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2016
31
Mar

Ismail e il grande coccodrillo del mare

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con illustrazioni di Lolita Timofeeva
Euno Edizioni (Enna, 2016)
pag. 72, euro 7.00
 
"Quando ci troviamo di fronte a un racconto con protagonista un ragazzo ci viene da pensare che i destinatari siano per l’appunto i ragazzi o gli insegnanti e gli operatori dell’infanzia. Non è così quasi mai. Non lo è proprio per "Ismail e il grande coccodrillo del mare", perché se da una parte può entusiasmare i più giovani per il suo contenuto avventuristico 'alla Salgari', agli adulti fa davvero bene. Ce n’è bisogno", scrive per esempio in un preciso commento il produttore teatrale e cinematografico Ruggero Sintoni. Perché: "È un testo scritto e pensato per tutti, ma in particolare per ragazzi e adulti di ogni Nord, in particolare quelli dei paesi che si affacciano al nostro Mediterraneo e del Vecchio Continente, con la sapienza e la piacevolezza narrativa della scrittrice che ha tenuto aperti gli occhi, le orecchie, il cuore e la fantasia alle umane vicende di chi ci sta intorno". Ché, riprendiamo, siamo a una delle tante e tante storie di migrazioni. Di moltitudini e, pure, purtroppo, solitudini in cammino come in fuga. Un libricino che é intanto "un racconto ricco di suggestioni. Dove c'è un pettine d'argento con effetti taumaturgici per chi lo usa, una Grande Casa del Circo cangiante e variopinta, una bambina nei flutti del mare che ritorna ogni notte, in punta di piedi, nei sogni di chi non ha fatto in tempo a salvarla", appunto. Una specie di favola. Con ritorno alle origini. "I viaggi dei migranti - rilancia l'autrice, la bolognese Costanza Savini -, rappresentano per noi una sfida per dimostrare la nostra umanità o svelare la nostra disumanità". E sappiamo che spesso, troppe volte anzi è il nostro aspetto più brutto a prevalere. Savini ha 'inventato' questo racconto di traversata quando forse "l'emergenza" era diversa da adesso. Se mai è stato proprio così. Dopo un incontro con un ragazzino proveniente dal Marocco, grazie al lavoro di Savini che insegna italiano agli stranieri. Pizzichi di magia da scacciapensieri a parte, in una recente intervista Savini, rispondendo a una domanda sui giovanissimi, ha giustamente detto: "Il problema sono gli adulti e quello che trasmettono in famiglia. Io credo che i giovani siano più sensibili, per il solo fatto che a scuola, in classe, la multi-etnicità è la prassi". Auguriamoci sia tutto vero.
 
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