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2006
8
Mar

Andrea Giannasi

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Parla Andrea Giannasi, direttore editoriale della Prospettivaeditrice

"Non si deve avere timore di scardinare l'intera filiera dell'editoria libraria, per rimontarla pezzo per pezzo, adeguandola di fatto alle nuove forme contemporanee. Il tutto grazie ad una nuova prospettiva". Questo è il motto dell'editore Andrea Giannasi della Prospettivaeditrice di Civitavecchia. "Ma con solide radici toscane" ci tiene a sottolineare il direttore di origini lucchesi.

Un editore, una storia: qual è la sua?
Come spesso accade nella vita prima di diventare editore ho dovuto passare molti traguardi. Il primo ormai quasi venti anni fa, quando diventai bibliotecario documentarista della Regione Toscana. Un lavoro che mi portò a lavorare in decine di biblioteche pubbliche e private della regione. A conoscere la realtà editoriale italiana dalla parte dell’operatore di settore. Poi il passaggio a lavorare come praticante in un giornale quotidiano, fino a diventare giornalista e responsabile della pagina di cultura. Ho cambiato poi diversi quotidiani e un settimanale prima di raggiungere il traguardo della laurea in Storia contemporanea all’Università di Pisa.
Poi un giorno sono stato chiamato a Siena per la direzione di una rivista letteraria. Nacque Prospektiva che oggi si trova nelle librerie Feltrinelli e ha un sito tra i più visitati nel settore www.prospektiva.it
Da quel momento è stato un crescere di iniziative, fino al1999, quando fondammo a Siena la Prospettivaeditrice, che oggi ha la direzione centrale a Civitavecchia.

In un mondo editoriale così affollato come desidera che si distingua la sua casa editrice? Quali sono gli elementi di originalità del suo progetto
editoriale?

La Prospettivaeditrice si pone con un progetto ambizioso ed una collocazione nuova nel panorama editoriale italiano. In sostanza seguiamo le orme dei grandi editori con i passi di una media casa editrice, adeguando la diffusione dei libri ad una reale domanda e non al contrario. Questo ci permette di avere un rapporto diretto con le librerie - oltre 900 gestite dal nostro ufficio distribuzione - ed un controllo costante sulla produzione e sul magazzino. Ovviamente abbiamo anche alcuni distributori (NDA, LS) e puntiamo molto sulle vendite in internet privilegiando i rapporti con 365Bookmark e InternetBookshop.
Comunque il punto di forza rimane quello di avere costruito all'interno della struttura aziendale tutti i riferimenti della filiera dell'editoria. Abbiamo acquisito una tipografia per la stampa interna, un magazzino, aperto un ufficio di promozione e di distribuzione. Di fatto manca solo una libreria come elemento estremo del sistema "libro".
Risulta poi fondamentale in questo quadro il progetto culturale della Prospettivaeditrice. La casa segue con particolare attenzione la letteratura “giovane”, cercando di scandagliare le penne tra i tanti che seguono Prospettiva. Da questo la nascita della collana On the Road ed il forte legame alla beat generation, al post-pop e alle tematiche socio-politiche lanciate oltre quaranta anni fa negli Stati Uniti.
Ma non solo. La collana Costellazione Orione sta proponendo buoni saggi, così come i gialli e i noir del Foglio.
Il nostro orgoglio rimane però la collana I Territori, frutto di un accordo tra Tesionline, Corriere della Sera e Prospettivaeditrice per la pubblicazione di tesi di laurea.

Quale pensa che possa essere il futuro dell'editoria in Italia e della sua casa editrice in particolare? 
La Prospettivaeditrice sta consolidando una struttura ancora fresca di novità. Certo che i nostri 350 autori costituiscono un ottimo tesoro da conservare e alcune scelte ci permettono di guardare con ottimismo al futuro, anche se il settore vive troppo spesso su meccanismi non sempre comprensibili. Non intendiamo cercare, come molti editori fanno, il libro che cambierà la casa editrice (cosa accaduta negli ultimi anni con la Tamaro, Camilleri e Rowling). Il colpo a caso non ci riguarda. Insomma il libro "con la gonna trasparente" lo lasciamo ad altri. La Prospettiva ha un progetto culturale molto complesso, che non si può basare sulla vendita di un titolo. Per questo stiamo abbandonando - purtroppo - la poesia puntando su saggistica derivata da lavori universitari e narrativa generazionale.

