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2005
5
Apr

Matteo Setti

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(il Gringoire di Notre Dame de Paris)

 

 

 

Ciao Matteo e grazie per avere accettato di dedicarci un po' del tuo tempo.

Partiamo dall'ultimo grande successo del tuo percorso professionale, lo spettacolare Notre Dame de Paris, che a più di due anni di distanza dal debutto continua a registrare il tutto esaurito. Quanto ha influito questa esperienza artistica? Cosa ha cambiato nel tuo modo di vedere la tua carriera?

“Notre Dame de Paris” è stata un’esperienza grandissima, che mi ha dato tanto sia dal punto di vista professionale che umano. Grazie a questo spettacolo oggi mi sento un professionista al 100% ed è cambiato il mio modo di affrontare i progetti, curando ogni minimo dettaglio ed utilizzando tutto il tempo necessario per fare le cose al meglio. 

 

In scena riesci a trasmettere forti emozioni e hai dato vita a una grande interpretazione, quanto c'è di te nei personaggi che rappresenti? Gringoire, magistralmente rappresentato dal Setti artista ha qualcosa in comune con il Setti uomo?

Il Setti artista ha tanto in comune con il Setti uomo. Per interpretare i vari personaggi di “Notre Dame de Paris” ci erano state date delle nozioni, ma ovviamente poi ognuno di noi ha messo qualcosa di sé e del proprio carattere nel personaggio che interpretava. Nel mio Gringoire c’è tanto di me, soprattutto in alcune canzoni come “La festa dei folli”, “Le porte di Parigi” e particolarmente in “Luna”, una canzone che ho sempre cantato con grande emozione. Il mio personaggio apriva lo spettacolo quindi all’inizio, nel brano “Il tempo delle cattedrali”, ero piuttosto concentrato, poi mi lasciavo andare ed il mio Gringoire si fondeva sempre più con Matteo.

 

In Notre Dame de Paris il personaggio di Gringoire, di grande intensità espressiva, richiede esperienza ed abilità  non solo vocali, ma anche teatrali, drammatiche. Deve comunicare non solo con la voce, ma anche con la gestualità fisica; e non è detto che questo sia un'esperienza immediata per un cantante. Come hai vissuto la complessità di questo ruolo?

Ho vissuto piuttosto bene la complessità del mio ruolo, anche se mi portavo dietro delle paure che provenivano dalla mia esperienza con “Rent”, il musical (importato dagli Usa da Nicoletta Mantovani e Luciano Pavarotti) che ho interpretato per due anni prima di “Notre Dame de Paris”. Ero arrivato su quel palco dopo aver cantato nei pub di Reggio Emilia quindi avevo trovato delle difficoltà nel gestire il linguaggio del corpo, diciamo che mi sentivo un po’ legnoso. Arrivando a “Notre Dame de Paris” sapevo quanto era importante la gestualità fisica perché avevo visto in videocassetta l’interpretazione di Bruno Pelletier (Gringoire nella versione francese di “Notre dame de Paris”) ed ero quasi più preoccupato della parte fisica del mio personaggio che non di quella canora che sentivo di padroneggiare meglio. Il personaggio del poeta richiede una gestualità aggraziata ed io, che ho voluto fortemente questo ruolo, mi sono impegnato tantissimo per “crescere” sia sul piano fisico che canoro ed ora sono felicissimo dei miglioramenti ottenuti. Ancora oggi, quando rivedo lo spettacolo in DVD, mi emoziono tantissimo nel cogliere sempre nuove sfumature e nel ripensare a tutto il lavoro che c’è stato dietro. Di sicuro “Notre Dame de Paris” è stata un’esperienza che mi permetterà di sentirmi più sicuro sotto tutti gli aspetti.

 

Come ricordi i provini per Notre Dame de Paris?

Li ricordo con emozione, sia i momenti belli che quelli più difficili, e credo di averli affrontati bene. Ricordo che ogni mercoledì c’era una fila incredibile per i provini, sarebbe stato facile scoraggiarsi ma per fortuna io ho un carattere che mi aiuta a non cedere mai, vado sempre dritto per la mia strada e credo fino in fondo in tutto ciò che faccio. Anche i provini li ho affrontati con grande tranquillità, ero andato lì per ottenere il ruolo di Gringoire e, nonostante Cocciante mi volesse affidare la parte di Febo, alla fine sono riuscito ad ottenere il ruolo che desideravo.

 

Proviamo adesso a risalire alle origini della tua passione musicale. Hai fondato la tua prima band nel 1997-1998, ma a quando risale il tuo interesse per la musica? Quando hai capito che "da grande" avresti fatto il cantante?

L’amore per la musica è nato in me fin da bambino, grazie a mio padre che era cantante e negli anni Sessanta ha girato in tournèe la Spagna e la Romania. Lui ha smesso di fare il cantante poco prima che io nascessi, ma ricordo che quando ero piccolo lui suonava la chitarra in casa ed io lo imitavo con la racchetta da tennis, cantando con lui. A 15 anni ho iniziato a suonare la chitarra anche io, poi a 21 anni sono rimasto folgorato da uno special dedicato alla morte di Freddie Mercury ed ho cominciato a cantare seriamente ma è stato a 27 anni che ho deciso di dedicarmi completamente alla carriera di cantante.

 

Quali sono stati i tuoi modelli, i tuoi miti. C'è una persona o un evento che ha influenzato in modo particolare le tue scelte artistiche?

Solo ed esclusivamente Freddie Mercury.

 

Agli esordi professionali, hai lavorato in Giappone. Cosa rimane di questa esperienza?

