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2017
4
Lug

Il popolo che manca

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Edizioni Einaudi
Saggistica storica
Pagg. 243
ISBN 9788806215118
Prezzo Euro 19,50
 
C’era una volta
 
C’era una volta, come nelle favole - ma qui di favola non si tratta - una vita imperniata sull’agricoltura, di gente che appena sopravviveva alle quotidiane tempeste di un destino ingrato e classista. I contadini, di cui ha raccolto numerose e variegate testimonianze Nuto Revelli, sono quelli della campagna piemontese, delle prospettive collinari del cuneese specialmente, gente sopravvissuta e che racconta come era un certo mondo nemmeno tanto tempo fa. Se Ferdinando Camon ha descritto mirabilmente nei suoi romanzi la fine della civiltà contadina, a parlarcene in Il popolo che manca sono i diretti interessati, superstiti di un mondo che si stenta a credere possa essere esistito. Sono storie di miseria, di quella nera, dei bambini che non hanno un’infanzia, perché già subito chiamati a un lavoro estremamente disagiato; sono episodi rammentati e che vengono svelati nei tormenti dei ricordi di cui rari sono quelli buoni, quelli che ancora muovono al sorriso chi li ha estratti dai reconditi antri della memoria. Un’umanità dolente popola queste pagine in cui nulla sfugge, nessun aspetto di una vita quasi da inferno viene taciuto. Non c’è enfasi nella narrazione di chi parla di se stesso e del suo passato, non c’è nemmeno un’inclinazione a un vagheggiato eroismo, resta solo la consapevolezza di essere appartenuti a una società atavica, perennemente immobile, poi di colpo cancellata da un progresso dirompente. Come si nasceva, come si viveva, come si moriva, il lavoro bestiale e pure tanto agognato, perché sempre non c’era, l’emigrazione, unica estrema risorsa, le relazioni fra uomini e donne, la fede e la superstizione, le guerre, le solitudini dei montanari, sembrano quasi un film, o meglio un documentario, su una civiltà scomparsa. Le voci sono piemontesi, ma potrebbero essere lombarde, venete, abruzzesi , perché fra questi paria non c’erano differenze e la fame era uguale per tutti.
Eppure, nel tono di chi ricorda c’è una sottile vena di rimpianto per un’età che, se d’oro non è mai stata, però aveva una caratteristica ormai desueta: la solidarietà; e la solidarietà fra poveri vuol dire anche donare quello che non si possiede dalla nascita, ma che la durezza della vita ha fatto sorgere: la pietà per se stessi da cui scaturisce la disponibilità ad aiutare gli altri.
Il popolo che manca è semplicemente bello, è uno di quei libri che si leggono facilmente e volentieri e che fanno capire quanto la nostra opulenta società sia debitrice di un passato che reclama almeno il ricordo.
 
Nuto Revelli (Cuneo, 1919-2004), ufficiale degli alpini in Russia e protagonista della Resistenza nel cuneese, si è battuto per anni per dare voce ai dimenticati di sempre: i soldati, i reduci, i contadini delle campagne piú povere. Tra i suoi libri, tutti editi da Einaudi, La guerra dei poveri (1962), La strada del davai (1966 e 2010), Mai tardi (1967 e 2008) , L'ultimo fronte (1971 e 2009) , Il mondo dei vinti(1977), L'anello forte (1985) Il disperso di Marburg (1994 e 2008), Il prete giusto (1998 e 2008), Le due guerre (2003 e 2005). 
 
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:: Renzo Montagnoli
Renzo Montagnoli nasce a Mantova l’8 maggio 1947. Laureato in economia e commercio, dopo aver lavorato per lungo tempo presso un’azienda di credito ora è in pensione e vive con la moglie Svetlana a Virgilio (MN). Suoi racconti e poesie sono pubblicati sulle riviste letterarie Isola Nera, Prospektiva, Writers Magazine Italia e Carmina. E’ il dominus del sito culturale Arteinsieme (www.arteinsieme.net). Blog:  http://armoniadelleparole.splinder.com  
WEB: www.arteinsieme.net
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