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2006
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Giu

Non dire il mio nome

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È ARRIVATA LA MAESTRA

 

Le bugie non sono che prove generali della verità. Quando le dici prepari la cornice, poi, se ci credi abbastanza, sarà la vita stessa a riempire la tela. (pag. 134)

 

Eh, già: ma quando tutto un sistema culturale (la Provincia italiana, da Treviso a Rosignano Solvay; dal Sannio alla Bergamasca… e in tali casi sì che l’Italia è veramente UNITA!) propala da secoli, indefessamente, la menzogna secondo la quale il Matrimonio è vissuto come l’Emancipazione per antonomasia delle figlie dalla casa del pater familias, ché hai voglia a riformare l’istituto giuridico matrimoniale: è sempre Lui il Capo assoluto…

Beh, in tali casi, cara Presciuttini, la vita non riempie solo la tela!

 

La vita, come dice anche questo migliore volume della collana “Gli Intemperanti” allo stato, crea un tableau vivant fatto di padri violenti e stupratori, e di madri nevrotiche finte complici delle vittime, in realtà aguzzine peggio del carnefice.

Ed una giovane ragazza che fatica a scoprirsi omosessuale ha bisogno di cambiar nome addirittura, di “passare dall’altra sponda” in senso non meramente figurato (prende infatti il traghetto, Pedro che rifiuta d’identificarsi col nome impostole da quella coppia di sgherri che si ritrova per genitori, e su un’isola trova la sua vera vocazione, il principio della vita che vuol vivere), per capire chi è e che chi vuole nel cuore e nel corpo.

 

Una bruttissima storia, l’ennesima bruttissima storia di diversità conculcate, asfissiate, che faticano ad emergere perché sommerse da uno strato di letame atavico; letame di conformismo, letame di patriarcato, letame di violenza e stupro.

Pedro solo all’ultima pagina sarà chiamata, e non a caso dalla sua vera madre spirituale (zia Teresa, napoletana colta, che si è emancipata attraverso i libri ed il sapere: una sorta di neoilluminista dei poveri), col nome di battesimo.

Quando scoprirete qual è, vi verrà da piangere, credetemi.

 

Una storia di cattiverie, ma narrata, scritta e vissuta dalla protagonista con una sorta di ubriaco humour nero. Dalla cui patina emergono figure di comparse grottesche, quadri dipinti ad olio da una perpetua ingiustizia sociale, che rende questa nostra Italia fondata sul lavoro sì, ma lavoro NERO, PRECARIO, MALISSIMO RETRIBUITO.

Su una cosa, però, dissento da Pedro: anche chi il “pezzo di carta” ce l’ha, si ritrova spesso e volentieri nell’abisso del lavoro come viene viene; anzi pure peggio: il nuovo proletariato, signore e signori, è quello intellettuale, e credetemi sulla parola, lo scippo di dignità che solo un vero lavoro può dare fa più male a chi quel pezzo di carta ce l’ha, magari pure cum laude!

 

Proletari “titolati”, dunque, che spesso vengono costretti a farsi una schifosa guerra tra poveri, perché non è solo la pur perita Presciuttini Paola a trattare queste brutte ed attualissime tematiche…

 

E qui mi fermo, salutando la maestra degli Intemperanti, che sospetto, come ebbi modo di scrivere nelle altre recensioni che li riguardano[1], essere allievi di un’annata di una certa scuola di scrittura creativa, tanto simili sono le tematiche di volta in volta affrontate.

La Presciuttini stessa non vi sfugge: incesti, squallori sociofamiliari da terzo mondo, animali ammazzati (stavolta, almeno, non si tratta di cani, bensì di un povero cavallo impazzito, non a caso chiamato Nerone).

 

 

 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE.

Paola Presciuttini, giovane romanziera italiana.

Allieva di Dacia Maraini, è anche docente di una scuola di scrittura creativa a Firenze, oltre che nella scuola di drammaturgia dalla Maraini messa su (questo almeno si legge in quarta di copertina). Questo è il suo terzo romanzo.

 

Paola Presciuttini “Non dire il mio nome”, Meridiano Zero, Padova, 2004.

 

Volume quinto della collana “Gli Intemperanti”, creata e diretta da Giulia Belloni. Proveniente anche lei da una scuola di scrittura creativa: la Holden di Torino, messa su da Alessandro Baricco.
Un saluto anche a lei.



[1] Su www.lankelot.com troverete: Giulia Belloni “Gli Intemperanti”; Marco Archetti “Lola Motel”; Davide Cavagnero “Noi due”, da me redatte, nella sezione Narrativa; Francesca Genti “Il vero amore non ha le nocciole”; a cura di Monica Cito, sezione Poesia. Anche l’amica Lisa Massei su Lankelot ha recensito “Gli Intemperanti” e questo “Non dire il mio nome”.

 
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:: Elisabetta Blasi
Elisabetta Blasi è nata a Grottaglie (Taranto) nel 1968. Laureata in Scienze Politiche – indirizzo storico- politico – ha curato vari studi sull’applicazione della pari opportunità fra uomini e donne nel campo del disagio sociale (in Francia), nell’istruzione scolastica, universitaria e nella formazione professionale (in Italia). Ha collaborato colla rivista web www.lankelot.com come critica letteraria ed opinionista. Attualmente collabora con Giulio Perrone Editore.
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