In Italia si legge poco: di chi è la colpa? Un po' anche delle case editrici?
Questa è una domanda sulla quale potremmo organizzare un convegno. Credo che la responsabilità della carenza di lettori debba essere suddivisa tra tutti gli operatori del settore. Dunque editori, scrittori, mass media, distributori, librai e purtroppo anche i lettori stessi, sono responsabili di questo sistema. Ma non aggraverei la questione.
In Italia si legge poco, ma non così poco come molti operatori intendono far trasparire. Certo è che il costo dei libri (e spesso anche il loro contenuto), la lentezza dei distributori, la svogliatezza di molti librai (che però oggi si chiamano "commessi"), la sordità circolare di certi giornalisti e la pigrizia di molti lettori, formano un puzzle dalle tinte fosche.
Ho lasciato fuori da questo giudizio di responsabilità, volontariamente la scuola. Questo perché il discorso lettura nelle scuole italiane andrebbe affrontato in sede separata. Conosco molti insegnanti che si impegnano a consigliare e far leggere i libri ai propri alunni e dunque la scuola di fatto rimane l'ultima isola dove si parla di testi in maniera corretta (ma non sempre e ovunque).
Ecco in Italia potremmo parlare nuovamente - come avveniva negli anni settanta - di analfabetismo di ritorno, considerato che dopo le scuole medie superiori a venti anni molti giovani abbandonano la lettura per non ritrovarla mai più. Questo perché giornali, televisioni e radio parlano poco e spesso male di libri. Ma ripeto la questione meriterebbe un convegno intero di studi e di confronto tra le parti.

Come immagina che sia il suo lettore ideale? E quali i passi pe avvicinare i lettori ai libri di Prospettiva?
Abbiamo un bacino di utenza molto ampio. Grazie alle frequenti presentazioni che faccio in giro per l’Italia - nel 2005 quasi 200 - ho avuto modo di conoscere molti lettori di Prospettiva e incontrare giovani di venti anni, come anziani di settanta. Questo mi piace, perché è uno stimolo continuo a proseguire in questo campo. Nel 2006 poi saremo alle fiere del libro di Genova, Torino, Rovigo, Vicenza, Roma, Chiari-Brescia, Pisa, e ai festival "Parole Erranti" in Calabria e al Malastrana di Cascina-Pisa. Ovviamente questo ci permette di "toccare" con mano i nostri lettori e raggiungere commenti e giudizi per meglio costruire il 2007.

Quale dei suoi libri le ha dato maggiori soddisfazioni e perché?
La Prospettiva ha in catalogo quasi 400 titoli e non riuscirei a fare una “classifica” dei libri migliori o peggiori. Tutti i libri hanno la loro importanza e tutti i libri hanno arricchito culturalmente la casa editrice. Ovviamente ci sono alcuni titoli che hanno venduto molto, mentre altri sono fermi a poche copie, ma questo ha un valore solo commerciale. Le faccio un esempio. Abbiamo in catalogo, ma non le dirò il titolo, un libro che ha venduto quasi tremila di copie, e che io non intendevo mettere in edizione. Mentre ne ho un altro, uscito nello stesso periodo, molto migliore dal punto di vista letterario, che ha venduto in un anno meno di 400 copie. Ovviamente tra i due sceglierei il secondo, ma il settore commerciale della Prospettivaeditrice, quando faccio questi discorsi, storce il naso. E allora che fare?
Cercare di unire i due elementi. Ovvero proporre libri di nicchia che abbiano comunque un buon bacino di lettori. Questa la nuona sfida della Prospettivaeditrice.

Riferimenti
www.prospettivaeditrice.it
direttore@prospettivaeditrice.it

 
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