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2006
8
Apr

Silenzio a Milano

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(Anna Maria Ortese - Laterza)

 

 

STORIE D’ORDINARIO ANNICHILIMENTO

 

[…] la legge della grande città industriale e medioevale, affarista ed ascetica, spregiudicata e prudentissima, che dovunque sospetta un’infrazione alla regola, all’ordine stabilito; e consiglia continuamente il silenzio, predica incessantemente il silenzio; dispone senza stancarsi la condizione prima del silenzio: la solitudine. (pag. 78)

 

Eccomi a voi con questo secondo contributo alla conoscenza di Anna Maria Ortese.

 

Il testo in commento consta di una raccolta di sette racconti, ambientati un tantino più a nord della Napoli ritratta cinque anni prima.

Ci troviamo infatti a Milano ed immediati dintorni, stavolta.

Ma la sostanza non cambia, a dispetto del troppo scontato cleavage socioeconomico che bipartisce il nostro Stivale in Nord ricco, cosiddetta e sedicente locomotiva economica della Nazione, e Sud povero, che invece è propalato come l’ultimo è più scassato dei vagoni del treno.

E quanto non cambi ce lo fa ben capire la Ortese, focalizzando anche qui i suoi antieroi, vinti ed avvinti dalla frenesia del primo (ed unico di quelle proporzioni) boom economico italico (quello postbellico), tanto quanto i loro coevi colleghi napoletani de “Il mare non bagna Napoli” sono inglobati nelle spire dell’Antieconomia, che produce ozio e rassegnazione ed eterni ritorni del cerchio della grecità.

 

Nel suo tipico stile che intarsia magistralmente stile documentaristico e deliri interiori produttori di vortici di languore allucinogeno ed allucinato, l’autrice ci propone una carrellata di sottoproletari, operai non ancora “borghesizzati”, emarginati e devianti d’ogni sorta. Monocordi, straniti lemuri con una preoccupazione e un dolore limitati a un solo argomento, e tuttavia così grandi, così intensi […] (pag. 47)

 

La carrellata succitata comincia proprio con un documentario (tale può infatti definirsi il primo dei sette racconti: “Una notte nella stazione”) dalla stazione di Milano by night, dove una documentarista si aggira con tanto di fotografo al seguito, a raccontarci di uomini e donne che entravano in questa città per essere trasformati in cose, in cifre, o respinti (pag. 35).

Si direbbe un vero documentario di una vera giornalista. E chissà che la Ortese non abbia indossato realmente questi panni: come d’abitudine, ci confonde.

Ma intanto si fa mattina; una mattina che appalesa tutto il tremendo equivoco ch’era quello di generazioni niente affatto educate, in un modo o in un altro dedite esclusivamente al denaro (pag. 39).

Equivoco perché cotanta frenesia tradisce una mancanza totale di etica, sia pure quella del capitalista nordeuropeo magistralmente analizzata da Max Weber. Equivoco che si sostanzia nella […] vera funzione della Stazione Centrale – porta del lavoro, ponte della necessità, estuario del sangue semplice –, quella funzione d’INNESTO tra MANO D’OPERA ETERNA, e un CAPITALE ALTRETTANTO ETERNO E IMPASSIBILE (pag. 44; stampatello mio).

Mancanza di etica vuol dire anche mancanza di fede. Di qualsiasi fede

Forse era un ricordo, Dio. Un ricordo della forza com’era al momento che nacque. Poi era diventata Produzione. (pag. 123)

 

Del resto, quando anche il partito che per antonomasia difende la “mano d’opera eterna” era finito. Era cominciato con l’Ungheria, quando s’era scoperto che anche i russi erano come hitleriani o fascisti, adoperavano le armi per imporre le idee, e gli eserciti in luogo dei libri: non avevano cioè né vere idee, né veri libri (pag. 129), i veri vinti, i veri annichiliti sono uomini e donne senza peso, senza patria, senza valore, perché conoscevano il rispetto. Erano perduti perché non volevano combattere contro l’uomo (pag. 136).

 

Così, il sonno della Natura Matrigna “napoletana” diventa tutt’uno col Silenzio, colla solitudine del lavoro, dell’ignoranza e del silenzio e del lavoro e dell’ignoranza (pag. 123), imposti da questi moderni schiavisti, invisibili, mai espressamente citati, eppure i veri soggetti di questi sette magnifici racconti: i Padroni.

Che conculcano i loro operai/schiavi.

Ma non solo loro: l’invereconda smania del Dio Produzione viene imposta de relato anche a vecchie signore rovinate economicamente e psicologicamente, vecchie proprietarie di condomini ex lussuosi nel centro di quest’antropofaga Milano (come ben illustra il quinto racconto: “La città è venduta”). Donne, insomma, che per varie ragioni non hanno mariti, padri, fratelli, fidanzati Businessmen che possano farsi continuatori dell’antica accumulazione di capitale.

 

Ed eccolo ancora, il cerchio della grecità, dove mai e poi mai ci saremmo aspettati di trovarlo: nell’urlo finale (non a caso l’ultimo dei sette racconti, è intitolato “Lo sgombero”) di queste vittime di quell’ideologia sfrenatamente liberista, generatrice di disuguaglianze socioeconomiche e darwinismo sociale, che puntualmente si ripete in ogni parte del mondo che imbocchi la strada dello “sviluppo”. L’eterno ritorno, caro il mio Nietzsche, è anche questo qui:

E il Silenzio! Che silenzio, intorno! Che silenzio sopra Milano, nel mondo! Che impossibilità di gridare, di chiamare aiuto, di muoversi. Che morte fatta di silenzio, di abbiezione! (pag. 137).

 

 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE.

Anna Maria Ortese (Roma 1914/ Rapallo 1998), romanziera e poetessa italiana.

A buon diritto annoverabile tra i Grandi della nostra letteratura.

 

Anna Maria Ortese “Silenzio a Milano”, Editori Laterza, Bari, 1958.

Una “chicca”, l’edizione in commento, da me e dalla mia compagna Monica rinvenuta in un provvido mercatino dell’usato l’anno scorso. Quando l’editrice Laterza si occupava anche di narrativa, editava veri capolavori.
 
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:: Elisabetta Blasi
Elisabetta Blasi è nata a Grottaglie (Taranto) nel 1968. Laureata in Scienze Politiche – indirizzo storico- politico – ha curato vari studi sull’applicazione della pari opportunità fra uomini e donne nel campo del disagio sociale (in Francia), nell’istruzione scolastica, universitaria e nella formazione professionale (in Italia). Ha collaborato colla rivista web www.lankelot.com come critica letteraria ed opinionista. Attualmente collabora con Giulio Perrone Editore.
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