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2006
23
Apr

Sul conformismo di sinistra

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(Fulvio Abbate - Alberto Gaffi editore - www.gaffi.it)

Iniziamo dalle basi minime: si dice conformista uno che si conforma, uno che assume la forma del contenitore, dei contenitori esterni. Sinonimi possibili: conformazione, taglie conformate, conformità, copia conforme, cominform, ecc. ecc.

Fulvio Abbate, intelligente scrittore e giornalista, nonché studioso di Pier Paolo Pasolini e conduttore fino a qualche anno fa dell’irriverente e originale Teledurruti, scrive un pamphlet sul cosiddetto conformismo di sinistra. L’agile libello descrive e analizza in profondità i nostri tempi confusi e ambigui, soprattutto alla luce degli innumerevoli, camaleontici trasformismi verificatisi negli ultimi anni nella realtà politica e quotidiana italiana.

Abbate si interroga e analizza la figura del conformista di sinistra, vale a dire di colui che si professa di sinistra, magari sbandierandolo ai quattro venti, ma senza un reale e sincero costrutto interiore o una vera coscienza e coerenza storica.

Il conformista appare dunque perfettamente integrato nel sistema, di cui si limita a criticare solo la superficie, così, tanto per non perdere il vizio di trovarsi contro o all’opposizione; in realtà ciò sottende un perbenismo accigliato e pseudo- rivoluzionario.

Nel caso del conformista, colui che si “conforma”, c’è di mezzo quasi sempre il calcolo della partecipazione, talvolta acefala, o più spesso interessata, all’esistente. Il conformista non accetta che lo si possa scambiare per qualcos’altro, per un irregolare, il conformista quando può veste bene, meglio, veste “nei limiti”, giacca e cravatta: basta vedere una cena con centinaia di persone decisamente in vista di sinistra, o giù di lì, per rendersene conto. Pur non rinunciando all’equivoco della sua professione di progressismo o addirittura di alterità culturale. Il conformista ha un animo poliziesco, sì, da guardiano, crede nel controllo sociale fermamente.

La penna di Abbate si scaglia contro il conformista di sinistra, reo di aver abdicato al suo ruolo primigenio, quello di tagliare la testa al re, dunque ai padroni e ai preti.

Quali sono i suoi modelli? Carla Bruni, Isabella Rossellini e Donatella Versace!

Il pregio indiscutibile dello scrittore è quello di correre coraggiosamente il rischio di essere impopolare, perfino antipatico, visto che tra i suoi bersagli figurano anche Nanni Moretti e Roberto Benigni, due veri e propri totem del conformista di sinistra.

Emerge dunque una sinistra annacquata, permalosa, innocuamente girotondina, che riesce a scandalizzarsi per l’atteggiamento osceno di Berlusconi o per la stupidità della televisione e dei suoi reality show, ma allo stesso tempo non riesce a proporre un’alternativa valida e concreta. Conformismo quindi come anticamera dell’omologazione, e anche se Abbate non arriva a pronunciarla, si avverte in più di un punto che la parola cova sotto la cenere.

Ce n’è per tutti, perfino per i disobbedienti, per la Rai e Mediaset e per l’affaire Bonolis (sic!), o per coloro che nel 2001 al Circo Massimo incensavano Sergio Cofferati e che subito dopo lodavano la scelta controcorrente dell’ex segretario della Cgil di candidarsi a sindaco di Bologna.

Esemplare mi sembra la parte dedicata a La meglio gioventù, il film di Marco Tullio Giordana osannato dalla critica e dal pubblico, ma che non sfugge al microscopio dello scrittore, il quale arriva provocatoriamente a paragonarlo, nel suo semplicismo contenutistico- narrativo e nelle inesattezze storiche, a Un posto al sole.

L’ironia feroce di Abbate trova il suo apice nel brano riservato a Tonino Guerra, dove si deride lo stupido entusiasmo del conformista di sinistra di fronte all’exploit del poeta romagnolo nel pianeta della pubblicità. “Gianni! Non può morire l’ottimismo, è il profumo della vita”.

Piace infine sottolineare come questo pamphlet sia dedicato ai poveri che non hanno mai sognato di diventare ricchi, a quella che Pier Paolo Pasolini, insieme a Paolo Volponi, chiamava “l’umile Italia”.

Il pamphlet di Fulvio Abbate merita a mio avviso attenzione e interesse. Non si tratta di condividere idee di destra o di sinistra, ma di riconoscere con sufficiente obiettività da che parte ci si sta dirigendo, senza travestimenti o pericolose ambiguità.


Fulvio Abbate

Fulvio Abbate è nato a Palermo nel 1956 e vive a Roma. Scrittore e giornalista, ha pubblicato i romanzi "Zero maggio a Palermo" (1990), "Oggi è un secolo" (1992), "Dopo l'estate" (1995), "La peste bis" (1997), "Teledurruti" (2002), il reportage "Capo D'Orlando, un sogno fatto in Sicilia" (1993). Fra gli ultimi suoi libri "Il rosa e il nero" (2001), "Il ministro anarchico" (2004), "C'era una volta Pier Paolo Pasolini" (2005), che si muovono tutti entro un'ipotesi di racconto-documentario da cui si sente sempre più interessato.

 
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:: Alessio Degli Incerti
Alessio Degli Incerti nasce a Roma nel 1974. Laureato in Lettere Moderne, nutre da sempre una passione per la Letteratura e il Cinema. Nel 2002 ha pubblicato per la casa editrice Cinetecnica il saggio ''Immagini in TV: il montaggio televisivo''. Ha lavorato fino al 2005 come collaboratore editoriale presso la Castelvecchi.
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