2006
7
Gen

ALIA. L'arcipelago del fantastico

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(AA.VV. - C.S. Coop. Studi Libreria Editrice)
 
 
Già nel titolo del libro trattato, troviamo la dichiarazione degli intenti che esso si ripromette. Dal latino alius: altro, diverso. E non si tratta solo di un'alterità tematica, ma soprattutto il lato veramente interessante di "Alia" risiede nello scarto geografico tra le varie sezioni in cui si suddivide.
I curatori, infatti, hanno selezionato racconti provenienti da Italia, Giappone e USA/ UK, scegliendo autori che fossero rappresentativi della letteratura di genere fantastico dei rispettivi paesi di provenienza. Caratteristica, questa, che evidenzia i suoi maggiori effetti nella misura in cui si rende veicolo di espressione per culture profondamente distanti tra loro - mi riferisco, ovviamente, alla palese dicotomia tra paesi occidentali e Giappone -.
Di fatto quelle che ci vengono illustrate sono vere e proprie differenze non solo nel modo di concepire e sviluppare l'ambito del fantasy e dell'orrorifico, ma con maggiore forza si evidenzia qui anche un'alterità cosmogonica che dona la sua impronta, dando alla narrativa giapponese un'originalità che talora lascia senza fiato.
C'è poi da sottolineare come questa antologia si distingua da altre - così come ci fa notare Silvia Treves nell'introduzione - per la sua non specificità rispetto al campione di generi e/o paesi. "Alia" vuole piuttosto essere una sorta di testimonianza per un modo completo d'intendere il concetto di fantasy, svicolandolo così dal meccanismo sterile delle codificazìoni di genere ed allargandone il campo d'azione fino a comprendere tutto quanto la letteratura partorisca di alternativo nei confronti della realtà comunemente percepita e vissuta. Non meno importante, infine, è il fatto che siano stati scelti in antologia solo gli autori meno conosciuti (soprattutto per quanto riguarda l'egemone produzione anglosassone), rimarcando quindi ulteriormente la funzione di questa pubblicazione quale "guida" verso l'insolito a tutto campo, verso isole sconosciute e zone inesplorate. D'altro canto non è proprio questo il territorio d'eccellenza del fantasy?
Scendendo nello specifico dell'opera in questione, per quel che concerne la sezione italiana non si può non ricordare anzitutto per l'originalità "pop" (in senso artistico) il racconto di Consolata Lanza "Di un'apparizione mariana sulla Mole Antonelliana di Torino", che gioca con ironia e leggerezza sul ruolo magico ed esotorico notoriamente rivestito dalla città piemontese, scenario in questo caso di una quadrupla apparizione simultanea di Madonne poco piangenti e piuttosto no-global.
Di particolare interesse sono d'altra parte "Vento dal mare" di Vittorio Curtoni ed "Il canto delle sirene" di Eugenio Ragone, racconti peraltro diversi tra loro anche per sottogenere d'appartenenza..
Con il primo dei due, ci troviamo al cospetto di una vicenda ascrivibile all'horror ma tratteggiata a colori tenui, di una malinconia quasi impressionista, con scampoli d'immagini che riamandano talora al film "Sotto la sabbia". Una spiaggia ancora desolata d'inizio estate ed una coppia ormai attempata che la percorre, perdendosi negli orizzonti sfumati, alla ricerca di una serenità perduta, per sedare fantasmi che, invece, non vogliono tacere né tantomeno abbandonare il mondo dei vivi.
Col secondo racconto veniamo invece sbalzati in una metropoli del futuro, in una storia che privilegia atmosfere fanta- politiche sulla scia di Philip K. Dick. Protagonisti degli eventi sono infatti quattro membri scelti di un corpo di polizia segreta, "cacciatori" così come si definiscono, impegnati in una missione per individuare ed eliminare un soggetto pericoloso, un umano mutante fuggito da un laboratorio di sperimentazione biologica di frontiera. Un individuo in grado di influenzare chiunque si trovi nel suo raggio d'azione, forzandolo verso gesti violenti ed aggressivi, e più in generale verso uno stato mentale alterato. Gradualmente la narrazione ci coinvolgerà nei piani di cattura di ciascun cacciatore, evidenziandone le meccaniche devianti, in un percorso a spirale che instillerà nel lettore il dubbio che il misterioso mutante altro non sia se non il golem, l'incarnazione della nevrosi inconsapevole dell'uomo moderno.
