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2004
24
Ago

Amabili Resti

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(Alice Sebold - Edizioni e/o)

Un titolo a dir poco intrigante per un romanzo che di “solito” o “banale” ha davvero poco.
Un titolo connubio di due termini semplici, ma carichi di ridondanze di significato e che lascia immaginare un racconto di persone scomparse o sparite per qualche ragione, ma rimaste presenti in qualche modo, da qualche parte, oggetto di desiderio e di amore da parte di qualcuno.
Un titolo che invita il lettore a utilizzare l’immaginazione per dare un senso a questi “resti” e permette di intuire che l’amore e la malinconia per qualcosa che non c’è più, pervadono il romanzo.
Gli occhi vengono catturati dalle parole iniziali della protagonista che si svela immediatamente “Mi chiamavo Salmon, come il pesce. Nome di battesimo:Susie. Avevo quattordici anni quando fui uccisa, il 6 dicembre del 1973”.
Ed eccoci nel pieno della storia: il racconto dell’ assassinio di una ragazzina minorenne da parte della stessa vittima.
E’ un thriller alla scoperta del colpevole. Certo. Ma non solo.
E’ un romanzo sui sentimenti, sulle vite che un episodio sconvolgente ha portato in modi diversi a livelli di rottura.
E’ la descrizione, da parte di un’anima uccisa, violentata, smembrata e nascosta, dei personaggi che hanno vissuto con lei caratterizzando le sue giornate da studentessa e che ora, nonostante la sua mancanza, continuano a intrecciarsi e a procedere evolvendosi e maturando.
“E’ come se Susie si fosse presentata da me e io l’avessi seguita” spiega l’autrice in un intervista. Infatti è da Susie che il lettore viene preso per mano e guidato nelle trame della vicenda, osservando con la curiosità che contraddistingue la ragazzina, gli avvenimenti e il tempo che scorre alla ricerca del killer e insieme di un equilibrio esistenziale che permetta la sopravvivenza a ognuna delle persone coinvolte.
Susie racconta da un Cielo fatto a sua misura. Non il classico paradiso, ma un posto che la mente della fanciulla può adattare di volta in volta, inserendo “i desideri più semplici, ma anche i più grandiosi” .
Il lettore scopre da subito che Susie è l’unica a sapere come è stata uccisa e chi l’ha uccisa. Di lei restano solo l’osso di un gomito, uno strano berretto e il ciondolo di un braccialetto. Il corpo non verrà mai ritrovato.
La sua morte, la separazione dai suoi familiari non le permette di aiutarli nella scoperta del killer come vorrebbe, quindi Susie racconta la vicenda a partire dal luogo dove si trova, dove ”la vita è un eterno ieri”.
Con lei il lettore si trova a osservare la madre che, provata dalla perdita della figlia, perde se stessa e cerca di ritrovarsi; il padre che sa chi è il colpevole, ma non riesce a farsi ascoltare; la sorella che cresce e attraverso la quale Susie vive l’adolescenza che non avrà e l’amore che ha solo assaggiato con un veloce rapido bacio mai più ripetuto; il fratello più piccolo che non sa spiegarsi la scomparsa della sorella e che continua a vederla e a parlarle; la nonna, che con i suoi consigli cerca di portare gli altri a reagire e a vivere e che è spesso ubriaca, una vecchietta che appare debole, ma che in fondo ha una forza e un coraggio che le permettono di essere da appoggio e puntello per una famiglia che si sta disgregando.
Susie segue anche la storia dell’amica, la ragazzina “strana”, la poetessa che sperimenterà il paranormale, la persona che si rivelerà essere la più vicina a Susie riuscendo a pecepirne “l’anima” .
Il romanzo copre un periodo di otto anni.
Otto anni sono, infatti, il periodo necessario affinchè i membri della famiglia riescano, ognuno a suo modo, a superare la tragedia della scomparsa di una figlia e di una sorella.
Otto anni sono il tempo di maturazione di Susie. Il tempo necessario perché lei comprenda che non apparterrà più al mondo dei vivi e si ritrovi a dire che “cominciai a vedere le cose in un modo che mi lasciava concepire il mondo senza di me. Gli avvenimenti cui la mia morte aveva dato luogo erano semplicemente le ossa di un corpo che in un momento futuro imprevedibile sarebbe divenuto intero”.
Otto anni servono a Susie per desiderare che “la mia famiglia tornasse a casa, non da me, ma gli uni dagli altri”.
Si tratta di un romanzo che si legge tutto d’un fiato, scritto con un lessico semplice, ma decisamente coinvolgente e la storia, che a prima vista potrebbe apparire banale, viene invece sciolta all’interno del romanzo con bravura e dosando gli elementi in modo che creino un tutto armonico e mai pesante.
L’autrice di questo romanzo curioso e particolare si chiama Alice Sebold nasce a Philadelphia nel 1963 e oggi vive in California con un marito anch’egli scrittore. Il suo passato è segnato da un evento traumatico molto forte: una violenza subita all’epoca dell’università e che la spinge a riscoprire il valore della scrittura come catarsi e come mezzo e strumento per affrontare la durezza di quello che le è accaduto. E’ cosi’ che nasce il primo romanzo intitolato “Lucky”, ma è solo con il successivo, “Amabili Resti” appunto, che viene notata da pubblico e critica ed è con questo romanzo che vende più di duemila copie.
Viene anche scelta come “Writer on the Verge” dal “Village Voice”.
Del successo del libro anche la Sebold è stupita, ma afferma che “mi auguro dipenda dal fatto che le persone capiscono di dover imparare ad affrontare l’orrore, e l’immaginazione può spesso essere la migliore difesa contro di esso.”

 
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