:: Home » Articoli » 2005 » Maggio
2005
16
Mag

Postnovecento

Commenti () - Page hits: 1100

(Patrick Karlsen - Il Catalogo)

 

 

Nasce, dai fondatori del portare di letteratura e spettacolo Lankelot, una nuova casa editrice cartacea, Le Edizioni del Catalogo. Il primo volume edito da Il Catalogo è un libro di poesia. L’opera del giovane autore triestino, Patrick Karlsen, ha un titolo programmatico e suggestivo "Postnovecento".
Il prefisso Post suggerisce un dopo, una dimensione nuova, tempo e spazi difficili da definire, perché è difficile connotare il nostro presente e fornirne chiavi di lettura. Post suggerisce un’idea di continuazione e, al tempo stesso, di alterità rispetto al punto di riferimento non solo temporale ma soprattutto di valori costituito dal secolo appena trascorso. Il Novecento, che pur rimane per Karlsen elemento imprescindibile per interpretare il presente, appare lontano, totalmente differente dall’oggi. È necessario definire la propria posizione di uomo e di artista, ma non è facile in una società nella quale tutto cambia rapidamente. Nei pochi anni che ci separano dal Novecento abbiamo assistito a rivolgimenti radicali per quanto riguarda la politica, la società, l’economia, la cultura. Siamo in una nuova epoca e questo inizio secolo comporta tutta una serie di operazioni di ridefinizione, di nuove interpretazioni e possibilità.

 

Karlsen è critico nei confronti del passato, secolo di guerre, olocausti, totalitarismi. Ma con il Novecento non può fare a meno di confrontarsi perché il Postnovecento, per quanto abbia già intrapreso vie diverse, ha le sue radici nel secolo appena concluso; l’autore riconosce i limiti del passato ma anche gli elementi che davano un senso e una direzione non ambigua all’esistenza novecentesca: le lotte, le ideologie, la divisione chiara tra bene e male (bellissima l’ultima prosa dell’opera “Il posto di blocco”, relativa al tema della Resistenza).

Si sono persi i miti del Novecento, il sentimento di identità, lo slancio verso l’assoluto. Perse le certezze del vecchio secolo è difficile iniziare una nuova pagina. L’uomo vive il relativismo del tempo moderno e la conseguente condizione di vuoto e solitudine. In una società caratterizzata dalla molteplicità di culture e quindi di punti di vista, la verità viene per forza di cose frammentata, scissa nelle differenti prospettive, per assurdo tutte ugualmente difendibili.

L’uomo senza religione, senza ideologia, senza fede nel progresso, si trova solo nel caos metropolitano. Le prose e i versi di Karlsen riflettono il disorientamento dell’uomo contemporaneo, che si muove in una realtà a pezzi, priva di punti fermi, dove la globalizzazione accelera il ritmo dei consumi, “la prepotente ingerenza dei media” propone una veloce diffusione delle notizie sulle quali non ci si ferma a riflettere accontentandosi della spettacolarità dell’informazione e riduce ogni aspetto del reale alla superficie, all’apparenza della moda del momento, dove la televisione “nutre arroganze del potere”. Karlsen è critico nei confronti del presente (presente detestabile), delle storture del capitalismo, gli ecoattentati, le aberrazioni genetiche; è disorientato dalle nuove tecnologie che azzerano le distanze spazio-temporali in un presente simultaneo che detta leggi estetiche ed etiche e dai nuovi linguaggi dei mezzi di comunicazione; è sospettoso nei confronti della scienza che contribuisce a de-umanizzare la quotidianità.
Sdegno, dolore, rabbia, angoscia ma non rassegnazione. Un altro mondo è possibile.

I versi e le prose poetiche di “Postnovecento” propongono nuove soluzioni e auspicano nuovi equilibri.

È necessario ricreare un nuovo spazio in cui vivere, riappropriarsi del tempo, forse della lentezza, nella frenesia delle metropoli, affrontare la solitudine dell’individuo e dell’artista in particolare, ritrovare la centralità e un proprio ruolo.
Il poeta propone la strada della coscienza, del mondo interiore, che non esclude l’impegno ma lo indirizza verso prospettive più umane. Per evitare la fine dell’uomo, propone il rifugio nell’intimo, l’aderenza a se stessi, il calarsi profondo e magmatico in se stessi, una volta chiuse le interfacce dedaliche, lontano dal chiasso della televisione. L’autore desidera il silenzio dei talk show, delle tribune politiche, non vedere più la luce sporca delle lampade al neon, gli schermi a cristalli liquidi dei nostri terminali. Vuole ridare voce a schiere di esistenze brevi che ignorano il quotidiano levarsi dell’alba, il miracolo vero, e lasciarsi stupire dalla bellezza del cosmo con la coscienza di farne parte. Quindi l’amicizia, l’amore per ricostruirsi, per riappropriarsi della verità, per non rischiare di diventare vecchi, aridi, sterili (la sterilità e la vecchiaia sono alcune delle tematiche ricorrenti nei versi di Karlsen). L’autore vuole rendere l’umanità all’uomo, di mezzo alla bestia e alle intelligenze artificiali. Tornare a essere uomini significa partire dalle piccole cose, dal gesto minimo, significa immergersi nell’immortalità del gesto minimo, come unico modo per non sentirsi fuori dimensione. La poesia quindi deve parlare anche della quotidianità.

Se nelle piccole cose è racchiuso il segreto dell’esistenza autentica, la poesia, per arrivare al nucleo originario dell’uomo, alla coscienza, all’interiorità, all’emozione, deve riflettere questo vissuto quotidiano e scrivere di quel niente che è tutto, in realtà. Il niente-tutto diventa cifra della poesia contemporanea (…Scrivo di quel niente di profilo ed è tutto, / il niente è la parola della poesia, tutto” – “È tutto il quarto del volto”).

In un periodo storico e culturale nel quale la poesia sembra aver perso la sua funzione, Karlsen ricerca nuovi significati, nuove modalità espressive. In opposizione alla neolingua di internet e degli sms, si rifà a una lirica alta, colta, che riecheggia tutta una tradizione ma rimane al tempo stesso moderna e vicina al lettore del terzo millennio.
”Postnovecento” è un libro di alto livello qualitativo, coinvolgente alla lettura e che fa riflettere, nel quale l’arte non rimane chiusa in una torre d’avorio, per quanto complesso e intricato sia a volte lo stile, ma è proiettata nel futuro su nuove rotte che i lettori come l’autore possono seguire e sperimentare, sorretti da nuova consapevolezza e nuovo senso di responsabilità verso le generazioni future, ma soprattutto verso loro stessi, in un percorso etico e cognitivo che suggerisce un nuovo significato della parola “humanitas”.

 

 
:: Vota
Vota questo articolo: 1 - 2 - 3 - 4 - 5 (1 = scarso - 5 = ottimo)
 
:: Stefania Gentile
:: Articoli recenti
 
KULT Virtual Press e KULT Underground sono iniziative amatoriali no-profit - per gli e-book e per gli articoli fare riferimento alla sezione Copyright
Webmaster: Marco Giorgini - e-mail: marco @ kultunderground.org - Per segnalazioni o commenti inviare una e-mail a: info @ kultunderground.org
Questo sito è ospitato su server ONE.COM

pagina generata in 102 millisecondi