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2006
17
Giu

Giuliano Ramazzina

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INTERNET E LETTERATURA: DUE MONDI S’INCONTRANO
L'ABUSO TRA IL NORDEST DI MASSIMO CARLOTTO E IL SUDEST DI MONICA CITO
Elisabetta Blasi webwriter intervista Giuliano Ramazzina giornalista e scrittore

 

Internet – nella fattispecie, le riviste letterarie on line – si conferma sempre più la nuova frontiera della comunicazione; una comunicazione non filtrata, non ideologizzata, non asservita a dettami contrattualistici quali che siano.

Tra le pagine web di Kultunderground e il suo omologo Kultvirtualpress, infatti, è nato e si è sviluppato un bellissimo sodalizio tra una webwriter (Elisabetta Blasi) ed un giornalista professionista (Giuliano Ramazzina).

Insieme stanno parlando di letteratura, scambiandosi opere ed opinioni. Insieme e con altri compagni ed amici, i nostri eroi stanno seriamente pensando di cimentarsi in un’ardita opera d’ingegneria che consiste nella… creazione di un ponte!

Un ponte sviluppantesi lungo un asse già ben definito geomorfologicamente: la direttrice adriatica. Dal Nordest al Sudest della nostra lunga e stretta penisola.

Un ponte fatto di denuncia sociale, di messa a nudo di certi meccanismi non proprio puliti che reggono le grandi scelte economiche e politiche in tanta parte d’Italia.

Un ponte fatto di articoli, fatto di libri, fatto di "librali" (libri+giornali), di pagine web, di idee in movimento.

Tre sono i pilastri di questo ponte in fieri: due romanzi e due saggi.

I due romanzi sono apparentemente eterogenei, scritti quasi in contemporanea, nella più totale ignoranza l’uno dell’altro. Eppure, la fondamentale coincidenza tematica (l’esistenza e la denuncia dell’Abuso, condizione fondamentale e direttrice di marcia delle dinamiche socioeconomiche italiche) li accomuna, li affratella quasi. Sebbene non ad entrambi abbia arriso la stessa pubblicizzazione, quindi la stessa notorietà.

Ed i due saggi, riuniti in un unico supporto diffusivo: il librale, appunto, precisano vieppiù la cornice, la morfologia della realtà, dalla quale una delle due fiction summenzionate prende espressamente e dichiaratamente spunto (richiamando nell’esergo uno dei due saggi).

I due romanzi di cui parlo sono: "Nordest", di Massimo Carlotto e Marco Videtta; "Venere, io t’amerò", di Monica Cito. Editi rispettivamente da: Edizioni e/o e Giulio Perrone Editore; ambedue romani, e nello stesso anno (lo scorso 2005).

Il librale che contiene i due saggi, di cui è autore il giornalista Giuliano Ramazzina, è invece edito da Novarete.it, una casa editrice che si definisce "on e off line". I titoli dei saggi: "Fuori Mercato" e "Nordex".

Per saperne di più, vi rimando alle recensioni che compaiono su Kultunderground (il numero 130, per "Nordest"; l’attuale n.131 per i saggi di Giuliano, nella sezione "Opinioni". Ambedue i pezzi a mia cura.) e Kultvirtualpress (per "Venere, io t’amerò". I pezzi di riferimento sono due: la recensione di Marina Monego e l’intervista a Monica Cito di Francesca Salerno per conto dell’editore Perrone, gentilmente concessa dallo stesso, ed altrettanto gentilmente ospitata dal Mister Kult Marco Giorgini sulle pagine web da cui vi scriviamo).

Ora cedo la parola all’amico Giuliano Ramazzina.

Come si è sostanziato il sodalizio artistico che ha portato all’esergo di Nordest?

<La storia è semplice. Un amico comune ha regalato a Carlotto il mio Fuori Mercato, sapendo che stava lavorando ad una sceneggiatura sul Nordest. Poi la fiction non si è più fatta (l'ho saputo durante una presentazione proprio dallo stesso autore) e così una frase è finita come esergo del romanzo Nordest. Massimo me l'ha detto a cose fatte e lo debbo ringraziare ancora per questa citazione della quale sono felice e onorato>

In cosa consiste il progetto-Novarete?

