individuale che sociale, e i frutti sono maturati: 65 numeri già pubblicati concorsi di poesia, tributi e concerti d’autore, e, infine, il nostro festivaletteratura “parole erranti”.

Il festival è nato nel 2004 (stesso anno in cui siamo approdati su internet: www.lamasnada.it) in una prima edizione sperimentale e istintiva. La seconda tappa, quella del 2005, ha segnato un buon passo in avanti. Di pochi giorni fa l’ultima edizione, in costante crescita. Il tentativo è quello di creare un appuntamento fisso nel corso degli anni, che possa pian piano farsi largo e favorire una connotazione dei nostri luoghi in ambito culturale e letterario.

Per noi masnadieri il festival è diventato il momento in cui tutte le nostre aspirazioni e le nostre aspettative riescono a prendere forma e a concretizzarsi. Un fenomeno catartico, che ci regala quella boccata d’ossigeno necessaria per resistere a questi nostri tempi contraddistinti dal qualunquismo e dalla smania di apparire.

 

 

Un libro-un-euro: cosa finanzia questa bella iniziativa?

I libri che durante il festivaletteratura sono stati venduti al prezzo simbolico di 1 euro andranno all’Associazione italiana delle Culture (ente privato senza fini di lucro www.associazione-culture.org) per il progetto “imouzzer”, che prevede la creazione e il sostegno di una cooperativa di donne che producono tappeti nel villaggio di Imouzzer (Marocco).

Tra i promotori del progetto Prospettivaeditrice e l'organizzazione umanitaria Bambini nel deserto.

Siamo stai contenti e onorati di prestare la nostra iniziativa per un fine così nobile, e, se le cose procederanno per il meglio, in autunno 2006 alla volta del Marocco ci sarò anch’io!

ps: grazie di tutto Elisabetta e chissà che non ci si incontri per il prossimo festivaletteratura!


(seguono due recensioni di libri proposti festival) 


  

GLI OCCHI OLTRE IL CIELO, di GIUSEPPE CALOCERO

 

 

[…] questa società da una parte disarticola l’aspetto sociale e mette sul piedistallo l’aspetto individuale, dall’altra crea appartenenza tramite una squadra nello sport, tramite gruppi religiosi, tramite partiti politici, ma è un’appartenenza che serve soprattutto a chi vuole controllare le individualità e non vuole che vi siano istanze diverse da quelle volute. Se un simpatizzante di un partito politico diviene come un tifoso di una squadra di calcio difenderà sempre la sua squadra, anche quando, dentro non è convinto, ed annullerà la sua analisi critica della realtà e quindi vivrà una realtà distorta, che lo può allontanare dai reali problemi […].

 

Per onestà intellettuale stavolta comincio il mio commento dall’unica parte decente di questo librone fantapolitico. Avvertendo il lettore che questo stralcio lo trova a pagina 194, però…

Prima e dopo, lo Squallore.

Uno squallore che nasce da un equivoco sostanzioso e sostanziale: […] per le donne la società era oppressiva come per gli uomini (pag. 197).

 

Da qui il Teorema del perfetto antifemminismo, melenso ed equivoco come alcune proditorie analisi postfemministe (vedasi “La politica dei sessi” di Sylviane Agacinski).

Melenso perché travestito da perfetta parità tra i due sessi a partire dalla camera da letto; equivoco perché questa supposta parità viene all’istante sbugiardata dal primato attribuito dal narratore alla penetrazione anale.

A completare il quadro eccoti che arriva un cliché narrativo che più banale e sconcio non si può: la lesbica-killer, per di più mafiosa! Senza contare la ovvia di lei robusta vena bisex, a non so se volontaria o meno scopiazzatura di una squallida Jennifer Lopez nel polpettone hollywoodiano “Amore al limite”.

 

Basta, davvero basta, con questa visione della donna proposta da una sensibilità da Gay Pride. Gay al maschile (a prescindere dai gusti sessuali del narratore, ovviamente, che sono e restano affar suo).

Le associazioni lesbiche farebbero bene a riflettere su questo scempio, dovuto anche al loro auto-ghettizzarsi.

Senza contare il fatto che il verbo lesbiàzo (uso l’alfabeto latino per maggior comodità e fruibiltà), a memoria mia liceale, significa: mi comporto come quelle etère di Lesbo la cui somma specialità fu ciò che uno scrittore latino (non ricordo se Orazio o chi per lui) ebbe a definire penem lambere

Attenzione, quindi, a certe predilezioni semantiche!

 

 

 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE.

Giuseppe Calocero (Banzi, Potenza, 1952). Di lui la quarta di copertina null’altro dice, tranne che ha molto viaggiato per lavoro, e che dal 1996 risiede

a Legnano.

