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2006
30
Mar

L'incerta specie

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(Claudio Pagelli - LietoColle)

Sedici poesie “esercizio di vanità”? Se volessimo dare ragione allo stesso Pagelli, dovremmo dire certamente Si. Riprendendo e Rivalutando alcuni suoi versi che aprono la silloge.
Fortemente significativa la citazione, recuperata dallo scrittore Moresco, che precede la raccolta di Claudio Pagelli, L’incerta specie, “Che cosa ne sa una meteorite se sta precipitando o ascendendo? Rispetto a cosa? Se sta andando verso qualcosa che si può definire un avanti o un didietro?” Affascinanti anche le due illustrazioni di Emanuele Gregolin (una di copertina, e una allocata a mo’ di postfazione onirica). Analitica e dettagliata parecchio, l’introduzione di Manrico Murzi.
“Aperti come bulbi di luce” o “nudi come gigli in mezzo al mare”, non possiamo che farci sollevare da alcune domande: “cosa davvero importa? / la vita, la morte?” Solitamente, il poeta o la poetessa che mettono in gioco più volte la parola poesia, come per cercare un’iterazione, rendono fiacchi e mollicci i versi. In questo caso, per esempio in Afrodite e il vino, l’autore riesce a non stropicciare troppo l’effetto delle sue invenzioni. Si legga, per averne una prova “la poesia è il vino, è il / tuo mangiarti in te. / come un accento carnivoro, come l’onnivoro / senso di colpa che di / colpo ti spossa, ti / spacca il sangue / in un tonfo d’eco. / la poesia ti slaccia / tutto, è il buco d’infinito / d’un pensiero lungimirante, solitario. / è l’aria, - / il giro di respiro / cha abbocchi – la fine / del vino nei tuoi / occhi…” Nonostante la rima molto scontata, i passi sono prudenti. E il tono è ben calibrato. La scelta del rompere il verso in maniera troppo violenta non si capisce, onestamente. Ma si tratta, comunque, d’una cosa di poco conto. Annegata nell’originalità della trovata.
Di questo giovane poeta si possono immaginare gli studi classici, o almeno letture attente d’un certo periodo storico. C.P. è giovane, nato nel 1975. Con una strada lunga davanti a se, per dirla senza sfoggiare troppi eufemismi. Per conoscere meglio questa opera prima, occorre leggere attentamente sta poesia che da il titolo al volume “le certezze sono cenere fra vertebre / in crollo, stelle d’oro odorose / come un morbo nero al collo, un / dito nell’imo più profondo che toglie / il fiato / e tu gridi quel grido altissimo / fino ai ginocchi di dio, nudi, in / diminutivo.” Non renderemmo utile servizio all’autore se andassimo a scomporre, o addirittura, decomporre lo scritto per parlarne in maniera più esaustiva. Allora, aggiungiamo che la poesia seguente a questa è dedicata al Papa precedente. Molto particolare e interessante pure Gesù e la lucertola, fra quelle meglio riuscite. Sedici poesie che annunciano pubblicazioni di valore più alto.

 
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