2006
11
Feb

Non mi uccidere

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(Chiara Palazzolo - PIEMME)
In Non mi uccidere l’horror viene introdotto, ma poi lasciato all’immaginazione del lettore. Vengono alla mente i silenzi della poesia. Un horror soft, dalle ambientazioni gotiche e dalle forti valenze socio-psicologiche, in cui Chiara Palazzolo, autrice di La casa della festa (Marsilio) e I bambini sono tornati (Piemme), si attarda nell’ampia analisi della psiche di Mirta, del suo risveglio dopo la morte, della sua insicurezza e delle sue paure, prima e dopo il ritorno all’autocoscienza, della persistenza nel voler “indietro la sua vita” e della preoccupazione ossessiva che il suo Robin non si svegli, della presa di coscienza del suo nuovo status e dei suoi “malesseri strani e disturbi di origine incerta: è solo fame”. Ebbene sì, Mirta è uno zombie che si nutre di carne umana viva: “Affondo. Nel collo. Mordendo. Lottando. Contro questa cosa che si agita... sgroppa, scalcia”. Insomma, la scrittrice esamina tutti gli aspetti della “vita nella morte”. Tutto appare reale, terreno, tangibile, vero ma, pur cedendo in alcuni momenti alla fantasia, rimaniamo, alla fin fine, con i piedi per terra.
   Lo scorrere lento della trama e l’uso di periodi brevi, molto spesso brevissimi, dà, al primo impatto, l’impressione di un’eccessiva propensione all’analisi minuta dei fatti, ma, presto, ci accorgiamo che si tratta di una scelta stilistica efficace sull’emotività del lettore. Mirta, inizialmente, attua un’interiore duplicazione di se stessa, che dà luogo ad un discorso in “forma dialogica” e la fa risalire “a Platone e ai suoi dialoghi socratici”. La narrazione, in questi momenti, diventa più vivace e più dinamica.
   Il “fantasma gentile” del filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein, che le dà consigli, ci fa pensare, inevitabilmente, sebbene la situazione sia differente, ad Acqua e sangue di Patrick McGrath e, ancor di più, a Lo spiedo, uno dei racconti in esso contenuti, in cui la presenza giudicante di Freud turba l’animo di Neville Pilkington.    
   La realtà umana è criticata dalla scrittrice, attraverso la voce dei non viventi, con estremo rigore morale, ma il tono della narrazione procede, quasi sempre, pacato: nella quarta e ultima parte finalmente un baluginio di vera suspense, tanto agognata, “E se il cadavere decomposto aprisse ugualmente gli occhi. Se avesse voglia di durare comunque?”.
 
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:: Simonetta De Bartolo
Simonetta De Bartolo, recensore ed intervistatrice, è conduttrice de “Lo Scaffale”, rubrica di recensioni letterarie di www.patriziopacioni.it autentico web-magazine dedicato alla scrittura e a ogni altra forma di espressione artistica, alla solidarietà e all’’attualità. Nata a Cosenza, si è laureata in Lettere moderne, sottoindirizzo artistico, all’Università della Calabria, e ha condotto ricerche in campo etnologico. Ha partecipato a numerosi concorsi letterari e, per alcuni anni, ha fatto parte delle redazioni de La Tela Nera e di Progetto Babele, dell’Associazione culturale “Il Foglio” e del comitato di lettura di «NetEditor», sito su cui ha pubblicato recensioni, racconti e poesie. Ha collaborato con “Il Foglio Magazine” e alla pubblicazione di un volume pensato dagli editori della rivista «Italian Culture», organo ufficiale dell’Aais (Associazione americana per gli studi di italianistica). Sulla rivista «Encuentro de la cultura cubana», ha pubblicato una recensione del volume di autori vari, curato da William Navarrete, Versi tra le sbarre, dato alle stampe nel 2006 dalle Edizioni Il Foglio di Piombino (Livorno). Collabora con le e-zine Progetto Babele, Segreti di Pulcinella, StradaNove e KULT Underground; con i siti Web La Tela Nera, che, nel 2004, le ha pubblicato alcune recensioni nell’e-book antologico “Sangue sui libri”, con Opera Narrativa, KULT Virtual Press. Fa parte dello Staff del portale culturale “L(‘)abile traccia”. In questi ultimi anni si è segnalata e distinta anche nel settore delle interviste letterarie Per La Tela Nera, dopo aver recensito alcune importanti loro opere, ha dialogato con gli scrittori Davil Buio, Andrea Moneti e il caporedattore e fondatore di Progetto Babele, Marco R. Capelli; Per Progetto Babele con Francesco Gitto, Vittorio Bongiorno, Fabio Marangoni, Patrizio Pacioni. Infine, per www.patriziopacioni.it, Sacha Naspini e lo stesso Patrizio Pacioni.
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