:: Home » Articoli » 2006 » Maggio
2006
28
Mag

Train du rêve

Commenti () - Page hits: 1350

(Francesca Mazzucato - Giraldi Editore)

Se vi piacciono le storie lineari, pensateci prima di comprare questo libro. Se il vostro modello di letteratura è "Tizio fa questo e quello, e poi capita quest'altro e tutto finisce in questo modo" allora, beh, passate oltre, anche se il nome dell'autrice lo conoscete già, e vi ispira. Questo libro, vi assicuro, non fa per voi. Saltatelo, senza pensarci troppo.
E lasciate pure stare le recensioni, o la quarta di copertina. Perché potreste, leggendo la trama o un commento, lasciarvi fuorviare. Perché in due parole uno, sì, vi può anche dire che la vicenda narrata è quella di una persona (una donna) che va in treno da Bologna a Sanremo (passando per Milano), e magari, giustamente, la cosa potrebbe pure stuzzicarvi. E potreste pensare ad una spy story, o, tenendo conto dell'autrice, a qualcosa di più piccante. E quando poi, nelle righe che hanno catturato la vostra attenzione, dovreste trovare pure che la storia ha vari riferimenti (cosa del resto vera) ad un filone della cinematografia italiana - zac! - il gioco sarebbe fatto. Voi smettereste di esitare - e comprereste il libro. Trovandoci poi, una volta a casa, qualcosa di inatteso.
Cavolo, pensereste voi (almeno se questo pensiero capitasse in fascia protetta) una volta comodi - col libro in mano - aperto sulle prima pagine: ma chi ha fatto l'editing? perché non si è accorto che manca la punteggiatura? cosa c'entra tutta questa cosa introspettiva? dov'è, dunque, la mia storia di treni e di film?

Beh, la risposta, in quel caso, sarebbe che la storia (di treni e film) c'è, tranquilli, e che lì "inizia". Almeno per quanto una storia così possa "iniziare". Lo stream of consciousness di apertura (di cui Francesca si è già mostrata maestra anche in altre opere recenti) è il gradino alto. E', paragone iperbolico, il tedesco e il latino di Baudolino. E' il momento della prova d'orchestra. Che da il via alla sinfonia che segue.
Perché - come dicevo - la storia non è esattamente lineare. E non poteva certo avere un inizio che lo facesse pensare.
Perché Bologna è la partenza e l'ombra, l'odore. Da cui parte un viaggio (che non finirà) e in cui, in parallelo, si volge un momento sentimentale che sta eternamente finendo. Perché da Bologna inizia a muoversi il circo. Come se Bologna fosse contemporaneamente una base, e una metafora, in quanto Bologna-stazione, del brulicare di vita e di vicende. Che hanno, ovvio, una collocazione temporale, un prima e un dopo, un "quando", ma che, contemporaneamente, sono solo lì, in qualche modo archetipe, in qualche modo, singolarmente, universali.
E così - il protagonista - quello che, incauti, una volta preso in mano il libro, sareste invitati a seguire - farà da vettore più che da attore. Compirà azioni volontarie, e sarà, sì, il capomacchina del tutto (il viaggio, in fondo, è il suo, suoi gli occhi e le orecchie, e in qualche modo, sua sarà la "voce") ma non vi sarà facile aggrapparvici. Perché la sua è una presenza fluida e catalizzante. Un volto noto in un ambiente (al volto) noto. Ma sarà spesso il vuoto riempito dal contorno. Fino a saturarvi l'immaginario in un espandersi di diramazioni possibili che passeranno, in rapida successione, da ciò che dice e che sa il protagonista, a ciò che sa l'autrice. Per spingersi ancora oltre - arrivando a mixare l'arte alla biografia (non, di certo, puntuale, ma a tratti piuttosto evidente) toccando le vostre corde, il vostro background, per arrivare a farvi riconoscere la persone e le situazioni come, in parte, appartenenti anche ad una qualche vostra storia - ad un qualche vostro sogno diurno.
Di certo - potreste non avere mai incontrato l'uomo che vende tube - o il violinista. Ma se andate oltre alle "figure", alle caricature quasi forzate così che sia più facile accettarle, sorridendo, anche quando il loro carico personale sfuma dalla commedia al dramma, l'anima dietro, quella, facile che possiate riconoscerla. Magari a frammenti. Da ricostruire come un mosaico. Ma l'esercizio, con la dovuta attenzione, ha sicuramente una soluzione (personale) di complessità finita.

Ma la storia, l'azione?
Come vi dicevo - il libro non avreste dovuto comprarlo, se la vostra domanda, in un punto qualunque della lettura dovesse diventare questa.

