2006
23
Feb

La rosa del farmacista

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(Robb Candace)

Una trama fitta e intrigante che ci svela via via la psiche occulta dei personaggi e, nello stesso tempo, con procedere lento, ci introduce nel medioevo, attraverso un esame ben calibrato di uno degli aspetti più importanti: quello religioso. Ma è proprio in un’atmosfera di sacralità, il cui senso di pace ci mantiene inverosimilmente sospesi, che si svolgono i delitti, in maniera così facile da stupirci. 1363. York. L’affascinante Owen Archer, un tempo formidabile arciere, è preso a servizio dall’arcivescovo per indagare sulla morte del suo pupillo, avvenuta, per cause non note, nell’abbazia di St.Mary. Nel medesimo luogo e con gli stessi sintomi, muore un pellegrino di cui non si conosce il nome. Le morti misteriose e lo sfondo medioevale ricordano “Il nome della rosa” di Umberto Eco.
L’apotecario, lo speziale, può togliere la vita con una dose, volutamente o non sbagliata, di erbe.
E’ per mezzo dei personaggi che Candace Robb spiega le diverse manifestazioni della religiosità medioevale, da quella ascetica e dogmatica a quella legata ad un materialismo tutto pagano. La loro vita è dominata dal sensus culpae, dalla certezza di un Aldilà e di un premio o di un castigo eterno; ma ciò non ostacola il peccato, perché a tutto c’è rimedio e così l’arcidiacono Anselm e l’Arcivescovo riscattano, o meglio pensano di riscattare, una vita scellerata contribuendo alla costruzione della Cattedrale. Così il ficcanaso Potter Digby, il messo dell’Arcidiacono, è convinto che trovare e punire il peccato altrui gli assicuri un posto in Paradiso. Siamo di fronte, insomma, all’ignoranza del messaggio evangelico, al persistere del paganesimo e all’errato convincimento di una purificazione possibile senza una contritio cordis. Personaggi, quindi, emblematici di quel periodo, descritti con pochi tratti, ma tutti carichi di mistero e affascinanti: in primis, Oliver Archer, il guercio, che indubbiamente ci fa venire in mente uno degli amanti di Caterina La Grande, dell’omonimo romanzo di Henri Troyat.
Ridotta all’essenziale la descrizione paesaggistica, in cui è insistente il riferimento alla presenza della neve e al clima rigido di York, che si contrappongono al calore familiare e lontano della locanda di Bess e alla piacevole sensazione di calore dopo qualche boccale di birra, come avviene, ancora oggi, nelle regioni nordiche.
In realtà, sullo sfondo di un’epoca assai distante da noi, sono trattate, con sufficiente fantasia e intelligenza, tematiche moderne, come il tradimento, l’aborto, l’omosessualità.
Lo stile non è rilevante. La narrazione è incalzante. I sentimenti malvagi, violenti e crudeli e quelli semplici, tutti genuini, veri, sono completamente e armoniosamente fusi in questo thriller un po’ fiabesco. Il senso di irrealtà, che permea la narrazione, è, in parte, attutito dalle note dell’autore in calce.

 
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:: Simonetta De Bartolo
Simonetta De Bartolo, recensore ed intervistatrice, è conduttrice de “Lo Scaffale”, rubrica di recensioni letterarie di www.patriziopacioni.it autentico web-magazine dedicato alla scrittura e a ogni altra forma di espressione artistica, alla solidarietà e all’’attualità. Nata a Cosenza, si è laureata in Lettere moderne, sottoindirizzo artistico, all’Università della Calabria, e ha condotto ricerche in campo etnologico. Ha partecipato a numerosi concorsi letterari e, per alcuni anni, ha fatto parte delle redazioni de La Tela Nera e di Progetto Babele, dell’Associazione culturale “Il Foglio” e del comitato di lettura di «NetEditor», sito su cui ha pubblicato recensioni, racconti e poesie. Ha collaborato con “Il Foglio Magazine” e alla pubblicazione di un volume pensato dagli editori della rivista «Italian Culture», organo ufficiale dell’Aais (Associazione americana per gli studi di italianistica). Sulla rivista «Encuentro de la cultura cubana», ha pubblicato una recensione del volume di autori vari, curato da William Navarrete, Versi tra le sbarre, dato alle stampe nel 2006 dalle Edizioni Il Foglio di Piombino (Livorno). Collabora con le e-zine Progetto Babele, Segreti di Pulcinella, StradaNove e KULT Underground; con i siti Web La Tela Nera, che, nel 2004, le ha pubblicato alcune recensioni nell’e-book antologico “Sangue sui libri”, con Opera Narrativa, KULT Virtual Press. Fa parte dello Staff del portale culturale “L(‘)abile traccia”. In questi ultimi anni si è segnalata e distinta anche nel settore delle interviste letterarie Per La Tela Nera, dopo aver recensito alcune importanti loro opere, ha dialogato con gli scrittori Davil Buio, Andrea Moneti e il caporedattore e fondatore di Progetto Babele, Marco R. Capelli; Per Progetto Babele con Francesco Gitto, Vittorio Bongiorno, Fabio Marangoni, Patrizio Pacioni. Infine, per www.patriziopacioni.it, Sacha Naspini e lo stesso Patrizio Pacioni.
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