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2005
29
Ott

Quattro Quarti

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(Antonio Diavoli, con un saggio di Massimo Sannelli - Edizioni Il Foglio)

Federico Federici alias Antonio Diavoli, nasce nel 1974. Il poeta vive fra Finale Ligure e la Germania. Per chi ha voglia di partire dalla firma dell’opera. Quattro Quarti arriva a un anno di distanza da Versi Clandestini. Pubblicato già con lo pseudonimo. Ma fin dal ’96, Federici ha scelto di “dare la vita” ad A. Diavoli. “La firma Antonio Diavoli rimarrà invariata anche in futuro – ci riferisce F.F. - per quanto riguarda la scrittura poetica. L'origine del nome (perché Antonio e perché Diavoli) è la stessa di certi accostamenti di parole, che vengono e si saldano, come in cerca di dare nuovo senso alle cose.” Massimo Sannelli, in sede di saggio introduttivo alla silloge, afferma “Al nome di A.D. non corrisponde nessun copro vivo nominato A.D. Sembra che la persona tragica di Antonio sia esistita solo nel passato: l’autore nasce nel 1910 e muore nel 1974.” Federico affida alla lettrice o lettore delle sue poesie una biografia, prologo di un successivo diario poetico. L’autore si esprime anche in prosa e in corso di stampa ha una traduzione di An early bird, omaggio a Nika Turbina. Di prossima uscita con Menilmontant. La raccolta Quattro Quarti è dedicata proprio alla poetessa sovietica, prematuramente scomparsa qualche anno fa. Versi in cirillico sono destinati alla giovanissima anima poetica, suicidatasi dopo aver vissuto alcol e solitudine. Il libro si divide, anche se il termine non è proprio esatto, appunto in quattro sezioni. Ma, tra un respiro è l’altro, non c’è troppo stacco. “poso il mio pensiero / come gli occhi un cieco / (restando altrove)”. Questo è quasi un incipit, che si trova prima dei versi racchiusi in quarti musicali. Però sa tanto di dichiarazione. E non è affatto falsa. Se si toccano le pagine, a balzi peccaminosi, si possono cogliere versi forti e notevoli. “si attacca / alla lingua / (alla pentola / il riso / alla bocca / il secondo alla pendola) / / e va / consumata prima / già al dente / anche la parola”. Si legge, in una poesia del secondo quarto, (dei monologhi). Non si può dire che questa non sia poesia valente. L’Appendice al volume è illuminata. Comunque, sin dal primo verso di Diavoli si capisce che si tratta di poesia colta. Anche quando parla di quotidianità. Piatti lavat, acqua, “solamente”. Ogni riga è una nota diversa. Il pentagramma è abbastanza grande per permettere a tutte le note di starci dentro; coraggiosamente. Legando i fili, quarto per quarto, conseguentemente si riceve un “a solo”. Spettacolare. Come sottolinea, pure, il puntuale Sannelli, ci sono poesie che pesano più di altre. Tutte hanno dignità. E non è semplice capire qual’è quella che possiede maggior vitalità o freschezza. L’agilità d’Antonio Diavoli è caratteristica importante. Per questo motivo, mancano cali enormemente ridondanti. Provando a sbirciare, piano, nelle parole di questo giovane poeta, un velo di calma si posa sulle dita. Gli occhi raccolgono. Il resto viaggia.

 
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