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2005
11
Apr

Presagio Triste

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(Banana Yoshimoto - Feltrinelli)

Aleggia la stessa atmosfera onirica di Confessioni di una maschera di Yukio Mishima, ma il valore etico della famiglia e del ricordo sono qui sublimati. Seguiamo, passo dopo passo, nel suo lento recupero memoriale Yayoi, ragazza ipersensibile e in grado di prefigurare eventi futuri. Allontanatasi dal mondo ordinato, sereno e tranquillo della famiglia, per seguire le orme del suo passato, entra in quello sregolato e solitario di sua zia, che l’aiuterà a ricordare contro lo scorrere incessante del tempo e la forza dell’oblio.
Il languore, i sentimenti puri, fragili, trasparenti come vetro soffiato, la dolce malinconia, le descrizioni idilliache del paesaggio che dominano questo romanzo non ci stancano. La trama, per niente ammiccante, ci avvolge e ci trascina come corrente d’acqua dolce. Ci sembra di essere in una barca senza remi, ci sentiamo incapaci di prevedere quale sarà la goccia che farà traboccare il vaso; forse, per questo motivo speravamo in un finale più sorprendente. Questo ci fa pensare alla bipolarità della cultura giapponese; evidente, in primis, nei cartoon che da sempre hanno formato l’immaginario collettivo di generazioni e generazioni di bambini. Non si può certo negare l’imprinting pedagogico dei cartoon made in Japan come Mazinga, Goldrake, Jeeg Robot d’acciaio, da una parte, e Candy Candy, Heidi, Lady Oscar, Remi, dall’altra. Robot, (“anime”), eroi nipponici, samurai, ecc. sono protagonisti di continue e antiche lotte tra bene e male, espressione di violenza, forza, coraggio, ribellione, ma anche di valori universali quali la pace, la giustizia, l’amicizia, la libertà. Nell’altro filone trionfano invece la tenerezza di sentimenti profondi, l’amore e l’amicizia, e i personaggi principali manifestano dolcemente la forza e il coraggio. Si pensi, inoltre, al Giappone dell’high-tech e, non è una contraddizione, alle donne del Sol Levante che, tutt’oggi, in casa, indossano il kimono.
I personaggi di Presagio triste sono così eterei da farci supporre, e non siamo i soli, che siano fantasmi, perché Yayoi: ”…fui colta improvvisamente da un’allucinazione triste. La zia non c’era stata sin dall’inizio, eravamo morti tutti in quell’incidente…”. Con uno stile lineare, scevro di una forzata ricerca di ornamenti linguistici, Banana Yoshimoto gioca con i suoi personaggi e, di conseguenza, con la nostra attenzione, come fossero le pedine di una scacchiera.

 
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:: Simonetta De Bartolo
Simonetta De Bartolo, recensore ed intervistatrice, è conduttrice de “Lo Scaffale”, rubrica di recensioni letterarie di www.patriziopacioni.it autentico web-magazine dedicato alla scrittura e a ogni altra forma di espressione artistica, alla solidarietà e all’’attualità. Nata a Cosenza, si è laureata in Lettere moderne, sottoindirizzo artistico, all’Università della Calabria, e ha condotto ricerche in campo etnologico. Ha partecipato a numerosi concorsi letterari e, per alcuni anni, ha fatto parte delle redazioni de La Tela Nera e di Progetto Babele, dell’Associazione culturale “Il Foglio” e del comitato di lettura di «NetEditor», sito su cui ha pubblicato recensioni, racconti e poesie. Ha collaborato con “Il Foglio Magazine” e alla pubblicazione di un volume pensato dagli editori della rivista «Italian Culture», organo ufficiale dell’Aais (Associazione americana per gli studi di italianistica). Sulla rivista «Encuentro de la cultura cubana», ha pubblicato una recensione del volume di autori vari, curato da William Navarrete, Versi tra le sbarre, dato alle stampe nel 2006 dalle Edizioni Il Foglio di Piombino (Livorno). Collabora con le e-zine Progetto Babele, Segreti di Pulcinella, StradaNove e KULT Underground; con i siti Web La Tela Nera, che, nel 2004, le ha pubblicato alcune recensioni nell’e-book antologico “Sangue sui libri”, con Opera Narrativa, KULT Virtual Press. Fa parte dello Staff del portale culturale “L(‘)abile traccia”. In questi ultimi anni si è segnalata e distinta anche nel settore delle interviste letterarie Per La Tela Nera, dopo aver recensito alcune importanti loro opere, ha dialogato con gli scrittori Davil Buio, Andrea Moneti e il caporedattore e fondatore di Progetto Babele, Marco R. Capelli; Per Progetto Babele con Francesco Gitto, Vittorio Bongiorno, Fabio Marangoni, Patrizio Pacioni. Infine, per www.patriziopacioni.it, Sacha Naspini e lo stesso Patrizio Pacioni.
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