Non perché la storia e l'azione non ci siano - ma perché quest'opera è particolare e la densità richiede più attenzione. Che serve per decantare i vari aspetti di quelle vicende non separate esplicitamente dall'insieme. E, al contrario, per riunire quelle molteplici che sono (apparentemente) pezzi di un collage dai colori troppo distanti, che formano uno schema che si vede solo facendo uno o due passi indietro. Perché le microstorie - l'odore e il gusto di questo libro - non sono fini a se stesse, ma sono lì, quali quadri spesso completi. A legare, come in una catena di DNA, le due metavicende principali - che a tratti diventano vivide e reali - alternate a momenti surreali, dipinti di un io pensante che si lascia narrare.
Perciò scoprirete aspetti - da una stazione all'altra - dei tanti personaggi in gioco. Seguirete, tramite la loro voce, o quella di altri, il loro sviluppo narrativo, la loro costruzione vitale. Sentendovi a tratti a metà tra il reality show e la sit com. Proiettati in un film in bianco e nero con dialoghi moderni. In cui personaggi d'altri tempi si confrontano con giovani di oggi. In cui nobili si alternano a figure da/del Costanzo Show. In cui tutto si apre e si chiude lasciando un senso di pace e di attesa. Che ci porta ad un finale lieve e d'impatto insieme. Tramite una narrazione sicura e strutturata che sembra costituita a volte, nel suo essere pregna, quasi da una continua catena di (splendidi) aforismi. Di attimi su cui riflettere perché nel sussurrare, suggeriscono, e nel raccontare, ricordano.

Una prova veramente alta, frutto di un lungo lavoro. Un testo molto diverso dalle ultime due pubblicazioni - ricamato a trama fitta. Un tributo ad un amore per i treni e le stazioni, che è in realtà è/sottende un amore, una passione dell'autrice, per le vicende che stanno dietro alle persone. Un omaggio a Zavattini e non solo, dal punto di vista letterario, che tracima stimoli e spunti. Che poteva essere più lungo o più corto - se scritto così - perché la vita non è mai sproporzionata e il testo ne è impregnato. Tanto che l'idea dell'editore di proporre un concorso per sviluppare a parte qualcuno dei personaggi (vi invito a riguardo a collegarvi al sito della Giraldi per saperne di più) è così buona quanto - in qualche modo - inevitabile. Perché il lettore avrebbe comunque tenuto in mente almeno qualcuna delle figure incontrate - aggiungendo per sè quanto sotteso ma non esplicitato. Quanto nascosto nelle pieghe della realtà che stanno tra racconto scritto e narrazione orale, tra il conosciuto dall'autrice e il saputo di chi attento legge e ascolta.

Ah - ho avuto il piacere di leggere una versione di molto precedente a quella finale - già ottima - che ha mostrato che quando si parla di arte, con certi autori, si parla di arte E di tecnica, di una capacità Operativa - con la o volutamente maiuscola - oltre che immaginifica. E di come, mettere le mani, "manipolare", una creazione letteraria, non è spesso un delitto nei confronti dell'ispirazione di un momento storico preciso, ma un modo per aggiungere spessore ed energia a qualcosa. Come se le parole - messe su carta - non fossero stasi - ma attesa. Pronte per essere catalizzare dal lettore, certo, ma anche pronte ad una nuova metamorfosi, grande o piccola, che porta oltre - in crescita.

 
:: Vota
Vota questo articolo: 1 - 2 - 3 - 4 - 5 (1 = scarso - 5 = ottimo)
 
:: Marco Giorgini
Marco Giorgini: (Modena, 21 Agosto 1971) responsabile del settore R&D in una delle più importanti software house italiane che si occupano di linguistica applicata. Dal 1994 coordina la rivista culturale KULT Underground (www.kultunderground.org) e dal 1996 la casa editrice virtuale KULT Virtual Press (www.kultvirtualpress.com); autore di racconti e sceneggiature, ha contribuito ad organizzare mostre e concorsi letterari, tra cui ''Il sogno di Holden'', 8KO- e In Xanadu. Da marzo 2005 realizza una striscia a fumetti bisettimanale sul mondo degli esordienti, chiamata Kurt (www.kurtcomics.com).
MAIL: marco@kultunderground.org
:: Articoli recenti
 
KULT Virtual Press e KULT Underground sono iniziative amatoriali no-profit - per gli e-book e per gli articoli fare riferimento alla sezione Copyright
Webmaster: Marco Giorgini - e-mail: marco @ kultunderground.org - Per segnalazioni o commenti inviare una e-mail a: info @ kultunderground.org
Questo sito è ospitato su server ONE.COM

pagina generata in 85 millisecondi