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2005
4
Ago

Khalulabid o «Il sogno dei dieci re»

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(Adan Zzywwurath - Manifesto Libri)

Molti e molti anni fa lessi un libro che restò poi annoverato nella mia lista degli Eterni Prediletti. Si trattava de Il matrimonio del mare e dell’inferno, allora edito dalla casa editrice Theoria. Un libricino di poche pagine. Eppure indimenticabile, che sapeva restituirmi le emozioni di scrittori venerati (HG Wells, EA Poe, JL Borges, HP Lovecraft) tramutandole però in qualcosa di veramente «nuovo». Credo fra l’altro che ad alcune idee contenute in questo volume debba qualcosa L’isola del giorno prima di Umberto Eco; ma lo dico sussurrando.

L’autore de Il matrimonio del mare e dell’inferno, che si firmava con lo pseudonimo Adan Zzywwurath, era italiano. Di lui era vietato conoscere altro.

Eravamo alla fine degli anni Ottanta. Da allora persi (con malinconia) le tracce di questo molto amato sconosciuto, meditando sull’infertilità del suolo italico per il seme della letteratura fantastica e abbandonandomi a solitarie (quanto deprecabili) geremiadi.

Finché, con soli due anni di ritardo appresi digitando «Adan Zzywwurath» su un motore di ricerca che qualche santo editore (in questo caso Il Manifesto Libri) aveva ripubblicato l’ammiratissimo romanzo, più alcuni racconti brevi di indiscutibile fascino (in origine contenuti nella raccolta L’ultimo caso del piccolo Lama Nanguj).

Anzi! Era finalmente uscito qualcosa di nuovo dalla penna dell’impronunciabile Zzywwurath. Un romanzo non da ri-leggere, dunque, ma tutto da scoprire. Mi precipitai, ovviamente, a gustare questo libro: Khalulabid o Il sogno dei dieci re (con prefazione di Stefano Benni). Ed ora tenterò di cucinarlo per voi, affinché il suo soave profumo vi metta l’acquolina in bocca.

Di cosa parla esattamente Khalulabid? In uno scenario da Le mille e una notte Swabodami, ultimo Ekkar (regnante) dei Sogéchi (popolazione ovviamente inventata che, nella finzione romanzesca, starebbe all’origine della nostra civiltà) decide di svelare all’archeologo inglese Thelesius A* il segreto dei segreti: il significato degli antichi miti fondativi sogéchi.

Un «giallo» archeologico, dunque?

Molto di più.

Perché l’inimitabile abilità di Zzywwurath sta nel proporre delle (geniali, intrigantissime) soluzioni parziali all’enigma che egli stesso sciorina (soluzioni parziali basate su indizi parziali)… E poi si (ci) diverte ribaltando le conclusioni, mutando piano interpretativo, aprendo false porte verso corridoi ciechi… ma conducendoci passo passo, senza quasi che ce n’accorgiamo, verso la soluzione finale - come sempre lontana da quella che tenevamo (da lui depistati) certissima, nella nostra vanità di lettori.

Il tutto condito da invenzioni degne dei più famosi scrittori di storie fantastiche: i sogéchi, padri di tutti i popoli civili, tanto pervertiti da meritare l’oblio; un poema negletto e maledetto che ha ispirato Omero e la Bibbia, Il sogno dei dieci re, appunto, scritto da un archetipico autore, Manippus; una città che in realtà è due città… il tutto in un inseguirsi di specchi che, nella miglior tradizione iniziatica, «svela occultando». E la rivelazione finale… che ovviamente non rivelo… nel climax edificato con sbalorditiva intelligenza dal nostro sorprendente Zzywwurath, riuscirà dopo tanti colpi di scena infilati l’uno di seguito all’altro, a lasciarvi comunque di stucco.

Il tutto retto da una «filosofia del Sogno» degna di Lovecraft. Del resto anche il maestro di Providence era un grande estimatore de Le mille e una notte (come lo era Lord Dunsany).

Consigliatissimo agli amanti del fantastico lucido/allucinato alla Borges e a tutti coloro che amano i miti, le leggende, il giallo, le buone letture, i richiami fantastici all’attualità (neanche troppo velati)… Insomma, consigliato proprio a tutti, per farla breve.

E badate, non lo direi per qualunque libro. Lo quoto dieci e lode.

Fabio Larcher

 
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:: Fabio Larcher
Fabio Larcher (21 marzo 1974), editore a partire del 2002. Le sue passioni sono la letterature ''di'' genere e ''in'' genere e specialmente: fiabe, poesia, filosofia. Tolkien, Dante, Platone sono i suoi autori preferiti. Si occupa principalmente della pubblicazione di autori italiani. Detesta cordialmente: i sadici, i masochisti, i pervertiti e le persone immorali (una categoria piuttosto vasta, temo). Ha avuto l'onore di pubblicare fra gli altri i grandi Danilo Arona e Gianfranco de Turris. Il suo sito è www.larchereditore.com.

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