Giuseppe Calocero “Gli occhi oltre il cielo”, Libroitaliano world, Ragusa, 2006.

Questa casa editrice, che si definisce internazionale, precisa, anzi professa, in quarta di copertina la propria linea editoriale: giusta e sacrosanta rivalutazione della tradizione editoriale italiana, contro la miopia anglofila, anzi, “americanofila” dei propri colleghi. Dall’impostazione pare evincersi un’analisi che mette in rilievo il formarsi di una spirale perversa, innescata proprio dalla “americanofilia” di cui sopra: gli editori snobbano gli autori italiani, ergo questi si scordano cosa significa scrivere, alimentando il circolo vizioso dell’impoverimento culturale e la crisi del Valore-Cultura.

Orbene: siffatta analisi, acuta e condivisibile, non può che indurre all’acquisto del prodotto editoriale proposto. Ma…

 

Agosto 2006. Elisabetta Blasi


 

RIFLESSIONI SULLA RECENSIONE SU “GLI OCCHI OLTRE IL CIELO” DI ELISABETTA BLASI

 

Nel leggere la recensione della signora Blasi, sul romanzo “Gli occhi oltre il cielo”, di cui sono autore, mi è sorta spontanea la domanda:” La signora Blasi ha letto veramente il mio romanzo?” Se si, perché nascondere il vero senso del romanzo e far esprimere allo stesso pensieri assolutamente inesistenti?

“Gli occhi oltre il cielo” è una storia d’amore e di libertà. E primo libro di una trilogia. Il secondo è già pronto, ma non ancora dato alle stampe, il terzo mi accingo a scriverlo. E’ la storia d’amore di Giulia e Massimo e della loro lotta per affermare il loro ideale, che è il sogno storicamente di tutta l’umanità: vivere in una società in cui siano soddisfatti tutti i bisogni materiali, in linea con lo sviluppo storico delle forze produttive, ed intellettuali, ovvero dare a tutti la possibilità di conoscere e nella conoscenza trovare la libertà da ogni schiavitù, basata sull’ignoranza, sui tabù, sulle superstizioni, sulle tradizioni di ogni tipo.

Giulia e Massimo lottano per una società,”Il Mondo Nuovo”, in contrapposizione al “Vecchio Mondo”, ove regni la libertà, l’uguaglianza, la fratellanza, l’amore la pace.

Una società in cui le persone delegate, elette dai cittadini e revocabili in qualsiasi momento, amministrano la scuola, la sanità, i trasporti, l’economia e quant’altro di interesse comune e lascia ai cittadini la libertà di vivere la loro vita come meglio credono, dopo aver dato alla società una minima parte del proprio tempo per la produzione sociale e per l’approfondimento conoscitivo.

Non è lo stato, come nel “Vecchio Mondo”, che regola la vita delle persone e che impone ciò che si può fare e ciò che non si può, ciò che è lecito e ciò che non lo è, ma è la persona che liberamente nel”Nuovo Mondo”  vive la sua vita e sceglie come viverla, avendo soddisfatto i suoi bisogni materiali ed intellettuali.

Giulia e Massimo lottano per una società in cui “Ognuno dia secondo le sue capacità ed ognuno riceva secondo le sue necessità”.

La signora Blasi recensisce il romanzo come uno “squallore, che nasce da un equivoco sostanzioso e sostanziale” “Per le donne la società era oppressiva come per gli uomini”.

Devo arguire che, secondo la signora, i rapporti nel “Vecchio Mondo” sono regolati dai rapporti tra i sessi, che tutta la società è regolata da questa finta realtà.

I rapporti di produzione ed economici per la signora non esistono.

Eppure sono questi rapporti che hanno determinato nella storia e determinano la vita delle persone, siano esse donne o uomini.

La condizione economico- sociale ha determinato e determina la condizione di vita di ogni persona. Dico persona, perché per me l’uomo e la donna sono persone, che hanno un’unica differenza nella fisiologia.

Certo, eccetto nell’epoca della poliandria, la donna, storicamente, ha dovuto, deve sopportare più pesi dell’uomo concreti ed ideologici, che si tramutano poi in concretezza, perché è interesse del “Vecchio Mondo” creare divisioni tra uomo e donna, tra colori di pelle, tra diverse razze ed etnie, tra religioni, tra seguaci di uno sport.

Il “Vecchio Mondo” e coloro che detengono il potere in questa realtà vivono bene e i loro affari prosperano allegramente in una situazione di divisione delle persone. Chiunque da una mano a dividere le persone è una persona, che volontariamente o involontariamente aiuta a mantenere il “Vecchio Mondo”. Forse  involontariamente, anche la signora Blasi con le sue affermazioni si schiera per il “Vecchio Mondo”.

