2005
29
Ott

Glamodama

Commenti () - Page hits: 850

(Angela Buccella - Michele Di Salvo Editore)

Arrivano ammalianti le parole di Angela Buccella, aggressive. Spiritate. Corrosive. Ti tengono con gli occhi aperti; sempre. Impregnate di vite marginali. Che altro non sono che esperienze alte e superiori. Angeliche, violentemente stupende. Angela ha abituato, le sue ammiratrici come i suoi ammiratori, a trovarsi davanti un linguaggio scarno di virgole. Quanto privo d’orpelli pesanti e distanti dalla reale immaginazione. Il nuovo libro della Buccella arriva dopo la pubblicazione d’opere in diverse antologie (di Malatempora e LietoColle, ad esempio). Ora i suoi racconti “spezzettati”, che dunque si possono raccogliere anche come briciole separate, giungono quali tasselli tutti sorprendenti, nati da una voce molto giovane (ventitreenne, per l’esattezza) e che non sembra destinata a calare d’intensita; anzi. “Angela io la leggo e poi mi si intrufola in ogni angolo della pelle, – scrive dell’autrice lombarda, la scrittrice Francesca Mazzuccato - parole che mozzano all’istante ogni convenzionalità, ogni precostituita banalità. La tagliano. Ti spostano la prospettiva, ti fanno diventare astigmatico, miope. Angela io la leggo e trovo i corpi. Corpi che si fanno anche male, che si piegano e rannicchiano in posizione fetale, corpi del dolore offerto, nella migliore tradizione da Marina Cvetaeva a Madame Orlane a Gina Pane alla Santacroce.” Non è un caso che il libro d’Angela Buccella, s’apra proprio con una citazione tratta da Isabella Santacroce (quella di Revolver, per la precisione). Angela è una sperimentatrice, ma non solo della scrittura. Un altro narratore, con parole anche più assolute racconta il suo incontro con la scrittura d’Angela Buccella. “Angela che ha un biglietto di andata e ritorno nei miei inferni. Certo che userà solo quello di andata”. A dirlo è Andrea G. Pinketts. La scrittura di questa nuova eroina o nuovo dolce demone è nervosa, gassosa. Non conosce freni inibitori. Lo stile è accattivante. Ogni singolo termine utilizzato, ogni frase diventa come quella cera di candela, che la Nostra più volte rende viva. E del piovere della cera, il corpo di chi è disposto a farsi contaminare ne prende il segno della fine. I quindici racconti di Glamodama, fra i quali ve ne sono alcuni lunghi e alcuni brevissimi, sono definiti benissimo dal sottotitolo del testo stesso: Milligrammi di Assuefazione. Parole degne di rappresentare lo spirito dell’opera, perfettamente. Si può affermare che la prosa contenuta in Glamodama sprigiona centigradi di calore. Vapore che sale al cielo, per scendere dentro i vuoti della mente. O sostituendosi alle certezze d’essa. “Mi guardo nelle vetrine. Il mio riflesso mi insulta. Mi fa sanguinare.” Si legge da In acido, uno dei racconti “lunghi”. Un passaggio che testimonia un dolore e, pure, una certa fierezza nell’esprime le sensazioni di un personaggio. Oppure: “Il tuo odore mi sgozza. Rossa linea a delineare la fine tra capo e corpo.” Da Desiderio, dove si legge la “necessità” d’un amore. “Barbie”, invece, forse il migliore componimento, narra di momenti agganciati al corpo e a una maschera difficile da togliere. “Non è facile”, onestamente può essere un brano inatteso; ma forte e coraggioso, quanto o forse più d’altri. “Chiudo gli occhi. Chiudo gli occhi e respiro. Immagini passano veloci. Un corto girato nella mia testa. Troppe ferite che spurgano ancora lacrime.” Sono frasi per riflettere amaramente e leggermente.

 
:: Vota
Vota questo articolo: 1 - 2 - 3 - 4 - 5 (1 = scarso - 5 = ottimo)
:: Articoli recenti
 
KULT Virtual Press e KULT Underground sono iniziative amatoriali no-profit - per gli e-book e per gli articoli fare riferimento alla sezione Copyright
Webmaster: Marco Giorgini - e-mail: marco @ kultunderground.org - Per segnalazioni o commenti inviare una e-mail a: info @ kultunderground.org
Questo sito è ospitato su server ONE.COM

pagina generata in 58 millisecondi