"Il progetto è opera di un amico imprenditore esperto web-man: Alessandro Mariotto. Io partecipo come autore del primo lavoro che è come un biglietto da visita della mission della casa editrice. Ho aderito volentieri come scrittore a una progettualità in progress che punta molto su modernità multimediale e innovazione dei contenuti. Per saperne di più basta cliccare su www.novarete.it. "

 

Come definiresti "Venere, io t’amerò", il romanzo di Monica Cito?

Un romanzo borderline tra bile e cuore. C'è una frase manifesto, forte e violenta, ma emblematica: «Il mondo è fatto di merda e c’è chi ne riesce a versare di più e chi ne riesce a versare di meno in faccia al prossimo». E mi chiedo: il paese, la provincia, la patria, il mondo, qual è lo spazio vero, reale di una diversità vissuta con rabbia, nella scansione inquieta di tutte le tappe di una vita che Luciano Bianciardi definirebbe agra, a sud-est come a nord-est?

C’è la famiglia, le scuole elementari a Ceglie Messapico, il liceo a San Vito dei Normanni, l’Università degli Studi di Bari. Ma le location sono delle variabili a differenza della religione cattolica. Con i personaggi che si delineano ossessivi e rituali, il rapporto con la madre, complicato e forse alla fine decisivo, il padre che non c’è («Ammazzarti, papà, quante volte avrei voluto ammazzarti»), zio Carlo e nonna Simonetta. Ma sotto cova la rabbia, tanta rabbia. E la voglia di riscatto che ne è l’estensione naturale. «Perché per le lesbiche come me non vi è speranza» con Freud dietro l’angolo: «Tutti possono permettersi di sbagliare caro papà, ma tu e tua moglie avete sbagliato troppo»…

Questo mondo è senza speranza?

<La speranza c’è. Ed è a mio avviso un urlo: visivo se si pensa al Munch ed esistenziale totale se il rimando è il lacerante grido di Irma (Alida Valli) nelo straordinario film di Antonioni quando Aldo (Steve Cochran) si suicida gettandosi dalla torretta dello zuccherificio.

Qui però non c’è il movente di punire i vivi da morti. La speranza è soprattutto nel gioco dei ricordi, «il tempo dei ricordi che promette vendette future… ed il futuro è oggi, è qui. Ed io sono pronta a denunciare, non più a vendicarmi, ma però…». La speranza è la ricerca di una via d’uscita: «Cerco di ritrovarmi, scoprire il mistero della mia esistenza. Misteri, genitori dei miei stivali, sapete cosa sono?»

Dove si fondono-scontrano bile e cuore?

<A mio avviso "Venere, io t’amerò" di Monica Cito uscito per i tipi di Perrone editore è una rivelazione nell’intasato panorama editoriale italiano, non tanto per i contenuti quanto per lo stile ed il linguaggio. Mai come in questo caso infatti la tecnica narrante del flusso di coscienza si materializza in un plot incandescente, fiammeggiante direbbe Umberto Eco. Non c’è respiro, nell’incalzare d iquesto magma linguistico che esce da un "vulcano umano", a devastare e travolgere le coscienze colpevoli. Siamo tra romanzo e pamphlet, tra il racconto e lo "scavo", vedi il continuo ed intermittente passaggio di livelli, tra una storia (o forse più storie intrecciate) e gli spaccati esistenziali e sociologici, carichi a volte di velenoso sarcasmo. Ad esempio «in questo momento siamo entrambi in casa. Tuo padre è nel cesso a farsi i lavaggi col Betadyne chirurgico per sedare il prurito da psoriasi. E tua madre guarda Striscia la notizia e i pacchi di Bonolis(e)»)

Potrei dire: la parola come delirio di una condizione amata-odiata. Ecco quindi che il magma linguistico diventa borderline tra bile e cuore, tale da evocare un doloroso e totalizzante aforisma di Oscar Wilde: «La vita è terribile. È lei che ci governa, non noi che la governiamo».

 
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:: Elisabetta Blasi
Elisabetta Blasi è nata a Grottaglie (Taranto) nel 1968. Laureata in Scienze Politiche – indirizzo storico- politico – ha curato vari studi sull’applicazione della pari opportunità fra uomini e donne nel campo del disagio sociale (in Francia), nell’istruzione scolastica, universitaria e nella formazione professionale (in Italia). Ha collaborato colla rivista web www.lankelot.com come critica letteraria ed opinionista. Attualmente collabora con Giulio Perrone Editore.
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