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2005
25
Mag

Neroanimale

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(Fabio Marangoni - Edizioni Il Foglio)

Leggendo NEROANIMALE , dieci differenti racconti accomunati da una progressiva suspense, di Fabio Marangoni si colgono interessanti aspetti comportamentali dell’uomo immerso nella quotidianità del vivere, aspetti legati al filo sottile dell’impossibile, della fantasia e dell’immagine onirica.
Da competente scrittore del genere horror, Fabio Marangoni scandaglia la psiche umana e fa emergere gli effetti che la paura ha su di essa, rappresenta come reali, e come tali le fa accettare al lettore, la paura della morte e le immagini spettrali che si aggirano nella immaginazione e, ancor di più, nei sogni. La raffinata sensibilità dell’autore si coglie nella suspense in cui il lettore rimane imprigionato fino alla fine di ogni racconto, nella rappresentazione di elementi e situazioni che nella vita fanno realmente paura, nella descrizione puntuale, sul piano psicologico, del comportamento di Sara in Babau , nei continui accenni al trascorrere del tempo e agli inevitabili cambiamenti del mondo della produzione e del paesaggio, nel continuo avvincente recupero memoriale, specie nel racconto che chiude la raccolta. Del mondo degli affetti l’autore focalizza i legami familiari connotati dai valori della tradizione, così in Pel di cunin tra nonna e nipote, così in Babau tra madre e figlia.
La modernità dello stile di Marangoni emerge, in particolare, dalla descrizione degli oggetti attraverso il gioco delle linee e delle sfumature di colori in Un solo battito d’ali o di luci ed ombre in Babau . A volte sono effetti della luce artificiale (quella dei proiettori in Raul fa bene il suo lavoro , quella dei neon in Background 26 ) e a volte di quella naturale (“…un rostro spuntava da un lato e la luce fievole lo segnava come l’occhio magico accennandone le zone d’ombra e risaltandone il profilo severo…” in L’apostola ). E in direzione della modernità del narrare sono la morte del narratore-soggetto alla fine del racconto e l’affidamento della conclusione ad un altro narratore in terza persona in Pel di cunin , l’uso sapiente della punteggiatura per sottolineare la frammentarietà del discorso, l’uso frequente della parola onomatopeica, i pochi, ma significativi, cenni alla cultura romana in La piccola morte e a quella africana in Le ceneri e in L’apostola , l’imprevista fine, di alcuni racconti, che lascia sconcertato il lettore, come in Background 26 , in cui solo in ultimo si scopre che il lui è una lei, o in Babau , che lascia il lettore in dubbio sulla causa della morte della bambina o, ancora, in L’apostola , il cui finale resta ermetico.

 
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:: Simonetta De Bartolo
Simonetta De Bartolo, recensore ed intervistatrice, è conduttrice de “Lo Scaffale”, rubrica di recensioni letterarie di www.patriziopacioni.it autentico web-magazine dedicato alla scrittura e a ogni altra forma di espressione artistica, alla solidarietà e all’’attualità. Nata a Cosenza, si è laureata in Lettere moderne, sottoindirizzo artistico, all’Università della Calabria, e ha condotto ricerche in campo etnologico. Ha partecipato a numerosi concorsi letterari e, per alcuni anni, ha fatto parte delle redazioni de La Tela Nera e di Progetto Babele, dell’Associazione culturale “Il Foglio” e del comitato di lettura di «NetEditor», sito su cui ha pubblicato recensioni, racconti e poesie. Ha collaborato con “Il Foglio Magazine” e alla pubblicazione di un volume pensato dagli editori della rivista «Italian Culture», organo ufficiale dell’Aais (Associazione americana per gli studi di italianistica). Sulla rivista «Encuentro de la cultura cubana», ha pubblicato una recensione del volume di autori vari, curato da William Navarrete, Versi tra le sbarre, dato alle stampe nel 2006 dalle Edizioni Il Foglio di Piombino (Livorno). Collabora con le e-zine Progetto Babele, Segreti di Pulcinella, StradaNove e KULT Underground; con i siti Web La Tela Nera, che, nel 2004, le ha pubblicato alcune recensioni nell’e-book antologico “Sangue sui libri”, con Opera Narrativa, KULT Virtual Press. Fa parte dello Staff del portale culturale “L(‘)abile traccia”. In questi ultimi anni si è segnalata e distinta anche nel settore delle interviste letterarie Per La Tela Nera, dopo aver recensito alcune importanti loro opere, ha dialogato con gli scrittori Davil Buio, Andrea Moneti e il caporedattore e fondatore di Progetto Babele, Marco R. Capelli; Per Progetto Babele con Francesco Gitto, Vittorio Bongiorno, Fabio Marangoni, Patrizio Pacioni. Infine, per www.patriziopacioni.it, Sacha Naspini e lo stesso Patrizio Pacioni.
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