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2005
11
Apr

Piccoli doni

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(Donatella Placidi - NonSoloParole)

“Piccoli doni”, prova d’esordio della scrittrice Donatella Placidi, è un romanzo breve ambientato a Bologna. La protagonista è una trentenne single alle prese con la vita di tutti i giorni, con un lavoro precario di insegnante/supplente, che trascorre le serate con gli amici (serate in stile radical chic padano) alla ricerca di una collocazione soprattutto sentimentale ma non solo, con l’ironia come unica ancora di salvataggio nella precarietà del quotidiano, con storie deludenti alle spalle e scorte di cioccolata, bicchieri di porto e un gatto per affrontare i momenti di sconforto e la percezione della solitudine, vissuta senza dramma. Vita vera “quella che logora se non stai attento…”.
Fin qui niente di nuovo. Una ragazza come tante, la cui vita scorre tra innumerevoli noiosi impegni, in un’età in cui “è finita da un pezzo l’era dei principi azzurri”, nell’età del confronto esistenziale con le proprie insicurezze e nodi irrisolti.
La capacità della Placidi consiste nel riuscire a narrare con immediatezza piccoli episodi comuni, che il lettore percepisce come noti se non vissuti, e a presentare personaggi che subito creano empatia, per abitudini e reazioni psicologiche.
I dialoghi naturali e freschi (alcuni assolutamente perfetti nella cifra ironica che li contraddistingue) sono privi di retorica. La narrazione in prima persona, riporta pensieri, che scorrono nella mente della protagonista come tante volte accade quando ci si trova soli con se stessi, pensieri che a tutti capita di fare per lo più per caso, per associazione di idee, senza sapere come si è arrivati, proprio in quel preciso momento a riflettere sulla vita, sulla difficoltà dei rapporti interpersonali, sul rapporto di coppia (tema presente anche nel secondo romanzo della Placidi “Non si sa mai”). E ancora riflessioni sui single che vivono la mancanza di un partner a metà tra esigenza personale e imposizione/aspettativa sociale, sul lavoro, sull’amicizia, sui genitori che vorrebbero vederli sistemati e altre catastrofi naturali…
Situazioni e personaggi sono presentati senza sovrastrutture moralistiche, senza giudizi di valore. Ne risulta una storia vera, sincera, un indagare lento che evidenzia da dentro le tante sfaccettature di un’anima, un gruppo di amici, una realtà sociale, una generazione, una città.
Nessun effetto speciale, nessun evento sensazionale. Anche i momenti destabilizzanti, come la malattia e la solitudine, sono introdotti senza drammi, senza strappi, perché si sa la vita in fondo è proprio così, difficile e affascinante, da assaporare con gusto, se riesci a non lasciarti sfuggire quei piccoli doni, che ti riconciliano con il mondo. Una visione disincantata e a volte disillusa, di chi già conosce il copione, ma non certo rassegnata, che “domani poi vedremo…”.
La protagonista è stata definita una nuova Bridget Jones. Io non direi, se non per il fatto che entrambe sono single. Il genere è quello, ironica riflessione tutta al femminile, ma l’atmosfera è diversa. Il personaggio della Placidi è molto meno costruito, stereotipato, meno eccentrico e nevrotico, molto normale, vero, reale, qui, ora, single 2000, Bologna.
Una storia dove non accade niente di particolare, davvero, nessuna trasgressione, realtà on the road, violenta, pulp, nessuna mirabolante avventura, solo vita, la più “banale”, quella che piove e tu non hai l’ombrello e ovviamente la tua macchina è dal meccanico e… quella così difficile da raccontare. Quella che vivi tutti i giorni, perché anche se la tua vita è come un film, le piccole cose comuni capitano anche a te, di certo. Proprio quella vita che molti quando iniziano a leggere un libro sperano di dimenticare, di accantonare almeno per un po’. E qui invece te la ritrovi davanti in un gioco di specchi che ipnotizza il lettore e lo incolla alla pagina, a seguire i personaggi che sono così reali, quasi l’autrice conoscesse il nostro collega, una delle nostre migliori amiche, nostro marito, nostra madre, il nostro gatto.
La nostra vita quotidiana, appena deformata dall’io narrante, ma riconoscibilissima, piazzata lì sulla pagina, nero su bianco (resa attraverso una serie di dialoghi profondi e trovate ironiche che evitano alle situazioni di scivolare nel patetico) sembra paradossalmente più vera del vero, una disarmante rivelazione.
Per questo credo che i libri di Donatella Placidi si lascino leggere tutto d’un fiato, perché riuscire a rappresentare con leggerezza e ironia quel niente (e tutto) che è la vita di tutti i giorni con i suoi piccoli grandi doni non è impresa da poco.

 
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:: Stefania Gentile
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