Giungendo quindi alla sezione giapponese, ci ritroviamo catapultati, come già detto in un mondo completamente diverso, ed in un modo originale di concepire l'ulraterreno - e quindi il famtastico -, con il risultato di una scrittura che può essere al contempo feroce e delicata, in un'unione di opposti comune alla filosofia orientale.
Tra i brani che più catturano l'attenzione, ci sono a mio parere "Oyakushisama" di Asagure Mitsufumi e "Colpo di fulmine" di Iino Fumihiko. Leggere il primo di essi significa prendere parte ad un gioco insieme all'autore, che ha scritto qui due racconti in uno. La narrazione è infatti suddivisa in grandi sequenze numerate che potranno essere lette in maniera consequenziale, rispettando l'ordine numerico, oppure seguendo precise indicazioni date dallo stesso Mitsufumi, saltando da una pagina all'altra. La storia d'altro canto muove da un fatto semplice: la morte accidentale di un pescatore che, dapprima senza rendersene conto, finisce reincarnato nel pesce salmerino che avrebbe tanto voluto pescare. Ciò che complica la trama ed avvince il lettore è appunto il cambio di prospettiva ottenuto sovvertendo l'ordine narrativo.
Con "Colpo di fulmine", invece, ecco presentarsi un ottimo esempio del dualismo tra crudeltà e delicatezza cui accenavo poco fa. Le vicende narrate sono infatti popolate di figure ultraterrene che in un hotel isolato, durante la sera di San Valentino, giungono in contatto col mondo degli umani; le vicende che ne risultano, se in un primo momento lasceranno il lettore quasi spaesato - l'autore ha creato sequenze di impatto molto violento -, alla fine saranno comunque in grado di commuoverlo con la loro poesia.
Infine volgendo nuovamente a mondi più vicini, passiamo nell'ultima sezione ad esplorare gli anfratti del fantasy anglosassone. E' così che percorriamo un sentiero che, dalla fantascienza lambiccata e barocca de "La città dei morti viventi", scritta a quattro mani da L. Manning e F. Pratt, arriva fino ad un raffinato esempio dell'ormai defunta ghost story, "La stanza lunga" composto nel 1914 da O. Howard Dunbar . Si riparte poi in un viaggio a ritroso verso la Scozia dell'epoca romana, scenario sul cui sfondo s'ambienta il racconto di maggior rilievo di questa sezione, "I vermi della terra",  di R.E. Howard.
Anche in questo caso abbiamo un brano piuttosto datato, risalente al 1932, che rivela un certo debito verso la narrativa di Lovecraft per il continuo ricorso ad elementi del mistero e dell'occulto. Vi si narra la storia di una vendetta perpetrata dal re dei Pitti ai danni del reggente dell'Impero Romano. Essa sarà ottenuta sfruttando l'oscura energia di un antico popolo, un tempo a sua volta sconfitto dai Pitti e costretto a vivere nel sottosuolo, incarnando il mistero, la colpa ed il male occulto.  Si tratta perlopiù di letteratura pulp, roboante nella comunicazione e non eccelsa nello stile, con una prosa ripetitiva e ossessiva. Ma risulta sicuramente avvincente, e certo un testimone valido e attendibile di quelle che erano le riviste dedicate alla narrativa fantastica nei primi decenni del '900, perlomeno fino all'arrivo degli anni '60 e della New Wave.
"Alia" vuole dunque essere un testimone della letteratura fantasy, dei suoi cambiamenti e dei nuovi orizzonti che la ampliano.  Una ricerca utile a sdoganare questo ambito dai limiti della letteratura di genere ed a renderlo il modulo espressivo più efficace e completo per dar forma e nuova vita alla parte nascosta della nostra esistenza.
 
 
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:: Chiara Del Bianco
Chiara Del Bianco vive e lavora a Bologna, città che ha incontrato durante il periodo universitario e che non ha più lasciato, sebbene porti il mare sempre dentro. Una tesi su J. G. Ballard le è valsa una laurea in Lingue e Letterature Straniere, che al momento giace impolverata di malinconia crepuscolare in un angolo di casa. Attende tempi migliori, “trafitta e trapassata dal futuro”.
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