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2006
28
Feb

Nuvole

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(Norma D’Alessio - Ed. Oèdipus)

La discesa nei luoghi oscuri della psiche, dove la genetica, un trauma o anche la malattia creano i mostri che talora infestano la condotta umana, ci consegna, in questo nuovo lavoro di Norma D’Alessio Nuvole, il ritratto impietoso e sgradevole di un individuo violento fino all’omicidio.

Con la meticolosità di un ricercatore, l’autrice annoda i fili del suo personaggio dall’infanzia tormentata, alla vita da adulto sessualmente insaziabile e aggressiva fino al sadismo, alla maturità in vero mai raggiunta, aggravata poi dalla condanna di una malattia incurabile e ogni particolare evolve nel rispetto della lezione psicanalitica, che fa del protagonista, pur nei caratteri dell’abbrutimento e della negatività, una costruzione letteraria non solo plausibile ma addirittura esemplare.

Ma nell’assetto psicologico di Silvio si può rilevare anche un connotato sociologico, quale prodotto del decadimento dei valori collettivi dell’occidente, nell’attuale fase storica che confeziona i suoi modelli nell’apparenza, nella bellezza fisica e nel far soldi in qualunque maniera.

Inoltre la formazione scientifica dell’autrice, che è medico, consegna altre qualità alla scrittura che insegue il personaggio nelle sue devastanti emicranie o nell’urgenza e liberazione del suo desiderio con un approccio per così dire tecnico, per l’efficacia della descrizione sintomatica e lo sguardo veloce e asettico, anche quando il riferimento sessuale oltre che esplicito diventa maniacale e ossessivo.

Sin dalle prime pagine, per tali peculiarità, si viene spesso trasportati in un’atmosfera irrespirabile, a tratti claustrofobica, che a momenti ricorda certi ambiti angoscianti alla S. King, nel vorticoso dipanarsi della pagina, continuamente intessuta di presente e passato, perché la rievocazione dell’infanzia si dipana nei ragionamenti di Silvio attraverso un continuo flash back.

L’abilità della D. crea e mantiene fino all’ultimo una particolare tensione che sostiene la narrazione e che impegola il lettore il quale non può staccarsi dalla pagina fino allo scioglimento finale.

Ritengo, questa, la sezione del romanzo più convincente e meglio riuscita.

Nella seconda parte, che principia col rimorso crescente per l’omicidio involontariamente commesso, il protagonista, nel dolore per il delitto, matura una sorta di autocritica e quindi di rigenerazione, recuperando il rapporto logorato con la moglie, i figli e la tata che lo ha cresciuto come lo avesse partorito.

Disincanto e pessimismo sulla condizione umana si deducono pure da una lettura superficiale. I rapporti interpersonali, anche all’interno di una coppia e di un nucleo familiare, non includono la percezione e la condivisione del groviglio che ciascuno annoda dentro di sé. Nessun essere umano è tuttavia pacificato neanche con se stesso, alla ricerca di luoghi di serenità, che Silvio pone in mezzo alle nuvole, nell’incoscienza della vita prenatale o addirittura dopo la morte. Solo nelle condizioni di assenza di pensiero, ossia di riflessione sul proprio destino, si può sperare di far tacere il rovello che ci pungola dalla nascita all’ultimo giorno di vita.

Fissare le nuvole mi piace tanto, mi calma. Mi distende. Mi fa pensare alla vita fetale. Doveva essere bello starsene in quel mare di acqua, senza udire niente, o meglio udendo i rumori smorzati, come suoni che ti arrivano da lontano…dondolando la testa, succhiando un ditino…Ma gli occhi, come sono gli occhi quando si sta nel ventre, aperti o chiusi? E le ciglia, ci sono già le ciglia?

La ricerca dei sensi che l’essere umano subisce come una fatalità è sempre seguita purtroppo dal silenzio, come l’autrice evidenzia anche nella poesia scelta per l’epigrafe.

Il libro poi ha un andamento quasi visivo per l’attenzione a ogni particolare, compresi i capi di vestiario. E’, infatti, romanzo di movimento, localizzato in ambienti e città diverse, in situazioni in cui anche la meteorologia è ben sottolineata, oltre che racconto di finezze psicologiche. Ancora questa caratteristica è collegata ad altri talenti della D., anche pittrice, come dimostra l’illustrazione in copertina che ha curato personalmente, attitudine che fa immaginare in lei abilità nel dare concretezza e spessore alla scena ancora prima o contemporaneamente alla posa in opera delle parole.

Un ulteriore positivo richiamo merita lo stile, asciutto e veloce, con un periodare breve e un’aggettivazione contenuta, sorretto inoltre dall’ottima capacità di incardinare il dialogo.

Un’opera dunque matura e smaliziata, dall’impianto narrativo in senso lato non banale, che merita un lungo cammino e visibilità.

 
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:: Fortuna Della Porta
Fortuna Della Porta nasce in provincia di Salerno e lì ha vissuto per molti anni. Dopo la laurea in lettere per quasi un ventennio si è dedicata all’insegnamento, trasferendo nella professione l’amore per la classicità e la parola poetica. Ha pubblicato due volumetti di versi: Rosso di sera, ed. Il Calamaio e Diario di minima quiete, ed. LietoColle. Un poemetto di circa 1000 versi, Canto Primo, è apparso sul periodico letterario Poiesis. Recensioni, articoli, racconti e il dramma Scacco al re sono stati pubblicati in siti specifici della rete, mentre alcune raccolte inedite, e Rosso di sera, si sono segnalate tra i vincitori o i finalisti in alcuni premi (J. Prévert, E. Morante, G.Lorca.)
Collabora a numerose riviste sia cartacee che on line. Vive ormai stabilmente a Roma.
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