Giulia e Massimo sono per un mondo di unione e l’unione tra le persone nasce dalla comunione d’interessi.

Per creare il “Mondo Nuovo”, quindi è necessario superare le divisioni economico-sociali ed affermare come obiettivo primario della società l’essere umano ed i suoi bisogni, non l’accumulo di denaro.

Proseguendo nella recensione leggo cose anche peggiori, basate sul nulla.

Si accusa il romanzo “Gli occhi oltre il cielo” di essere “antifemminista melenso ed equivoco”. Faccio presente, per conoscenza del lettore, che protagonisti principali sono Giulia e Massimo, ma la vera protagonista è Giulia “La Fata”.

Il presunto antifemminismo melenso ed equivoco si basa sul fatto che si proclama “l’assoluta parità dei sessi, a partire dalla camera da letto”. Non vedo cosa ci sia di antifemminismo nel dire che l’uomo e la donna, le persone hanno gli stessi diritti e doveri, perché, come ho detto prima, sono uguali e la loro differenza è solo fisiologica. I gusti sessuali delle persone poi sono questioni intime e private, che nulla hanno a che fare con la realtà socio-economica, ed è giusto che siano tali. E’ il “Vecchio Mondo”, che educa ad entrare in questa sfera, ma il “Mondo Nuovo” lascia che ognuno si esprima, anche in questo campo, come crede, garantendo a tutti gli stessi diritti, perché tutti sono persone.

Non mi soffermo sul fatto che la signora Blasi ritenga sconcio il personaggio di “Iena”, concetto basato sempre sui gusti sessuali del “Killer” e sulle altre variazioni sempre sullo stesso tema, del tutto arbitrarie.

Non mi soffermo sul giudizio dato sulla casa editrice, giudizio che, forse, cela una vena di censura preventiva sulle opere ed un nascosto pensiero di rogo per opere che alla signora Blasi non piacciono.

Voglio ripetere, invece, ancora una volta che “Gli occhi oltre il cielo” è un romanzo d’amore e di libertà e la lotta per un sogno di tutta l’umanità.

Tanti lettori del romanzo lo hanno apprezzato molto.

”Il mondo nuovo” Da lei auspicato, lungi dall’essere un’utopia,dovrebbe essere una rosea realtà, che è, purtroppo, ancora lontana. Come tutti gli ottimisti, mi arrampico anch’io al suo albero ideale.” Mi scrive Vittoria.

“In questo mondo, in cui tutti si odiano, è bello riscoprire delle persone, che ne incitano altre alla pace, alla fratellanza e ai pensieri positivi. Continui su questo genere, perché ne abbiamo tutti bisogno e chissà che, in un prossimo futuro, le persone impareranno a volersi più bene.”

Mi scrivono Daria e Vincenza.

Sono donne, sono persone. Altri scritti potrei portare di donne e di uomini, che sono persone, esseri umani, che hanno letto “Gli occhi oltre il cielo” ed hanno provato, emozioni, ansie positive: hanno sognato!

Il romanzo e gli altri, che seguiranno, vuole donare momenti di riflessione e di emozione, vuol far gustare il respiro della speranza nel cullarsi in un sogno, che l’umanità intera vorrebbe realizzata. 

Buona lettura!

E come dice Giulia, riprendendo la frase da un poeta anonimo:” Non vi stancate di cercare ciò che amate, altrimenti finirete per accontentarvi di ciò che trovate!”.

Giuseppe Calocero


 

GESÙ È MORTO, di MAURIZIO CARIO

 

 

Prima di recensire un libro, lo stesso deve essere letto. La mia lettura, però, si è arenata a pag. 149, poco dopo l’unico stralcio positivo all’interno di una testualità monca, arida, dalla tematizzazione banalizzante. La mente si è arresa, ed altresì s’è assisa la matita sottolineante.

E comunque mi autocompiaccio: su un li- bro di 245 pagine ho letto più della metà. Tanto basta, credetemi, per valutare; quando vi sono case editrici che, piccandosi di serietà, reputano poter stroncare testi dalla semplice, preventiva lettura delle prime dieci righette, quando c’è chi esprime il meglio di sé nel cuore di un libro.

In questo caso l’ostacolo è superato: il cuore del libro è troppo poltiglia da salsa calabrese mancante del fondante: il piccante! Di piccante l’autore conosce soltanto qualcosina, ed in questo quasi eccelle. Peccato che non concretizzi: la macchina da presa rimane spenta, il bollino rosso del vietato ai minori non compare e…

Salve… avete dormito bene? (pag. 30).