L’esperienza in Giappone è stata interessante soprattutto perché mi ha permesso di conoscere una mentalità del tutto diversa dalla nostra. In particolare è stata importante perché è lì che ho imparato molto sulle registrazioni, sul lavoro in studio, che è piuttosto differente dal lavoro live. In Giappone (dove ho realizzato 33 singoli di musica dance) ho fatto due concerti e ricordo un pubblico insolito, che si entusiasmava poco ed applaudiva sempre insieme…..perfino durante il concerto in discoteca le persone ballavano tutte insieme, compiendo in contemporanea gli stessi movimenti.

 

Cosa pensi del mercato discografico italiano, del panorama discografico italiano?

Credo che sarebbe bello se ci fosse più spazio per gli artisti giovani. Forse sono di parte, ma ritengo che in Italia ci siano tanti giovani di valore che meriterebbero di trovare qualcuno che creda in loro e li segua, investendo tempo e denaro.

 

A dire il vero, io conosco meglio la realtà editoriale rispetto a quella musicale e per uno scrittore esordiente, anche dotato di talento, è davvero difficile farsi conoscere, apprezzare, pubblicare in Italia.

È così anche in campo musicale?

Si, in Italia è difficile emergere sia come cantante che come scrittore. Io trovo che ci sia molto in comune tra queste due professioni perché scrivere una canzone, così come scrivere un libro o una poesia, è sempre un insieme di emozioni e ricordi che si desidera riportare per raccontare agli altri qualcosa di sé e della propria storia. Grazie a questa domanda posso cogliere entrambi gli aspetti di una mia nuova esperienza: l’uscita, più o meno in contemporanea, delle mie canzoni, con testi scritti da me, e del libro “Balla ancora” di Pier Francesco Angelini, prodotto dalla “SettiAngelini Editori” e dedicato al “viaggio”  che Pier Francesco ha vissuto con “Notre Dame de Paris”, trovando qualcosa di sé in ogni personaggio. Sono curioso di vedere come reagirà il pubblico ed anche molto emozionato per questa doppia attesa…spero che vada tutto per il meglio.

 

Nel mare magnum delle piccole-grandi band, audizioni, concorsi, serate, in che modo un giovane artista di talento riesce a farsi conoscere dal grande pubblico? Quali sono gli errori da evitare?

Bella domanda!! Sinceramente non saprei dire cosa è meglio fare e cosa no, io ho fatto tanti errori ma anche essi sono serviti a farmi diventare quello che sono adesso. Pensandoci bene, forse una cosa che consiglierei di evitare è di compiere degli sforzi vocali eccessivi che possano danneggiare la voce; sono errori in cui è facile incorrere quando si è agli inizi e nascono proprio dal desiderio di dare sempre il massimo, ma è bene imparare ad evitarli per salvaguardare la propria voce.

 

Cosa consiglieresti a un giovane che voglia fare crescere il proprio talento vocale? Quali strade percorrere?

Talvolta capita di mettersi a cantare senza ascoltare se stessi, ma credo che in questo modo non si riesca a “vivere” completamente una canzone. Io, prima di iniziare a cantare, leggo la canzone e la canto dentro di me, per “assorbirla” in tutte le sue sfaccettature. Solo dopo comincio a cantare. Ho fatto così anche con le canzoni di “Notre Dame de Paris” perché in ogni caso preferisco studiare prima le canzoni in silenzio per evitare errori che, cantando da subito, non mi accorgerei di fare.

 

Un aneddoto per i tuoi fan

Un episodio buffo mi è capitato a Verona, nel settembre 2002, la prima sera in cui mi esibivo all’Arena con “Notre Dame de Paris”. Durante “La festa dei folli”, più o meno a metà della canzone, mi si sono strappati i pantaloni sul dietro quindi sono dovuto uscire in tutta fretta dal palco, continuando a cantare, perché non potevo fermarmi. C’era chi mi reggeva il microfono, chi mi portava i pantaloni nuovi, chi mi aiutava ad indossarli….è stato incredibile!! Mia madre quella sera era in platea e, vedendo la scena, mi mandò un sms che diceva: “Che bel culetto ti ha fatto la mamma!!”

Un’altra volta invece sono andato sul palco con un cerotto sul viso perché la mattina, per salutare la signora che abita sopra di me, sono scivolato e sono andato a battere contro il portone di casa mia. Mi sono procurato un taglio piuttosto profondo e, in tutta fretta perché dovevo essere a Varese per la prima, sono corso in ospedale dove mi hanno medicato e la sera sono andato in scena lo stesso….è andato tutto bene per fortuna.

 

Progetti per il futuro (professionale e non)?

Fra circa due mesi uscirà il mio primo Cd singolo che abbiamo da poco finito di registrare e di cui siamo davvero molto soddisfatti. Parlo al plurale perché si tratta di una produzione della “Factory Playing Music”, la società che ho creato insieme allo scrittore Pier Francesco Angelini ed al maestro Fulvio Ferrari. Fulvio ed io cominciammo insieme anni fa con la band “Radio Ga Ga”, poi lui lasciò per studiare 4 anni a Boston e diventare un grandissimo pianista e direttore d’orchestra. Il CD singolo è il primo progetto della FPM, ma ci sono altri progetti in cantiere…..non posso dire di più!!

 

Ultima domanda, non meno importante, cosa fa Matteo Setti lontano dalle scene, chi è veramente?

Matteo Setti è un ragazzo come tanti, con le sue passioni ed i suoi sogni. Amo molto la natura e adoro la tranquillità della campagna emiliana. Faccio molto sport, tutte le mattine vado a cavallo e trascorro almeno tre pomeriggi a settimana in palestra, per tenermi sempre in forma. Ultimamente amo molto stare in casa e solitamente vado a letto presto, insomma faccio una vita tranquilla.

 

Grazie per la tua disponibilità.

Grazie a te, è stato un piacere rispondere alle tue domande.

 
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:: Stefania Gentile
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