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2006
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Giu

Madri assassine

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(Adriana Pannitteri - Alberto Gaffi editore - www.gaffi.it)

diario da Castiglione delle Stiviere

Le donne uccidono i figli piccoli per il rifiuto della loro progressiva autonomia. Soltanto le madri, è bene ricordarlo, uccidono i neonati. Per i figlicidi, quelli che avvengono dopo il primo anno d’età, l’ultimo rapporto dell’organizzazione mondiale della sanità offre invece una chiave di lettura tutta sociologica. Le donne uccidono in misura maggiore i loro figli perché sono più vulnerabili e sole, vivono lo stress di madri e donne lavoratrici, la svalutazione della loro condizione sociale da un lato e dall’altro l’esigenza di soddisfare modelli di perfezione che un tempo si chiedevano solamente alle principesse o alle dive del cinema.

Talvolta le madri uccidono ciò che non sono riuscite ad amare, la loro stessa identità. Eliminando il loro bambino, spiegano i medici, è come se cancellassero la loro insoddisfazione ma anche la parte di sé che non amano, che non riconoscono e che dunque non accettano.

Adriana Pannitteri, giornalista Rai, con questo libro ci conduce in un viaggio negli oscuri e temuti territori della mente umana, laggiù dove spesso si annida la follia che induce improvvisamente a compiere il gesto estremo.

Il racconto della Pannitteri si focalizza sulla vita all’interno dell’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere, nel Mantovano, quello che un tempo veniva orrendamente definito manicomio criminale’.

Castiglione è l’unico ospedale psichiatrico in Italia a ospitare le madri che hanno ucciso i loro figli. Per questo nell’immaginario collettivo è soltanto la casa delle mamme assassine. Queste donne rivelano per la prima volta il loro drammatico vissuto di sofferenza e solitudine.

Il figlicidio è uno dei delitti più abominevoli e inspiegabili, ma la Pannitteri non si accontenta di definire tutto ciò attraverso un termine, follia, che sembra poter chiarire la realtà dei fatti ma in verità nasconde l’incapacità e la negligenza di molti a tentare di capire, di scoprire, di vedere cosa davvero esiste dietro questi gesti. Le storie, le confessioni delle donne ascoltate dalla Pannitteri si alternano, come in una sovrapposizione cinematografica, al racconto immaginario di Maria Grazia, una bambina che ha avuto una mamma malata di depressione.

La malattia, il dolore, non vanno giudicati. Guai a cadere nella trappola della condanna. La sofferenza va compresa e se possibile curata.

La vera malattia nella maggior parte dei casi è il silenzio, o peggio ancora l’indifferenza di un familiare, di un marito troppo distratto o assente, come nel caso di Simona.

Tutto qui. Niente di complicato. “Mio marito”, accusa Simona “non poteva capire niente dei miei desideri”.

L’autrice in questo suo resoconto riesce ad essere il più possibile essenziale, scarna, senza cadere in un patetismo finto-consolatorio che sarebbe stato l’errore più grave. Il suo diario è dunque lucido, veritiero e autentico, benché in certi punti non manchino delle languidezze stilistiche, degli abbandoni eccessivamente lirici che sarebbe stato meglio eludere.

Il diario in cui la Pannitteri, con rigore e, nello stesso tempo, sentita partecipazione, raccoglie le testimonianze di queste madri appare dunque un libro importante, delicato, che può senza dubbio aiutare a comprendere, oltre alla malattia altrui, anche e soprattutto le colpevoli manchevolezze della nostra sensibilità.

Quelle madri non hanno volti maligni, come pensava Lombroso, ma solo ombre, battiti di ciglia… chi guarda davvero negli occhi delle madri che stanno male?

 
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:: Alessio Degli Incerti
Alessio Degli Incerti nasce a Roma nel 1974. Laureato in Lettere Moderne, nutre da sempre una passione per la Letteratura e il Cinema. Nel 2002 ha pubblicato per la casa editrice Cinetecnica il saggio ''Immagini in TV: il montaggio televisivo''. Ha lavorato fino al 2005 come collaboratore editoriale presso la Castelvecchi.
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