 

Sì, a parte la depressione che mi assale a leggere un ottimo esempio di scrittura da buttare, se non fosse per il cattivo insegnamento che i libri non s’hanno da ardere. Per fortuna c’è la mia cara Amélie Nothomb, che ha ipotzzato/teorizzato tale necessaria, cruenta, necessità; e, con ciò, distrutto ogni velleitarismo.

Quant’è strana, la metaletteratura, amici cari! Quella strana controarte che merita persino di classificarsi finalista a qualche concorso… Veste i panni di libro e ruba il tuo tempo e si fa sottolineare più del povero Manzoni.

Salve… avete dormito bene?

 

Sì grazie: un libro così soporifero, quando non ci si addentri nelle tematiche mal trattare e nelle banalizzazioni dell’universo-infinito…, non l’avevo mai letto. Persino “Il vero amore non ha le nocciole”[1] di Francesca Genti avrebbe, a confronto, pieno diritto d’urlare tutti i significati allora da me non riscontrati, tutte le provocazioni dell’arte minimale, di quella che in una lettera circa i miei versi Ilaria Dazzi definisce poesia periferica.

Confusione tra prosa lirica ed arte letteratura sperimentale?

 

E come si può non essere nervosi confusi disadattati, subendo una propria classica crisi depressiva ed un libro – chiamiamo così, ormai, anche la carta e non se ne parli più – arido pretenzioso capzioso pruriginoso prolisso e prolassante le sinapsi attente di qualunque lettore?

Non ditemi che in Italia non si legge. Persino io che ho per mestiere il compito d’informarmi almeno, se non di studiare in agosto – come pure col Cario accade, data la necessità di riordinar conoscenze che m’ha confuse – getto la spugna e lascio al masochista di professione uno scrittore incompiuto, personaggio d’un saggio non di qualità, travestito da narrazione.

 

Ed andrebbe pur bene (i narratori-storici lo fanno a sistema) sfruttare la sociologia e la filosofia, specie se a farlo è, cum competenza, un addetto ai lavori; peccato che quest’addetto tematizzi a noiosa iosa, e ripeta a profusione concetti di avvicinamento dell’evangelismo al comunismo, passando da analisi fortunose e fortuiti adattamenti della vita di certi mormoni americani diventati “ipertecnologici”.

I richiami orwelliani mal riposti son troppi: facciamo prima a leggere “1984”. Quello sì che è un gran libro. Un libro, forse, di un gran depresso, ma qualcosa che si può consiglare ad un bel po’ di lettori e comprare persino per Natale.

Peccato ancora una volta: il titolo del Cario è adatto a quelle ricorrenze. Ma per il solo titolo – anche se con competenza solo esso può divenire, magari citando un illustre filosofo, ottimo argomento di conversazione guastafeste – non si può salvare.

 

Resti pertanto, in quel natale, una citazione a bruciapelo: esiste un li- bro, l’ho letto, ve lo sconsiglio ma il titolo attrae: “Gesù è morto”. Se poi vi servissero gamberetti in agrodolce, potreste sempre domandare se son di fiume.

 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE.

Dell’autore la quarta di copertina offre una nutrita nota biobibliografica. Qui non ritrascrivo, son depressa e pigra.

Sempre in quarta, la presentazione del libro che, seppur non completamente convincente, mi determinò ad acquistarlo. Questo li- bro l’ho pagato 1 euro, in offerta-beneficienza. Con tutta probabilità, dato l’interesse nutrito per il prodotto editoriale, l’avrei comperato anche al prezzo imposto di 15 euro. Oggi v’invito a non comprarlo, nemmeno per un euro, neanche per beneficienza, perché Ci sono tanti modi per rendersi utile, a qualsiasi età e in qualunque condizione (pag. 25)

 

Maurizio Cario “Gesù è morto. Storia di gamberi di fiume”, Edizioni Tracce, Pescara, 2006.

 

18/8/2006 Monica Cito



[1] Recensito su www.lankelot.com /critica letteraria/poesia.

 
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:: Elisabetta Blasi
Elisabetta Blasi è nata a Grottaglie (Taranto) nel 1968. Laureata in Scienze Politiche – indirizzo storico- politico – ha curato vari studi sull’applicazione della pari opportunità fra uomini e donne nel campo del disagio sociale (in Francia), nell’istruzione scolastica, universitaria e nella formazione professionale (in Italia). Ha collaborato colla rivista web www.lankelot.com come critica letteraria ed opinionista. Attualmente collabora con Giulio Perrone Editore.
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