2006
5
Feb

Cent'anni di veleno - Il caso Acna

Commenti () - Page hits: 1250
(Alessandro Hellmann - Strade Bianche della Scrittura)

E' tragicamente buffo come pochi anni di differenza di età, e una differente posizione geografica, possano trasformare una storia importante, che tra l'altro si dipana lungo più di un secolo, da qualcosa di feroce e doloroso in poco più di un vago ricordo, in una semplice sequenza di immagini televisive seppiate sorrette solo da qualche dialogo incerto, che va recuperato a forza dalla memoria.
Quando ho ricevuto l'ottimo volume di Alessandro Hellmann (che già ho avuto più volte modo di apprezzare come autore di narrativa e di poesia) intitolato "Cent'anni di Veleno - Il caso ACNA - l'ultima guerra civile italiana" subito, lo ammetto, NON ho colto il riferimento. Dov'ero io, nei vari momenti di ribalta della vicenda, ovvio, nella ridotta fascia della mia vita che si è sovrapposta a questo lungo calvario? Non lo so. O meglio, lo so. Certo che lo so. Ma allora non capisco. Non capisco come almeno a diciotto anni tutto questo mi sia potuto passare "di fianco" senza rimanermi più impresso.
E mi chiedo quindi se le tante cose con forti assonanze con questa vicenda (anche se i paragoni sono palesemente impropri) capitate in questi anni stanno parimenti scivolando via senza quasi traccia su chi ora è giovane. Su chi ora non vive nelle zone di questo o di quel fatto.

Ma se anche così sarà - e magari non sarà così - non c'è che da sperare che in futuro ci sia qualche altro autore e qualche altra casa editrice, che abbia la costanza nella ricerca storica, la voglia politica e la capacità (quest'ultima è il "last but not least") di scrivere una cosa come questa sui tanti, troppi, punti nerissimi della storia che attraversano il nostro orizzonte ora. Sui tanti momenti di "gorgo" in cui l'avidità umana, la capacità degli individui di ampliare il significato del termine "collusione", e lo stato con la esse più che minuscola, sanno dare prova del fatto che l'etica (o anche solo la logica) non sono - affatto - costanti.
Ma cos'è il caso ACNA?
E' una di quelle vicende a cui quasi non si può credere. Cengio, 1882. Una delibera autorizza la costruzione di una fabbrica di dinamite. Che, in una zona rurale non particolarmente ricca, per una sequenza di volontà forti e di eventi, negli anni diventerà un polo industriale chimico di rilevanza nazionale e internazionale.
Se uno si fermasse qui a descrivere la situazione sembrerebbe quasi una di quelle storie americane, in cui il piccolo paesino diventa un ricco centro e in cui in molti diventano benestanti e contenti.
Invece questa storia ricorda più Pizarro e gli Inca. E dalla promessa di un lavoro non legato alla terra e alle colture, la gente della zona è passata all'inferno di uno dei più grandi episodi di inquinamento ambientale italiano. Dove, badate, non si parla - solo - di piantine autoctone che magari si sono estinte, ma bensì di malattie respiratorie o con base allergica, e di numerosi MORTI per tumori. Oltre che di disagi concreti e specifici per la popolazione che, negli anni, ha dovuto forzatamente ridisegnare il proprio rapporto operativo con il territorio. Dovendo rinunciare all'acqua del fiume, ai pascoli per gli animali, alle vigne che producevano vino pregiato.
Ma, viene da chiedere, lo stato dov'era? com'è possibile che sia avvenuta una cosa del genere, e si sia protratta per quasi cent'anni senza che lo stato sia intervenuto a difesa dei cittadini? sì, ok, lo so, a rileggerla, questa domanda in effetti sembra un po' stupida anche a me... perciò lasciamo stare.
Anche perché la vicenda in effetti non ve la voglio raccontare io. Voglio solo suggerirvi di leggerla, anzi, di sentirla, dalla voce di Hellmann.
Che su una ricerca storica approfondita ha saputo costruire una narrazione perfetta e coinvolgente. Una narrazione che, seguendo le orme di Paolini sull'episodio del Vajont, ha quel forte sapore di tradizione orale, di racconto tra amici, che riesce a presentare le tante situazioni incredibili in modo diretto e comprensibile. Invitando a quel comunque inevitabile sdegno che una storia come questa DEVE suscitare, senza spinte, senza forzature. Semplicemente esponendo i fatti e lasciando che sia appena un'ironia triste a sottolineare le ambiguità più evidenti, le colpe più gravi ascrivibili, per motivi diversi, ai tanti protagonisti.
Un piccolo capolavoro di tecnica narrativa, a mio modesto parere, da cui, si legge, è stato tratto il monologo "Il fiume rubato". E che sottolinea la versatilità di un autore che, pur giovane, ha alle spalle ormai tante opere interessanti e tanti meritati riconoscimenti. Un libro che potrebbe essere consigliato anche nelle scuole, per ricordare che al di là dalla storia prettamente politica di cui si tratta in modo dettagliato nelle antologie ne esiste spesso, purtroppo, un'altra, che non dovrebbe essere dimenticata.
 
:: Vota
Vota questo articolo: 1 - 2 - 3 - 4 - 5 (1 = scarso - 5 = ottimo)
 
:: Marco Giorgini
Marco Giorgini: (Modena, 21 Agosto 1971) responsabile del settore R&D in una delle più importanti software house italiane che si occupano di linguistica applicata. Dal 1994 coordina la rivista culturale KULT Underground (www.kultunderground.org) e dal 1996 la casa editrice virtuale KULT Virtual Press (www.kultvirtualpress.com); autore di racconti e sceneggiature, ha contribuito ad organizzare mostre e concorsi letterari, tra cui ''Il sogno di Holden'', 8KO- e In Xanadu. Da marzo 2005 realizza una striscia a fumetti bisettimanale sul mondo degli esordienti, chiamata Kurt (www.kurtcomics.com).
MAIL: marco@kultunderground.org
:: Articoli recenti
 
KULT Virtual Press e KULT Underground sono iniziative amatoriali no-profit - per gli e-book e per gli articoli fare riferimento alla sezione Copyright
Webmaster: Marco Giorgini - e-mail: marco @ kultunderground.org - Per segnalazioni o commenti inviare una e-mail a: info @ kultunderground.org
Questo sito è ospitato su server ONE.COM

pagina generata in 81 millisecondi